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Un morto al Lhotse e altri sulla Nord dell’Everest

Campo base avanzato Everest Nord (Photo courtesy ferranlatorre.com)
Campo base avanzato Everest Nord (Photo courtesy ferranlatorre.com)

LHASA, Tibet — Altre tre vittime nella scalata all’Everest di questa primavera 2012. Dopo i 4 morti sulla parete Sud durante i tentativi di vetta del weekend, sono stati annunciati altri decessi sul versante tibetano della montagna: secondo quanto riferito da Karakorumclimb, si tratta di un tedesco, uno spagnolo e di un italiano, che in realtà non è deceduto ma si trova da molti giorni ai campi alti senza ossigeno. Un cecoslovacco è invece morto salendo il Lhotse.

Lo spagnolo è stato identificato come Juan José Polodied, 43 anni, di Tenerife, cliente della spedizione organizzata dall’Himalayan Guides. Ha raggiunto la vetta nel weekend ed è morto per sfinimento durante la discesa.

Sarebbero poi sorti problemi con due alpinisti che aveva acquistato il permesso di salita con l’agenzia nepalese Monterosa Trekking & Expedition. Un tedesco si sarebbe rotto una gamba sul second step e sarebbe morto in seguito all’incidente. Un italiano, invece, si troverebbe da quattro giorni a 8300 metri senza ossigeno, rifiutandosi di scendere.

La situazione è confermata da Jamie McGuinness della Project Himalaya, impegnato sul versante nord, e anche dall’alpinista basco Ferran Latorre, che sul suo blog ha raccontato che l’italiano ha voluto restare in quota per ritentare di salire in vetta. “Abbiamo organizzato una squadra di soccorso con i ragazzi del Rescue Team of Tibetan Mountaineering Association – scrive Latorre – per salire a prelevarlo e convincerlo a scendere. Ma temiamo per la sua vita e per questa ossessione”.

Il totale delle morti sull’Everest sale quindi a 10, lasciando in sospeso la situazione dell’italiano fino a conferma definitiva. La prima è stata di uno sherpa al campo base, poi c’è stato uno sherpa precipitato in un crepaccio sull’Icefall. Poi due infarti: ancora di uno sherpa e di un 33enne indiano, soccorso ma poi deceduto in patria. Il weekend scorso ha registrato quattro morti per edema o sfinimento prevalentemente durante la discesa (il tedesco Ebehard Schaaf, la nepalo-canadese Shriya Shah sulla cima sud, il sudcoreano Won-Bin Song dopo l’Hillary Step, il cinese Ha Wenyi sotto il Balcone). E ora gli incidenti sulla nord. La guida sherpa data per dispersa nei giorni scorsi sul versante nepalese, sarebbe invece ritornata sana e salva al campo base.

Sul Lhotse, invece, è stata confermata la morte dell’alpinista cecoslovacco Milan Sedlacek. Sedlacek sarebbe collassato poco sotto la cima, sembra per male acuto di montagna o per sfinimento.

Dati questi tragici eventi, sale la preoccupazione per il prossimo weekend, quando un’altra nutrita tornata di alpinisti tenterà di salire di nuovo sul Tetto del Mondo in occasione di una nuova finestra di bel tempo. Secondo quanto riferito dagli ufficiali nepalesi, si tratterebbe di circa 200 alpinisti.

 

http://www.ferranlatorre.com/
http://karakorumclimb.wordpress.com/

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2 Comments

  1. sono tutti impazziti! non c’è altro da dire.. sono una banda di ossessionati e scriteriati non certo alpinisti!!

  2. Ormai salendo l’Everest si pestano più cadaveri che neve.. che tristezza! il governo nepalese dovrebbe sottoporre ogni aspirante salitore (non alpinista di professione) a un test psico-fisico prima di rilasciare i permessi. Credo sia l’unico modo per mettere fine a questo scempio..

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