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Quinto rapporto Ipcc, è l' l'uomo la principale causa dei cambiamenti climatici

Perito Moreno (Photo Commons wikipedia)
Perito Moreno (Photo Commons wikipedia)

STOCCOLMA, Svezia — “E’ estremamente probabile che l’azione umana sia la principale causa del riscaldamento climatico osservato fin dal 1950”. La prima parte del quinto rapporto dei cambiamenti climatici (AR5) dell’Ipcc – Intergovernmental panel on climate change, dedicato alle basi scientifiche e diffuso questa mattina, lascia ormai pochissimo spazio ai dubbi sui motivi alla base del fenomeno.

“Gli ultimi tre decenni sono stati sempre più caldi sulla superficie del pianeta di ogni decade precedente dal 1850”, scrivono gli scienziati. “La nostra valutazione ha rilevato che l’atmosfera e gli oceani sono diventati più caldi, la quantità di neve e ghiaccio è diminuita, il livello medio del mare a livello globale è aumentato e le concentrazioni di gas serra sono cresciute”, ha detto Qin Dahe, co-chair del Gruppo di lavoro I di Ipcc. “Porre un limite ai cambiamenti climatici richiederà riduzioni sostanziali e durature dei gas serra”, ha aggiunto il co-chair Thomas Stocker.

In particolare, il report contiene quattro scenari, che prevedono nel periodo 2081-2100 un aumento della temperatura rispetto al 1986-2005 di 0,3-1.7 gradi Celsius in quello più ottimistico e 2,6-4,8 gradi Celsius in quello più negativo. “E’ virtualmente certo che,  con l’aumento delle temperature medie globali, ci saranno più picchi estremi di caldo e sempre meno di freddo nella maggior parte delle aree, su scala giornaliera e stagionale. E’ molto probabile che le ondate di calore si verifichino con maggior frequenza e durata. Continueranno a venire occasionalmente inverni freddi”, aggiungono gli scienziati.

Da qui alla fine del XXI secolo, si prevede che diminuisca la superficie coperta dai ghiacci e dalla neve. All’Artico il report ipotizza una riduzione dall’8% al 34% nel mese di febbraio e addirittura dal 43% al 94% a settembre, configurando, nello scenario peggiore, un mare Artico quasi privo di ghiacci. Più in generale, da qui alla fine del secolo il volume globale dei ghiacci, esclusi quelli antartici, potrebbe diminuire dal 15% all 55% secondo lo scenario più positivo e dal 35% all’85% secondo il più negativo. Nell’emisfero settentrionale, anche la superficie innevata a primavera diminuirà dal 7% al 25% da qui alla fine del secolo.

E se il livello dei mari continuerà a salire nei prossimi decenni (nello scenario peggiore da 0,52 a 0,98 metri), i cambiamenti climatici interesseranno anche il processo del ciclo del carbonio “aggravando l’aumento della CO2 nell’atmosfera”.

Links
www.climatechange2013.org
www.ipcc.ch

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