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Alpinismo, Alta quota

Moro e Urubko soli: pronti per Everest e Lhotse

Simone Moro pilota l'elicottero verso il campo base dell'Everest
Simone Moro pilota l'elicottero verso il campo base www.simonemoro.com

KATHMANDU, Nepal — Sono pronti alla salita Simone Moro e Denis Urubko. I due alpinisti, dopo 4 giorni di riposo a Kathmandu e dopo il rientro del cliente Aldo Garioni che ha lasciato la spedizione per una defaillance di salute, sono ritornati ieri al campo base su un elicottero della Fishtail Air, che Moro ha co-pilotato. Ora sono diretti verso gli 8000 metri di Colle Sud per ultimare l’acclimatamento e definire l’obiettivo della spedizione, che oltre alla via nuova potrebbe estendersi al tanto sognato e inviolato traverso tra Everest e Lhotse. Ecco le parole dell’alpinista, raggiunto telefonicamente ai 7.400 metri di campo 2.

E’ giunto il momento dell’azione sull’Everest. Nei giorni scorsi 10 sherpa delle spedizioni commerciali dell’International Mountain Guides, Alpine Ascents e di Russell Brice hanno raggiunto la cima dell’Everest fissando le corde fino alla cima. Ora, come da accordi, tutti gli altri alpinisti potranno tentare la vetta, favorita da due finestre di bel tempo previste una per oggi e l’altra per il 12-14 maggio.

Moro, Urubko e Garioni, che erano scesi a Kathmandu per riprendersi da alcuni malanni, sono ritornati al base proprio l’altro ieri per approfittare subito dell’opportunità di salire, ma i loro piani sono cambiati in corsa. “Purtroppo Aldo si è sentito male per una brutta infezione intestinale. E’ tornato con noi al base in elicottero ma non si è ripreso e così ha deciso di seguire i consigli dei medici e tornare in Italia”.

Così i due alpinisti, che dovevano accompagnare Garioni in cima all’Everest prima di dedicarsi ai progetti personali, sono quindi liberi di anticipare la loro impresa esplorativa di cui ancora devono essere definiti i confini. Prima della partenza, avevano annunciato di voler aprire una variante alla via normale per il Lhotse. Ma ora che il tempo a loro disposizione si è allungato, corrono sempre più insistenti le voci riguardo un possibile tentativo senza ossigeno sulla leggendaria traversata in cresta tra le cime dell’Everest, 8.850 metri, e quella del Lhotse, 8.516 metri.

“E’ un’opzione – ammette sorridendo Simone Moro -. Adesso che siamo senza cliente e con 25 giorni a disposizione, abbiamo tutto il tempo per pensare in grande e per acclimatarci a dovere. Il traverso, comunque, sarà al massimo dal Lhotse all’Everest: vogliamo comunque salire prima il Lhotse dalla via nuova che avevamo progettato, e poi scendere dalla cresta inviolata che porta a Colle Sud. Non è poco: sono 2000 metri di via nuova in salita e 600 di via nuova in discesa. Ma se dovessimo sentire di aver ancora fiato e gambe, potremmo provare la traversata, visto che comunque abbiamo i permessi di entrambe le montagne”.

La traversata, sogno di un’intera generazione di alpinisti, è considerata uno dei problemi irrisolti dell’Himalaya e Moro e Urubko l’avevano già tentata, senza successo, nel 2001. Ora potrebbe essere il momento della “riscossa”.

“Ho avuto febbre fino a 39,2, ma ora sono in forma – dichiara l’alpinista bergamasco -. Anche Denis sta bene e dopo aver piantato la tenda e dormito a Colle Sud, tra un paio di giorni, saremo pronti per la salita definitiva, verso metà maggio. Il tempo ora fa un po’ schifo, ma non fa freddo e devo ammettere che qualche centimetro di neve non ha dato fastidio, prima era  troppo secco e ghiacciato”.

Moro è tornato al campo base da Kathmandu pilotando l’elicottero AS350 B3 della Fishtail Air. “E’ stato straordinario – racconta -. Non ho mai nascosto che il mio sogno è volare qui in Himalaya. Ho pilotato da Kathmandu al base con due tappe a Lukla e Periche. I piloti della Fishtail che erano con me sono rimasti impressionati, e mi hanno chiesto di collaborare con loro. Ne parleremo a fine mese. Comunque, in un modo o nell’altro, spero che il prossimo anno si apra nella mia vita questo nuovo capitolo himalayano accanto a quello alpinistico”.

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