• Il primo sito italiano sul mondo della montagna e dell'alpinismo
Ambiente

Notizie dal Terzo Polo: Claudio Smiraglia fa il punto sui ghiacciai himalayani

Claudio Smiraglia (photo courtesy youtube.com)
Claudio Smiraglia (photo courtesy youtube.com)

MILANO — L’evoluzione in atto dei ghiacciai dell’Himalaya e del Karakorum, dove sono collocate le più imponenti masse glaciali al di fuori delle terre polari e dell’Alaska, tradizionalmente indicate come “Il terzo polo”, continua a suscitare l’interesse degli organi di divulgazione scientifica e del vasto pubblico (anche se certi titoli, ad esempio “L’Everest si squaglia”, dovrebbero essere meglio calibrati).

L’interesse è dovuto sia al fascino di queste straordinarie montagne, da sempre simboli dell’avventura e del grande alpinismo, sia alle loro intrinseche caratteristiche ambientali, che ne fanno un vero e proprio grandioso laboratorio scientifico.
Nell’attuale fase di intenso regresso della criosfera che investe la quasi totalità delle catene montuose della Terra, è chiaro che anche l’evoluzione dei ghiacciai di queste regioni diventa un tema di notevole interesse scientifico ed applicativo.

Si moltiplicano quindi le ricerche volte a indagare lo “stato di salute” dei ghiacciai dell’Himalaya e del Karakorum e a verificare l’impatto della loro evoluzione a livello di risorse idriche e di rischio ambientale. Le acque di fusione nivoglaciale rappresentano infatti una risorsa idrica importante, talora unica, non solo a livello locale per le popolazioni delle valli interne, ma anche, seppur in misura minore, per le popolazioni delle basse regioni del Gange, del Brahmaputra e dell’Indo. A ciò si aggiunge l’incremento del rischio ambientale, dovuto al moltiplicarsi dei laghi di contatto glaciale e alle loro possibili esondazioni (GLOF, Glacial Outburst Flood).

Va sottolineato che le dimensioni di queste catene e le loro differenze climatiche, la loro distanza, l’asprezza e la ripidità dei loro versanti, le caratteristiche morfologiche dei ghiacciai (sono numerosissimi i debris covered glacier, cioè ricoperti in parte da detrito), le condizioni politiche spesso complesse, rendono molto difficile la raccolta dei dati sul terreno, anche se attualmente l’utilizzo del remote sensing ha permesso con l’elaborazione di immagini satellitari, di ottenere valide informazioni su vaste regioni.
Numerose sono le ricerche pubblicate recentemente che fanno il punto sulla situazione del glacialismo himalayano, soprattutto dopo le discussioni suscitate dal quarto rapporto dell’IPCC, che conteneva alcuni dati palesemente errati sugli scenari di estinzione di quei ghiacciai.

Ne emerge un quadro complessivo di regresso del glacialismo, almeno per l’Himalaya in senso stretto, anche se la sua entità appare lievemente meno intensa rispetto a quella delle Alpi.
Tutti i parametri monitorati, infatti, pur nelle incertezze dei confronti di metodologie diverse, di periodi diversi, di campioni diversi, registrano valori negativi.

Le riduzioni medie annue di lunghezza fra gli anni ’60 e il 2010 variano da minimi di una decina di metri a massimi di qualche decina di metri (Bolch et al., 2012); le variazioni areali nella regione dell’Everest hanno visto riduzioni di circa il 5% nella seconda metà del XX secolo (Bolch et al., 2008; Salerno et al., 2008); i bilanci di massa nella stessa regione indicano riduzioni medie annue nell’ultimo decennio di -0,30/-0,40 m w.e. (Nuimura et al, 2011; Gardelle et al, 2012; Kaeb et al, 2012; Bolch et al, 2012). In sintesi le misurazioni di vario tipo indicano che i bilanci di massa dei ghiacciai himalayani sono stati negativi negli ultimi cinquant’anni, con un’accelerazione della fusione all’incirca dopo il 1995, ma con una variabilità spaziotemporale molto elevata (Bolch et al, 2012).

Conferme di questo fenomeno si hanno anche da altre recenti pubblicazioni, che riguardano ad esempio i ghiacciai del Ladack, la cui superficie si è ridotta fra il 1969 e il 2010 del 14%, con un arretramento medio delle fronti di 125 m (Schmidt & Nusser, 2011), e dai primi risultati di ricerche italiane (Sudeep et al, 2012). In queste ultime si esaminano le variazioni dagli anni ’50 al 2011 dei ghiacciai dell’Everest (Sagarmatha National Park), da cui risulta una riduzione areale di circa il 14% con accelerazione negli anni più recenti. Le maggiori perdite areali (43%) hanno riguardato i ghiacciai di minori dimensioni (<1 km2). Il tutto è stato accompagnato da una riduzione delle aree di accumulo, un incremento delle aree di ablazione, un incremento delle aree ricoperte da detrito e un incremento della quota del limite delle nevi.

Le connessioni fra la riduzione delle masse glaciali e l’evoluzione delle forzanti climatiche, così come la creazione di scenari a medio termine, sono certamente di analisi non facile, anche per la complessità e la diversificazione delle tendenze climatiche della catena himalayana. I dati delle stazioni meteorologiche indicano un recente incremento delle temperature in Himalaya (Shrestha et al., 1999; Prasad et al, 2009; Shekhar et al., 2010; Yang et al., 2011; Kattel & Yao, 2013), ma sono necessarie ulteriori analisi, anche dei dati delle stazioni SHARE di EvK2CNR poste ad altissima quota, per ridurre le attuale incertezze. Di fatto la perdita di massa dei ghiacciai himalayani dovrebbe continuare ed accelerare nel prossimo futuro, tuttavia l’affermazione che in pochissimi decenni la maggior parte dei ghiacciai dell’Himalaya potrebbe estinguersi, appare del tutto improbabile o addirittura errata (Bolch et al., 2012).

I temi scientifici da approfondire sono dunque ancora molti per avere un quadro più chiaro e completo dell’attuale evoluzione delle masse glaciali himalayane, delle motivazioni climatiche che la provocano e degli effetti a livello ambientale, in particolare: il contributo della fusione glaciale al deflusso dei corsi d’acqua; la variabilità regionale delle variazioni glaciali; l’influenza della copertura detritica sulla fusione glaciale; il ruolo delle valanghe sul bilancio di massa dei ghiacciai.

E’ quindi necessario che le ricerche continuino, integrando ancora di più rilievi di terreno, analisi remote sensing e modellistica in un quadro sempre più ampio di collaborazioni coordinate internazionali su clima e criosfera e sui loro impatti.

 

Claudio Smiraglia

Articolo precedenteArticolo successivo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.