Cronaca

Iris Pessey da record sul Monte Bianco: vetta in 5 ore e ritorno in parapendio

Partita dalla chiesa di Chamonix alle 3.30 del mattino, la francese ha raggiunto la vetta del Monte Bianco in 5 ore e 2 minuti, stabilendo il nuovo record femminile. Poi il decollo in parapendio e il ritorno a valle per ritornare al punto di partenza in appena 5 ore e 34 minuti.

Partenza nel cuore della notte da Chamonix, arrivo sulla cima del Monte Bianco poco dopo l’alba e rientro a valle in parapendio. Tutto questo in poco più di 5 ore. È il nuovo primato segnato dalla francese Iris Pessey, che il 18 giugno ha stabilito il nuovo record femminile di salita al Monte Bianco partendo dal centro di Chamonix.

L’atleta è partita dalla chiesa di Chamonix alle 3.30 del mattino e ha raggiunto i 4806 metri della vetta in 5 ore e 2 minuti, migliorando il precedente riferimento detenuto dall’americana Hillary Gerardi. Ma la giornata non si è conclusa sulla cima della montagna più alta delle Alpi. Dopo aver toccato la vetta, Pessey ha aperto la vela e si è lanciata in parapendio verso valle, completando l’intero itinerario in appena 5 ore e 34 minuti.

Una prestazione che unisce trail running, alpinismo e volo libero e che arriva al termine di oltre due anni di preparazione, tra ricognizioni sul percorso, acclimatamento e studio delle condizioni meteorologiche necessarie per rendere possibile sia la salita sia il decollo dalla vetta del Monte Bianco.

Nel messaggio pubblicato dopo l’impresa, però, Pessey ha scelto di spostare l’attenzione dal cronometro alle persone che hanno contribuito alla riuscita del progetto. “Questo record porta il mio nome. Ma appartiene un po’ a ciascuno di voi”, ha scritto. “Ora che la polvere si è posata, è tempo di dire grazie. Perché da sola non avrei fatto assolutamente nulla.

Per l’atleta francese il significato più profondo della giornata non è racchiuso nei numeri. “Quello che mi porto a casa da questa avventura non è il tempo. È la squadra. Il dream team. Le persone che hanno sostenuto questo progetto, a volte più di quanto abbia fatto io stessa”. Un ruolo centrale lo ha avuto l’alpinista francese Mathieu Maynadier, che Pessey definisce con ironia “direttore del circo”. “È stato lui a piantare il seme di questa idea alcuni anni fa e ad accompagnarla fino alla sua realizzazione giovedì. Ha gestito la sicurezza come un vero professionista mentre io facevo ciò che so fare meglio: correre”.

Tra i ringraziamenti compare anche Hillary Gerardi, la donna alla quale ha “sottratto” il primato. “La regina del Monte Bianco andata e ritorno di corsa”, la definisce Pessey. Il ringrazimento è “per i suoi consigli, la sua gentilezza e la sua presenza alle 3.30 del mattino, quando le persone normali dormono. Mi ha persino prestato le sue scarpe per andare lassù. In un ambiente dove le donne non sono ancora così numerose, gesti come questi valgono oro”.

Fondamentale è stato anche il lavoro svolto dietro le quinte sul fronte meteorologico. Nel suo racconto, Pessey cita il compagno Clément, responsabile dell’analisi delle previsioni che hanno permesso di individuare la finestra ideale per il tentativo. “Per mesi ho ricevuto un’analisi meteo ogni tre ore”, scrive scherzando. Una questione importante, considerando che il successo del progetto dipendeva non soltanto dalla salita, ma anche dalla possibilità di decollare in sicurezza dalla vetta.

Le sfide di velocità sul Monte Bianco hanno una lunga storia e negli ultimi anni hanno visto crescere il livello delle prestazioni sia maschili sia femminili. L’impresa di Iris Pessey aggiunge però un elemento ulteriore: la combinazione tra corsa, alpinismo e parapendio in un’unica performance, realizzata sulla montagna simbolo delle Alpi.

Il cronometro si è fermato a 5 ore e 2 minuti per la salita e a 5 ore e 34 minuti per l’intero viaggio tra Chamonix, la vetta del Monte Bianco e il ritorno in volo nella valle. Ma, almeno nelle parole della protagonista, il vero successo non è racchiuso in quei numeri. «Da sola non avrei fatto assolutamente nulla», ha scritto. Un modo per ricordare che dietro ogni record c’è sempre una squadra che lavora nell’ombra.

Tags

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close