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La Val di Mello e Popi Miotti, una serata al Cai Milano

Giuseppe Popi Miotti - copertina del libro Gli Archivi Ritrovati (Photo Popi Miotti)
Giuseppe Popi Miotti – copertina del libro Gli Archivi Ritrovati (Photo Popi Miotti)

MILANO — Gli eccezionali anni ’80 nel mondo dell’arrampicata e in un particolare paradiso dell’arrampicata, quello della Val di Mello, la Yosemite italiana. Li racconta domani, in una serata organizzata dal Cai Milano, Giuseppe Popi Miotti, uno dei protagonisti di quell’epoca d’oro. Un’occasione, quella dell’evento milanese, anche per presentare il suo ultimo volume in uscita proprio in questi giorni: un libro che, come spiega l’autore, “sebbene parli di cime e scalate, definirei di non alpinismo”. Si intitola “Gli Archivi ritrovati”, un viaggio nella memoria lungo “un percorso fra i monti”.

L’incontro con Popi Miotti, secondo della serie “Uomini e problemi delle Alpi. Alpinismo, cultura e scienza in un ciclo di incontri”, si tiene domani artedì 11 giugno alle 18 presso la sede Cai di Via Duccio di Boninsegna 21/23 a Milano. L’alpinista e Guida alpina di Sondrio racconterà al pubblico delle sue scalate in Val Masino e in Val di Mello e di come nacque quell’idea di “arrampicata per l’arrampicata”, anarchica e opposta alla lotta con l’Alpe, come fu quella che caratterizzò il “sassismo”.

La serata sarà inoltre occasione per la presentazione ufficiale del suo libro “Gli Archivi ritrovati – un percorso fra i…monti”, un volume di 180 pagine scritto ed edito in proprio dal valtellinese, che ripercorre le sue esperienze in montagna dalle scalate su roccia al ghiaccio e al bouldering.

“Scrivere un libro sulle mie scalate non mi pareva il caso – scrive Miotti spiegando il perché di questo volume -, però, guardando alle spalle 40 anni e passa di vette e valli, mi è parso di scorgere un certo senso in tutto quel darsi da fare come scalatore, come guida, come scrittore (scribacchino), come disegnatore. Tutto, infatti, ruotava (e ruota) attorno alle montagne e alla cultura delle montagne, ambiente dal quale non mi sono mai voluto staccare anche in ogni aspetto della mia professione. Non mi decidevo a dar ciompo all’idea e la spinta definitiva è giunta inaspettata da una foto speditami da un’amica in cui sono ritratto nel momento esatto in cui, senza troppa consapevolezza, imboccavo la mia strada. In poco tempo è nato lo scritto che, sebbene parli di cime e scalate, definirei un libro di ‘non alpinismo’. Avrei potuto affidarlo ad un editore, ma avrei dovuto sottostare alle regole della collana o dei formati a lui graditi. Volevo invece che dal primo titolo all’ultimo, dalla prima didascalia all’ultima, dal primo capitolo all’ultimo, dalla prima immagine o elaborazione grafica (schizzi e disegni) all’ultima tutto dovesse far parte di un messaggio che non poteva essere diluito o spezzato. Quindi ho scelto il formato, la carta e tutto il resto e me lo sono finanziato. Pertanto nei pregi e nei difetti è uscito il mio libro, esattamente come volevo”.

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