Alpinismo

Sergio Martini: è una scelta personale

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LIZZANELLA, Trento — "L’ossigeno è una scelta personale, ci sono tanti modi di andare in montagna quante sono le persone che ci vanno. Mi è capitato di usarlo, ma non è che mi abbia portata più di tanto vantaggio: la maschera creava difficoltà di movimento". Sergio Martini, 58 anni, è stato l’ottavo alpinista a raggiungere il traguardo dei 14 ottomila. Ma è partito da "dilettante puro" e non da alpinista professionista.

Martini, qual è la sua opinione sull’utilizzo dell’ossigeno in alta quota?
E’ un’agevolazione, un aiuto. E’ una scelta personale quella di arrivare in un determinato luogo con determinati mezzi piuttosto che con altri.
 
Ritiene che considerarlo "doping" sia esagerato o corretto?
No, secondo me è esagerato. Mi è capitato di usarlo, ma, forse anche per il tipo di attrezzatura che avevo, non è che mi abbia portata più di tanto vantaggio, la maschera che avevo metteva in difficoltà il movimento. Più che tutto aiuta a riposare meglio, a recuperare più velocemente le energie.
 
Che cosa pensa del passaggio della fiamma olimpica sull’Everest?
La cosa non mi turba. In Himalaya si vedono molte cose che uno non può far altro che dire "va beh, il mondo gira così" e tirare avanti. Se decidono di farlo con l’ossigeno, anche se legato al discorso olimpico può essere un aspetto negativo, di sicuro non è l’unico.
 
Pensa che dovrebbe esistere un regolamento a cui gli alpinisti professionisti dovrebbero
attenersi?
No non ha senso. Il bello della montagna è che non ci sono regole precise, né limiti. E’ il piacere di andare a fare qualche cosa di personale. Poi i modi di pensare sono tanti quante sono le persone che vanno in montagna. Nei cento metri quello è il percorso, quelli sono i tempi, quelli sono i modi. In montagna, per fortuna, è diverso.
 
Che cosa pensa dei più e più turisti che ogni anno assaltano l’Everest?
Non c’è da meravigliarsi più di tanto. Le spedizioni commerciali con persone del luogo ripropongono un po’ quello che fanno qui sulle Alpi, per il turismo montano. E’ un’attività che alla fine portano reddito: lì si muovono con lo stesso identico principio del turismo qui da noi. Queste forme ed attività poi siamo stati noi a introdurle e a farle consocere, per cui è una contraddizione meravigliarsi quando succedono queste cose. Guardiamo prima nel nostro ambiente. POi, forse, possiamo dire qualcosa agli altri.
 
Che differenza c’è tra l’alpinismo italiano odierno e quello di una volta?
Ho iniziato a fare alpinismo nel 1976, e ho avuto la fortuna di frequentare tuttora l’Himalaya. Ho vissuti tutti i cambiamenti che sono successi – lì come qui – sul modo di andare in montagna. Se alcune cose mi impressionavano e colpivano la prima volta, ora mi sono abituato e mi rendo conto che non c’è nulla che possa fermare questa evoluzione.
 
Cosa pense dell’himalaysmo di oggi, è vero che manca di idee?
Probabilmente è mancanza di volontà, dell’idea per mettersi su qualche cosa di diverso. Io non ho fatto vie nuove anche se ho fatto tutti gli ottomila, e se ci ritorno ora è per fare qualcosa che sia alla mia portata. Di sicuro sfide e problemi impegnativi ce ne sono, se poi non ci sono italiani che vanno a cercare di risolverli, lo farà qualcun altro.
 
Sara Sottocornola

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