LibriStoria dell'alpinismo

Torre Egger solo andata: la storia di "Cipo ed Eli" nell'ultimo capolavoro di Spreafico

PAOLO CRIPPA ED ELIANA DE ZORDO
Paolo Crippa ed Eliana De Zordo

LECCO — Avevano 24 anni. Si erano innamorati e lasciati. Poi sono stati riuniti da un sogno: scalare l’impossibile ovest della Torre Egger, da dove purtroppo non sono mai tornati. La tragica e commovente vicenda di Paolo Crippa ed Eliana De Zordo, scomparsi in Patagonia nel gennaio del 1990, aveva acceso e poi devastato un’intera generazione. Aveva posto domande che ancor oggi sono aperte, aveva toccato gli animi della gente: poi, se ne persa la memoria. Ma oggi, grazie alla penna di Giorgio Spreafico, che allora ne fu cronista per il suo giornale, quella storia rivive. In un capolavoro che presto andrà a ruba nelle librerie.

Paolo Crippa, detto “Cipo”, era un Ragno di Lecco originario di Valmadrera, uno dei migliori alpinisti della sua generazione. Eliana De Zordo, cresciuta in Dolomiti, era figlia dei celebri gestori del rifugio Sonino. Operava nel soccorso alpino e faceva parapendio: cose che le altre ragazze non facevano.

Ai primi di novembre del 1989, Paolo ed Eliana sono partiti con Maurizio Maggi per la Patagonia. Nel cuore avevano un obiettivo ambizioso, uno dei problemi che ancora oggi assillano l’alpinismo: la ovest della Torre Egger, meraviglioso contrafforte del Cerro Torre. Cipo la conosceva bene, ci era stato tre anni prima con una spedizione di lecchesi che era stata costretta a ritornare senza la cima. Ma stavolta, lo attendeva un destino anche peggiore.

Quella dell’89-90 fu una delle tipiche estati patagoniche dove maltempo non lascia spazio alle scalate. Dopo due mesi di semi-immobilità, Maggi rientra in Italia, ma da solo. Cipo, che per partire si era licenziato dal ruolo di caporeparto alla Fiocchi, decide di restare per fare un tentativo. Ed Eliana di rimanere con lui.

I due ragazzi erano attesi in Italia a fine gennaio. Ma non sono mai arrivati. Si scopre che i biglietti del ritorno, che Maggi aveva lasciato per loro in un luogo ben preciso, non erano stati ritirati. Così scatta l’allarme: dapprima in sordina, ma la cosa finisce presto sui giornali. Una sera di fine gennaio, arriva in redazione la temuta agenzia: due alpinisti italiani dispersi in Patagonia.

Giorgio Spreafico
Giorgio Spreafico

“Ricordo perfettamente quel momento – racconta Spreafico -. Non mi era mai capitata una notizia così. Nessun italiano era mai stato dichiarato disperso. Non era mai capitato che partisse un soccorso dall’Italia per aiutare qualcuno dall’altra parte del mondo. Perdipiù li conoscevo. Di fronte alla tragedia, ho iniziato a domandarmi se era giusto continuare a decantare la bellezza dell’alpinismo e dell’avventura. Per me è cambiato tutto”.

In Italia viene presto organizzata una missione di soccorso, anche se si fatica a chiamarla così. Partono in 5: Maurizio Maggi, Dario Spreafico, Casimiro Ferrari, Luca de Zordo e Mariolino Conti. In Patagonia, si scopre che Paolo ed Eliana si sono mossi il 7 gennaio da El Chalten, che al tempo era una specie di avamposto con 4 baracche e una trattoria. La squadra raggiunge la parete, si divide per cercarli… E purtroppo li trova. Morti. In un punto dove il recupero è impossibile.

“Questa storia impressionò in modo sconvolgente il nostro mondo – racconta Spreafico -. Ma oggi, se ne era un po’ persa la memoria. L’ho voluta riscoprire perchè credo non si debbano lasciar cadere le cose che ci appartengono, soprattutto se non sono comprese o risolte fino in fondo. I 100 giorni di questa spedizione sono forse quelli che hanno messo più a dura prova l’alpinismo lecchese in tutta la sua storia. Quell’inverno, infatti, erano morti altri due ragazzi di Valmadrera sul Pizzo Palù. E Tarcisio Fazzini era morto su una cascata di ghiaccio a Premana. E’ stata quasi cancellata una generazione di alpinisti”.

Dopo “Enigma Cerro Torre” e “Il prigioniero dell’Eiger”, Spreafico ripesca quindi una vicenda alpinistica, sì, ma soprattutto umana. Una vicenda che lo ha colpito nel profondo come uomo, giornalista e scrittore. Ma anche straordinariamente vicina all’attualità.

“Torre Egger Solo Andata è un libro che parla di due alpinisti ma non è per alpinisti – prosegue Spreafico -. Racconta una storia speciale, ma comune. La storia di Paolo ed Eliana, del loro amore, della gioia di andare in montagna, dell’amicizia che fa prendere cinque persone e gli fa fare 13mila chilometri per dare una mano. L’ho voluta riscoprire, per vedere cosa ci fosse che non conoscevo. Scrivendola ho scoperto legami profondi tra i due ragazzi e i due luoghi da cui venivano, la Grigna e il Civetta. C’è un indice dei nomi che ha dell’incredibile, perchè questa storia incrocia e racconta un’intera stagione dell’alpinismo lecchese e italiano”.

