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Cina, Ines Papert scala la città di ghiaccio di Harbin

Ines Papert ad Harbin2
Ines Papert ad Harbin

HARBIN, Cina — Dal 1984 ad Harbin, nella Cina nordorientale al confine con la Siberia, si svolge il Festival internazionale cinese del ghiaccio e neve. Gli abitanti costruiscono una città nella città completamente di ghiaccio: torri di ogni foggia, colonnati, cattedrali, gradinate, statue di draghi e del Budai grasso. Nessuno le aveva mai scalate fino a quest’anno, poi a inizio gennaio è arrivata Ines Papert: “arrampicare su ghiaccio in una città di nove milioni d’abitanti nell’estremo nord della Cina? – ha detto la fortissima iceclimber tedesca – È stata un’impresa fuori del comune e molto appassionante”.

Harbin si trova nel sud della provincia dello Heilongjiang,  in Manciuria, a margine della Pianura Songnen e sulle rive del fiume Songhua. Dire che sia un posto freddo probabilmente è dire poco visto che gli inverni registrano massime di -25 gradi e minime di -40, ma proprio il clima così particolarmente rigido ne fa un posto eccezionale per le creazioni di ghiaccio che resistono per molte settimane una volta costruite.

Così accade al Festival internazionale cinese del ghiaccio e neve che si apre di solito a gennaio e rimane tendenzialmente fino a quando le condizioni lo consentono. In queste festività artisti e architetti cinesi si sbizzarriscono con creazioni davvero sorprendenti: enormi cattedrali, torri di tutte le forme e stili, ponti, scivoli, gradinate occupano un’are corrispondente a 16 campi di calcio. Blocchi e mattoni di ghiaccio vengono estratti dal fiume ghiacciato di Songhua, che divide la città, e poi portati nel cuore della città ghiacciata per dar vita a magiche creazioni. Sun-Island, il parco estivo di ricreazione di Harbin, nei mesi invernali si trasforma nella cosiddetta Snow-World, e ospita le spettacolari sculture di artisti internazionali.

“Quando un anno fa un’amica giornalista mi ha chiesto se potessi immaginare di arrampicare su questi grandi edifici di ghiaccio – ha detto la Papert -, all’inizio l’idea mi è sembrata temeraria”. Non tanto per le difficoltà   delle scalate, quanto probabilmente per le circostanza. Poi però si è saputo che nessun ghiacciatore aveva mai tentato la scalata di questi muri e allora l’impresa è preso i caratteri dell’avventura.

All’inizio gli organizzatori cinesi hanno posto delle perplessità rispetto alla sicurezza e alla conservazione degli edifici di ghiaccio, poi, dopo mesi di preparozioni le ultime riserbe sono state sciolte e la Papert ha avuto il permesso di scalare.

“Dopo la comunicazione penosa degli inizi sono andata a Harbin con delle attese relativamente piccole – racconta la Papert -, o diciamo non sapevo precisamente a che cosa andassi incontro. Perciò sono stata naturalmente molto contenta delle reazioni positive. Sia agli organizzatori sia ai visitatori del Festival la mia azione d’arrampicata su ghiaccio è piaciuta molto. Soprattutto nelle night session abbiamo avuto molti spettatori. Arrampicata su ghiaccio in una città di nove milioni d’abitanti nell’estremo nord della Cina? È stata un’impresa fuori del comune e molto appassionante. Abbiamo avuto esperienze esaltanti ed incontri intensi, in parte commoventi. Questo non me l’aspettavo. Siamo stati accolti a braccia aperte e con grande curiosità”.

 

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