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Lo spessore dei ghiacciai alpini e le misure radar dei progetti Share Stelvio e Share Paprika

Rilievi da elicottero (Photo S. Urbini)
Rilievi da elicottero (Photo S. Urbini)

MILANO — Uno dei dati più difficili da raccogliere in campo glaciologico è quello dello spessore dei ghiacciai. Si tratta però di uno dei dati più importanti, che permette di valutare la riserva idrica rappresentata dai ghiacciai e, realizzando più misure nel tempo, di ottenere informazioni sulla sua riduzione o sul suo incremento. Poichè non è possibile, se non in casi molto particolari e numericamente limitati (ad esempio sulle calotte polari oppure sulle più alte quote alpine o himalayane), effettuare misure dirette attraverso perforazioni, si deve ricorrere a metodi indiretti.

Sono le tecniche di tipo geofisico, ben note anche nello studio dei terremoti e dell’interno della Terra, che si basano sulle diverse capacità di reazione dei vari tipi di materiali (acqua, ghiaccio, neve, roccia) all’attraversamento dei vari tipi di onde (ad esempio sismiche o elettromagnetiche). In glaciologia i metodi e gli strumenti più utilizzati sono quelli radar in grado di registrare onde elettromagnetiche riflesse dalla discontinuità fra due mezzi con differenti proprietà dielettriche. Con questi strumenti sulle calotte polari si sono misurati spessori di ghiaccio anche di migliaia di metri. Sui ghiacciai non polari queste misure sono molto più complesse, in quanto le proprietà del ghiaccio sono molto diverse a causa della sua temperatura più elevata e prossima alla temperatura di fusione, alla conseguente presenza di acqua all’interno del ghiacciaio, alla presenza di crepacci dovuti al flusso più veloce, alla morfologia irregolare del letto roccioso e alla copertura, talora abbondante di detrito superficiale. Tutti questi fattori modificano la “trasparenza del ghiaccio” alle onde elettromagnetiche e riducono o addirittura annullano la possibilità di raccogliere informazioni sullo spessore.

Questi motivi, insieme naturalmente alle difficoltà di tipo logistico, spiegano perché sui ghiacciai dell’Himalaya e soprattutto del Karakorum si abbiano pochissime informazioni sul loro spessore. Nell’ambito dei progetti Ev-K2-CNR SHARE-Stelvio e PAPRIKA si sono quindi programmate ricerche in questo campo sperimentando nuovi strumenti radar realizzati nei laboratori dell’INGV di Roma.

Prima delle previste operazioni in Pakistan, gli strumenti sono stati testati su ghiacciai alpini, in particolare nel gruppo dell’Ortles-Cevedale. Gli strumenti sono stati collocati su un elicottero con le antenne sospese a 18 m sotto la fusoliera, con un’altezza di volo al di sopra del ghiacciaio fra i 20 e i 100 m e una velocità fra 55 e 75 km/h. I ghiacciai sui quali si è operato sono fra quelli più noti e studiati delle Alpi Italiane: quelli dei Forni e della Sforzellina in Lombardia, quello del Careser in Trentino.

I primi risultati sono stati certamente soddisfacenti e fanno ben sperare per le misure in Pakistan, ma hanno evidenziato notevoli differenze nella “trasparenza” del ghiaccio dei tre ghiacciai.

Sui Forni, il maggiore ghiacciaio vallivo delle Alpi Italiane, si sono effettuati 20 km di rilievi radar, che seppure non completi, hanno permesso di individuare spessori massimi di 120 m nella zona di confluenza delle tre colate che formano la lingua unitaria e nel bacino superiore occidentale. Sulla Sforzellina, piccolo ghiacciaio di circo presso il Passo Gavia, si è rilevata una profondità massima di 50 m, mentre i risultati migliori si sono avuti al Careser, dove il ghiacciaio, seppur frammentato, ha mostrato uno spessore massimo di 80 m. Nelle scorse settimane è stato realizzato un altro test sul Miage nel gruppo del Monte Bianco, ghiacciaio che sulle Alpi per la sua copertura detritica presenta le caratteristiche più simili a quelle dei ghiacciai del Karakorum. I dati sono attualmente in fase di elaborazione.

Claudio Smiraglia, Stefano Urbini, Achille Zirizzotti, Ezio Tabacco, Guglielmina Diolaiuti

 

I dati preliminari raccolti sono confluiti in una pubblicazione su una rivista internazionale a cura diStefano Urbini, Achille Zirizzotti, James Baskaradas, Ezio Tabacco, Lili Cafarella, Antonella Senese, Claudio Smiraglia e Guglielmina Diolaiuti: A new RES system to evaluate ice thickness and volume: preliminary results from pilot tests performed on Alpine glaciers

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