“Neue Ära”: la nuova via di Fay Manners e Mathilde Badoual racconta una montagna che cambia
Seicento metri di arrampicata tecnica e una visione nata osservando una montagna che cambia. Le alpiniste Fay Manners e Mathilde Badoual hanno aperto “Neue Ära” (6c, ED+) sulla parete nord-ovest della Nordend, reinterpretando in chiave moderna una delle grandi cime del massiccio del Monte Rosa.
C’è una storia particolare dietro la nascita di Neue Ära, la nuova via aperta da Fay Manners e Mathilde Badoual sulla Nordend, la quarta cima del massiccio del Monte Rosa e una delle cinque montagne più alte delle Alpi svizzere, con i suoi 4608 metri.
L’idea nasce nell’estate del 2025, quando Manners era costretta a un lungo periodo di riabilitazione dopo un infortunio alla caviglia. Impossibilitata ad arrampicare, trascorse settimane camminando sui sentieri sopra Zermatt, osservando montagne che poteva soltanto immaginare. Tra tutte, fu la Nordend a catturare la sua attenzione. Guardando la severa parete nord-occidentale e la sua elegante cresta sommitale, l’alpinista britannica iniziò a immaginare una linea nuova, capace di raccontare non soltanto una salita, ma l’evoluzione stessa della montagna.
Una parete che racconta il cambiamento climatico
Per sviluppare il progetto Manners si è immersa nella storia alpinistica della Nordend. Nei musei e nelle librerie di Zermatt, dove ha ricostruito le vicende delle precedenti ascensioni. La prima salita della parete nord-ovest risale al 1933, quando la guida svizzera Hugo Lehner accompagnò l’alpinista britannica Gladys L. Scott lungo un itinerario che partiva direttamente dal ghiacciaio sottostante. All’epoca la lingua del ghiacciaio arrivava alla base della parete e consentiva un accesso relativamente diretto a nevai e canaloni.
Quarantatré anni più tardi, nel 1976, i cechi Miroslav Bena, Gustav Lamka e Karel Živný tracciarono una variante più orientata alla roccia. Il ritiro del ghiacciaio del Gorner aveva già modificato profondamente l’accesso, facendo emergere nuovi pilastri e cambiando il carattere dell’itinerario.
Oggi il cambiamento è ancora più evidente. Il ghiacciaio si è ritirato ulteriormente, la terminale è diventata più complessa da superare e molti tratti che un tempo erano nevosi sono ora costituiti da roccia instabile o soggetta a scariche.
“Mi affascinava osservare questa progressione nel tempo”, spiega Manners. “Nel 1933 la parete veniva salita quasi interamente sulla neve, nel 1976 si adattò alle nuove porzioni di roccia emerse. Oggi esiste l’opportunità di creare una linea che abbracci completamente l’arrampicata moderna“.
Dall’idea alla realtà
Dopo mesi di studio e osservazioni al binocolo, Manners individuò una linea naturale che saliva attraverso un evidente diedro arancione nella parte bassa della parete per poi puntare verso un caratteristico torrione triangolare rosso. Ancora prima di tornare sul posto aveva già scelto il nome: Neue Ära, “Nuova Era”.
Un nome che riflette sia la trasformazione della montagna sia un nuovo modo di affrontarla.
Il 14 giugno 2026, approfittando di una breve finestra di bel tempo tra una spedizione in Perù e la successiva partenza, Manners e Badoual hanno raggiunto il ghiacciaio del Gorner attraverso il trenino del Gornergrat e si sono portate alla base della parete. La mattina seguente hanno iniziato la salita.
Diedri, fessure e 17 tiri di alta qualità
L’itinerario sviluppa circa 550 metri di arrampicata tecnica distribuiti su 17 lunghezze, con difficoltà fino al 6c e un impegno complessivo valutato ED+.
Le due alpiniste hanno seguito sistemi di fessure, diedri, placche e camini su gneiss compatto e di qualità sorprendentemente elevata. Tutta la via è stata protetta esclusivamente con protezioni veloci.
“Il diedro iniziale era esattamente come lo avevo immaginato”, racconta Manners. “Roccia compatta, fessure perfette per le mani, appoggi paralleli per i piedi e ottime possibilità di protezione“. La prima giornata si è conclusa con un bivacco su una comoda cengia sotto il caratteristico “Red Tower”, il torrione rosso che rappresentava il cuore del progetto.
All’alba del secondo giorno la cordata ha affrontato la sezione più estetica della linea, collegando una serie continua di fessure oblique verso sinistra fino a raggiungere la cresta sommitale della Nordend.
Tempesta in vetta
Una volta raggiunta la cresta, la salita si è trasformata nuovamente in una classica salita alpinistica. Le fotografie storiche studiate da Manners mostravano una cresta completamente innevata nel 1933. Oggi molte sezioni sono diventate rocciose, mentre altre conservano il caratteristico filo di neve sospeso sopra enormi pareti.
Le due alpiniste hanno seguito la linea classica fino alla vetta, scegliendo di non modificare quella che considerano la conclusione più elegante della montagna. Proprio durante gli ultimi metri è però arrivato il peggioramento della meteo.
Una tempesta improvvisa ha portato neve fresca, vento e condizioni di whiteout, rendendo particolarmente delicata la discesa lungo la via normale. Con la visibilità quasi nulla e i crepacci nascosti dalla neve recente, Manners e Badoual sono finite più volte all’interno di ponti nevosi collassati, riuscendo comunque a uscire dalle situazioni più critiche grazie al lavoro di squadra. Solo dopo molte ore hanno raggiunto il rifugio, ormai al buio.
Una via per la Nordend del XXI secolo
Secondo le due alpiniste, Neue Ära non è una semplice variante delle linee esistenti. Pur condividendo la cresta finale con gli itinerari storici, la nuova via nasce dalla constatazione che le condizioni che permisero le ascensioni del 1933 e del 1976 non esistono più. Il ritiro glaciale e la trasformazione della parete hanno modificato radicalmente il terreno di gioco.
Per questo Manners considera la sua linea una sorta di “sostituzione moderna” delle vecchie vie: un itinerario che interpreta la Nordend per quello che è oggi, non per quello che era quasi un secolo fa. Con una punta di ironia, le due alpiniste hanno anche espresso un desiderio: dopo una lunga tradizione di prime ascensioni firmate da uomini sulle Alpi, sperano che la prima ripetizione di Neue Ära venga realizzata da una cordata tutta maschile.
Al di là della battuta, il loro auspicio è che la via diventi una classica moderna del Monte Rosa: una linea logica, elegante e coerente con l’evoluzione di una montagna che continua a cambiare sotto gli occhi degli alpinisti.
















