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Il traforo del Frejus raddoppierà: polemiche sulla decisione di Monti e Hollande

Tunnel del Frejus (photo courtesy massacritica.eu)
Tunnel del Frejus (photo courtesy massacritica.eu)

LIONE, Francia — Non smette di far discutere la decisione presa dai premier italiano e francese all’inizio di dicembre nel corso di un vertice a Lione. Mario Monti e Francois Hollande hanno dato il via libera alla seconda canna del traforo del Frejus, aprendo al transito commerciale: un passo che sembra andare nella direzione opposta a quella indicata dalla Convenzione delle Alpi, che vorrebbe incentivare con ogni mezzo il traffico su rotaia.

Monti e Hollande, dal cui incontro tutti si aspettavano novità sulla linea ferroviaria Torino – Lione, hanno confermato l’interesse per la Tav ma deciso di ampliare il tunnel che collega la Val di Susa alla Francia: un progetto da oltre 10 miliardi di euro per cui i due governi auspicano un contributo dell’Unione Europea che copra il 40% dei costi.

La Cipra, nel suo ultimo notiziario, critica aspramente questa decisione. “Si continua a discutere della costruzione di grandi opere, senza certezze sui costi e sui tempi di realizzazione – si legge nel notiziario -. Il contributo comunitario è tutt’altro che certo. Non parliamo necessariamente di fare nuove costosissime grandi opere per le quali saranno necessari decenni per essere completate, ma il trasferimento modale delle merci e dei passeggeri dalla strada alla rotaia che potrebbe già essere attuato immediatamente utilizzando al meglio le linee ferroviarie esistenti”.

La seconda canna del traforo del Frejus in realtà era già programmata come galleria di servizio, ma la società che la gestisce aveva avanzato la richiesta per trasformarla ad uso commerciale. Dal vertice è arrivata l’approvazione al progetto, che però non piace a molti. La Cipra riferisce perfino che  nessun prete della Valle Susa si è prestato per dare la benedizione al cantiere per il raddoppio del traforo dove, al momento, non è ancora stato scavato un solo metro cubo di terra.

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Un commento

  1. l’articolo ha qualche imprecisione:
    a) il cantiere che i preti valsusini si sono rifiutati di benedire e’ quello del TAV (che effettivamente – foto del 1° gennaio – e’ ancora fermo al palo), e non quello del raddoppio del frejus
    b) il costo di 10miliardi di € (previsto), con richiesta di finanziamento da parte dell’EU al 40%, si riferisce sempre al tunnel del TAV, e non al raddoppio del frejus

    detto questo, entrambe le opere sono devastazioni di cui ne’ la valle ne’ il nord ovest sente il bisogno, contraddittorie l’un l’altra (visto che la scusa per il TAV era il trasferimento modale, non si capisce quale sia la logica alla base dell’uso commerciale della 2a canna del frejus), e soprattutto portate avanti (visto che per il momento mamma Europa non sgnacia) con la decurtazioni dei servizi del welfare nelle vallate del torinese

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