“C’è solo un capitolo sulla montagna – dice Spreafico -. Cerca di mostrare che cosa fosse la via che volevano fare: una via molto complicata, tutta la parete ovest del resto lo è. Nessuno l’ha mai fatta, nemmeno dopo di loro, per le elevate difficoltà che presenta”.

La ovest della Torre Egger era un sogno dell’86. Una spedizione di valmadrera, di cui Paolo Crippa faceva parte, aveva tentato di salirla ma si era fermata dopo due tiri di corda. Nel 1992 un’altra cordata italiana è tornata laggiù ed è arrivata sulla punta Herron, salendo tiri di 6° e A2. L’hanno tentata anche grandi come Ermanno Salvaterra, Pietro dal Prà: tutti sono tornati dicendo che era troppo dura. Ancora oggi è indicata come uno dei problemi irrisolti della Patagonia. Mille metri, dove ogni metro “te lo devi sputare”.

Nel libro, la storia passa anche attraverso un giornalista che impersona lo stesso Spreafico e offre al pubblico un modo diverso, particolare, di vederla scorrere.

“E’ stato difficile mettere me stesso nel libro – racconta l’autore -. Ma soprattutto è stato difficile far rivivere due ragazzi che non ci sono più. Volevo fare qualcosa di diverso. Il libro sul Torre era una grande inchiesta, l’Eiger un’inchiesta con un pizzico di fiction, questo è un libro di narrativa. Una specie di fiction, ancorata però a testimonianze reali, di amici e familiari. E’stato bellissimo scoprire che i protagonisti non sapevano tutto della storia, ma ne conservavano ognuno un pezzetto. Per esempio, nessuno sapeva come a 17 anni si erano innamorati in Civetta. Qui non sapevano chi era lei, e su non sapevano chi era Paolo. I 5 partiti per il soccorso non ricordavano le stesse cose. C’è stata una riscoperta di particolari non noti”.

Nella parte finale, il libro dedica qualche pagina al “dopo”. Agli effetti devastanti della tragedia, alle polemiche del tipo: “ecco, l’alpinismo è rischioso, non si deve fare”. Ma anche ai ricordi, alla volontà di non dimenticare: oggi ci sono bivacchi e sentieri dedicati a Eliana, e bambine che portano il suo nome.

Il libro, edito dalla Casa editrice Stefanoni come “Il prigioniero dell’Eiger”, è disponibile nelle librerie di tutto il territorio nazionale. “Abbiamo voluto scommettere ancora su Giorgio – ha detto Stefanoni – che ormai per noi è una certezza”.

Torre Egger solo andata - copertina
Torre Egger solo andata - copertina

Titolo: Torre Egger, solo andata
Autore: Giorgio Spreafico
Casa editrice: Casa Editrice Stefanoni
Prezzo: 18 euro
Pagine: 366

Giorgio Spreafico vive a Lecco, la città dove è nato nel 1954, una delle storiche capitali italiane e mondiali della montagna. Caporedattore centrale del quotidiano La Provincia, che ha edizioni a Como, Lecco, Sondrio e Varese, da oltre trentacinque anni si occupa di attualità alpinistica e per questa sua attività ha più volte ottenuto riconoscimenti a livello nazionale. E’ autore anche di Orme su vette lontane (una storia dell’alpinismo lecchese nel mondo), Enigma Cerro Torre (sul giallo della prima ascensione della cima simbolo della Patagonia) e Il prigioniero dell’Eiger, dedicato all’odissea di Claudio Corti sulla Nord dell’Orco dell’Oberland Bernese, libro premiato con il Leggimontagna 2009 e segnalato dal Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti” 2010.

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8 Commenti

  1. ….e i ricordi sono tornati Forti,visto che sei ua persona sensibile…volevo dirti..Grazie per aver scritto questo Libro…

    Ciao.Giorgio Gregori.

  2. Bello, letto in un giorno e mezzo anche xché difficilmente lo stacchi. Ho rivisto l’alpinismo di quegli anni, con la cordata Crippa-Spreafico che saltava con disinvoltura dal granito al calcare sia nelle ripetizioni che nell’apertura di vie. Al numero uno il primo incontro con il Casimiro sul ghiacciaio, incazzato perchè con quel vento trovava lungo ad accendersi le sue sigarette. L’altro giorno, a far sassi con il Berna, gli ho comunque consigliato di non leggere il libro, solo guardate le foto… 😉 Ciao Giorgio, sempre bravo.

  3. Correrò a comperarlo e anche se non lo ho ancora letto sono sicuro che Giorgio come sempre avrà scritto un capolavoro, come Torre Enigma o prigioniero dell’Eiger che son due grandissimi libri, Girgio è uno scrittore attento scrupoloso e con tocco molto umano sulle vicende che indaga.
    Tanti auguri e saluti

  4. Enigma Cerro Torre e Prigioniero dell’Eiger sono capolavori da 10 e lode ma ha questo non riesco ad andare oltre il 6 ciao

  5. Grazie! E’ un libro commovente. Appassionato di montagna (ora non più, ho 85 vanni) CAI Pisa ho molti libri su questo argomento, ma nessuno di loro mi ha fatto capire quanto due alpinisti, Cipo ed Ely, siano divenuti parte integrante della torre Egger.

  6. Finito di leggere ieri sera alle 23,50 Essendo di Valmadrera ho rivissuto quei momenti di entusiasmo poi di angoscia ed in fine di dolore……… grazie!

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