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Antoine Girard vola per 400 chilometri nel Karakorum: nuovo record mondiale

Il pilota francese ha completato un triangolo FAI di 400,5 chilometri sopra le montagne del Pakistan. Undici ore e mezza di volo senza ossigeno tra temporali, quote superiori ai 6000 metri e temperature fino a -16°C.

Undici ore e mezza in volo sopra alcune delle montagne più imponenti del Pianeta, senza bombole di ossigeno, tra temporali, pioggia, termiche deboli e temperature fino a -16°C. Il francese Antoine Girard ha firmato nel Karakorum pakistano una delle imprese più straordinarie mai realizzate nel volo libero, completando il primo triangolo FAI superiore ai 400 chilometri della storia del parapendio.

Un triangolo FAI è una sorta di “circuito chiuso” del parapendio: il pilota deve percorrere tre lati di un grande triangolo e tornare vicino al punto di partenza sfruttando esclusivamente le correnti atmosferiche. È una delle forme più impegnative del volo di distanza e quella utilizzata per l’omologazione dei principali record mondiali.

Il volo, lungo 400,5 chilometri, è stato effettuato il 16 giugno nella regione di Hunza, nel nord del Pakistan. Una prestazione che rappresenta un nuovo riferimento mondiale per questa disciplina.

Girard non è nuovo alle grandi imprese in quota. Negli anni ha più volte spinto i limiti del volo d’alta montagna, arrivando a sorvolare gli Ottomila del Karakorum e stabilendo record di altitudine sopra il Broad Peak. Questa volta però la sfida non era salire più in alto, ma riuscire a chiudere un enorme percorso triangolare in una regione dove il meteo rappresenta spesso l’ostacolo principale.

Per preparare il tentativo, il francese è tornato in Pakistan insieme al bulgaro Veso Ovcharov. I due hanno trascorso settimane acclimatandosi tra trekking, alpinismo e pernottamenti in quota. Una scelta necessaria per affrontare un volo che Girard aveva deciso di compiere senza l’uso dell’ossigeno.

Non ero sufficientemente acclimatato per utilizzare un parapendio più performante e non ho mai preso in considerazione l’idea di volare con un Enzo (una vela da competizione ancora più performante) in queste condizioni di alta quota” ha spiegato dopo il record. “Ho scelto di volare senza ossigeno, facendo affidamento sull’acclimatamento ottenuto attraverso l’alpinismo e le notti trascorse in quota, compresa una a 5500 metri pochi giorni prima del tentativo”.

La giornata decisiva sembrava iniziata nel migliore dei modi. I due piloti avevano già provato due volte la parte iniziale del percorso per ottimizzare i tempi e Girard conosceva gran parte della rotta. Dopo aver superato un impegnativo valico a circa 5000 metri, era addirittura in anticipo rispetto alla tabella di marcia.

Poi il meteo ha cambiato le carte in tavola. “La vera sfida in Pakistan non è tanto la distanza, quanto trovare una giornata sufficientemente lunga e senza temporali ha raccontato. E proprio una vasta area di pioggia ha sbarrato la strada verso il secondo punto di virata. A quel punto le strategie dei due piloti si sono separate. “La pioggia intensa ha bloccato la linea diretta. Io ho deciso di proseguire più in profondità nel massiccio mentre Veso ha scelto l’opzione più sicura”.

La scelta ha funzionato, ma ha aperto la fase più delicata dell’intero volo. Dopo una risalita fino a 6200 metri, Girard si è ritrovato a percorrere quasi trenta chilometri senza trovare ascendenze utilizzabili. “Ero basso, in zone d’ombra, senza termiche affidabili. Ho dovuto scegliere una linea più lunga ma più sicura verso Gilgit.

Da quel momento il record è diventato una continua lotta di adattamento alle condizioni. “Evitare la pioggia, attraversare vallate in ombra, recuperare quota in termiche deboli. Più volte le precipitazioni mi hanno costretto a cambiare piano”. Nel frattempo il pilota francese combatteva anche contro gli estremi climatici del Karakorum, passando nel giro di poche ore dai 35°C delle vallate ai -16°C registrati oltre i 6500 metri.

Quando mancavano circa 70 chilometri al termine, Girard era riuscito a recuperare il ritardo accumulato. A quel punto ha deciso di allungare leggermente il percorso per superare la barriera simbolica dei 400 chilometri. Gli ultimi chilometri si sono svolti nella luce della sera, sospeso a circa 6000 metri sopra le montagne di Hunza.

A questo punto “il ritorno è diventato quasi una formalità. Sono atterrato esausto e disidratato. L’acqua si era congelata da tempo. Restavano circa venti minuti di condizioni volabili: il tempismo è stato perfetto”.

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