Storia dell'alpinismo

Cassin e Desio: così uniti e divisi dalla spedizione del 1954

BERGAMO — Che Riccardo Cassin fosse una roccia lo sappiamo tutti. Ma faceva il fabbro nella città di Lecco e non il “nonno di Heidi” al Monte Bianco, e avrebbe riso di gusto vedendosi più alto di 30 centimetri, così come lo ha presentato la fiction sul K2 di Rai 1. Certo accompagnò Desio nel 1953 nella ricognizione sul Karakorum che il Coni finanziò al professore. Si “divertirono” e si scambiarono in quell’occasione attestati di amicizia e stima. Mi raccontò Riccardo che durante la spedizione lui sparì per qualche giorno a caccia di ibex, era un formidabile cacciatore.

Purtroppo la commissione medica del CAI e Desio lo esautorarono per motivi medici dal suo ruolo naturale di capo della spedizione alpinistico al K2. La fiction e la storia vera, raccontata da Cassin, affermano che Desio lo fece temendo che Riccardo gli facesse ombra. Desio ha sempre affermato che i medici sconsigliarono di far partire Cassin. Anche con un rigore eccessivo, nato sull’onda della tragedia accaduta l’anno prima sul K2 agli americani, a causa di una flebite che colpì uno dei componenti la spedizione. Da un punto di vista logico e col senno di poi e i documenti di allora, un tandem Desio copospedizione, e Cassin capo spedizione alpinistico sarebbe stato formidabile. Non avrebbe tolto nulla al primo e avrebbe sancito il valore dell’altro. Ma così non è stato.

Cassin e Desio, friulani entrambi, tosti e intelligenti, uomini di rigore morale e professionale, entrambi vissuti oltre i cento anni, entrambi formidabili interpreti della loro passione: la scienza e l’esplorazione per Desio; l’alpinismo, la montagna e il suo lavoro, per Cassin.

Eppure quella ferita profonda del 1954 li divise senza rimedio per il resto della vita.

Contrariamente a quello che l’amico Guido, figlio di Cassin, sostiene in questi giorni post fiction, non furono i soldi del CNR né l’appoggio di De Gasperi che “diedero il potere a Desio di essere il capo”. Il capo lui lo era, in assoluto, in ogni caso. Aveva pensato quella spedizione fin dal 1946, aveva scritto decine di lettere, fatto viaggi. Dagli inizi degli anni 50 aveva intensificato i suoi sforzi arrivando a progettarla nei minimi dettagli, aveva chiesto i permessi ai pakistani, infine aveva trovato i soldi, prima del CONI, poi del CNR e della Società Geografica Militare, di decine di sottoscrittori, di aziende e anche del CAI. Aveva poi messo insieme gli uomini.

Desio era il capo spedizione, nell’eccezione che allora si usava per le spedizioni. Lui era l’uomo che aveva esplorato con un’impresa formidabile nel 1929 il versante nord del K2 e infine, va ricordato che la spedizione era una “spedizione alpinistico scientifica”. E se il risultato più clamoroso fu quello alpinistico, quello scientifico non fu meno importante, per unanime riconoscimento, anche storico, internazionale.

Solo nel 1953 il CAI iniziò ad occuparsi del K2 per invito di Desio, sostenendo però che “non c’erano soldi e uomini in grado di salire quella montagna”, e solo al rientro dalle missione esplorativa di Desio e Cassin appoggiò il progetto per la spedizione al K2. Il CNR e De Gasperi non c’entrano proprio nulla con la mancata partecipazione di Riccardo alla spedizione al K2. Per fortuna, invece, con lungimiranza e intelligenza sostennero quella spedizione che rimane una pietra miliare della storia esplorativa scientifica e alpinistica del nostro paese.

Riccardo, con Bonatti, Carlo Mauri e altri, dopo pochi anni si prese la rivincita alpinistica facendo il capo della spedizione al Gasherbrum IV, “la montagna di luce”. Fu un nuovo formidabile successo dell’alpinismo italiano.

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7 Commenti

  1. Come, il Cai non aveva finanziato la spedizione del 1954? Cioè non era sua? E allora com’è che scrive libri per correggere le versioni ufficiali?

  2. … si vede che il CAI non era lungimirante nemmeno allora…. come sarebbe che “non avevamo uomini in grado di salire il K2”? che smacco dev’essere stato…

  3. “Cassin e Desio, friulani entrambi, tosti e intelligenti, uomini di rigore morale e professionale”, francamente questa frase mi pare offensiva per il rigore morale di Riccardo. I meriti di Desio si esauriscono con la preparazione logistica e scientifica della spedizione, poi la sua sete di gloria, personale prima che nazionalistica si antepone a qualunque scrupolo morale. Lo dobbiamo a uomini come lui se un simbolo dell’integrità morale come Walter Bonatti ha dovuto attendere 50 anni per vedere riconosciuta la Verità e per tutti quegli anni ha dovuto vivere emarginato da certa comunità alpinistica e comunque dal grande pubblico ignaro fino ad allora di come siano andate le cose. Come Italiani dovremo ricordare con vergogna grazie a lui e a personaggi come Compagnoni e Lacedelli quella che avrebbe dovuto essere una pagina di storia dell’esplorazione. Questo se vogliamo ancora guardare le cose con il rispetto della dignità e della verità prima che con quella dei traguardi sportivi da raggiungere a ogni costo.

  4. Alla fine della spedizione al K2, Desio non tornó a casa con gli alpinisti ma rimase in Pakistan: “ il 7 agosto avevo lasciato il campo base con Zanettin (geologo ancora dell’UNI di Padova) per compiere un’escursione geologica nell’alto Baltoro”… Continuò per tutta la stagione la sua esplorazione , le misure , le osservazioni geologiche e la cartografia, percorrendo più di 200 chilometri di ghiacciai, salendo l’immensa lingua del Biafo e scendendo a nord per il ghiaccio Ispar. Solo il 20 settembre Desio prese l’aereo per Rawalpindi per rientrare in Italia. Altri due ricercatori continuarono a lavorarae in Pakistan lungo la valle dell’Indo Marussi e Lombardi.
    Iniziarono subito dopo a scrivere i 9 volumi e a predisporre la cartografia della regione, che sono una pietra miliare della esplorazione scientifica e della osservazione geologica , etnografica e naturalistica del Karakorum e non solo.
    Desio e Cassin ( avendoli conosciuti bene entrambi) erano uomini di grande ambizione , anche personale. Quell’ambizione che ci portò al benessere nel dopoguerra. Erano entrambi anche nazionalisti, nel senso che amavano profondamente il loro paese.
    In quanto a Bonatti, non ha atteso certo in un angolo , per 50 anni. Dopo il suo ritorno dal K2 ha scritto per 20 anni la migliore storia alpinistica . E poi per altri 10 ci ha portato in giro per il mondo con la sua magistrale macchina fotografica e la voglia di raccontare e stupire.

  5. comunque si cerchi di girare la frittata, per molte persone la spedizione al K2, per le modalità con cui è stata realizzata e con cui è stata manipolata la verità, non rappresenta un vanto e un onore per la nazione, bensì una vergogna nazionale ed alpinistica

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