L’Himalaya in primo piano nel Guinness dei Primati 2026
Con Kami Rita Sherpa (31 salite all’Everest), compaiono nel libro Tashi Gyaltzen Sherpa (4 salite in un anno), Nima Rinji Sherpa (i 14 “ottomila” a 18 anni), la giapponese Naoko Watanabe (tre volte sul K2) e il polacco Piotr Krzyzowski (record nella traversata Everest-Lhotse)

Il sorriso di Kami Rita c’è ancora. Nell’edizione 2026 del Guinness dei Primati, il Guinness Book of Records nell’edizione originale, lo Sherpa originario del villaggio di Thame, 55 anni, compare per aver ritoccato ancora una volta il suo incredibile record. Il 27 maggio del 2025, Kami Rita ha raggiunto gli 8848 metri dell’Everest per la trentunesima volta, conducendo un gruppo di clienti.
Accanto a lui, nel volume, compaiono delle facce nuove. Due di loro, Tashi Gyaltzen Sherpa, che ha raggiunto la cima del “Big E” per 4 volte in un anno, e il giovanissimo Nima Rinji Sherpa che ha completato la collezione dei 14 “ottomila” a 18 anni, sono cittadini del Nepal.
Accanto a loro sono due stranieri appassionati delle cime più alte della Terra, come la giapponese Naoko Watanabe, che ha salito per tre volte il K2, e il polacco Piotr Krzyzowski che ha stabilito un tempo record nella traversata dall’Everest al Lhotse.
Molti appassionati di montagna hanno scoperto il Guinness dei Primati tre anni fa, quando la scelta redazionale di cancellare Reinhold Messner dall’elenco dei salitori dei 14 “ottomila” ha provocato una levata di scudi in tutto il mondo. Lo statunitense Ed Viesturs, catapultato al primo posto, ha rifiutato l’onore, sottolineando l’importanza di Messner come “apripista ed esempio”. Ma l’importanza del Guinness dei Primati è rimasta. Questo grande libro illustrato, che è stato pubblicato per la prima volta nel 1955, viene oggi stampato in oltre 40 lingue, vende 3,5 milioni di copie all’anno e ne ha diffuse nella sua storia oltre 150 milioni. In 35 Paesi il Guinness ha ispirato programmi televisivi (da noi Lo Show dei Record, presentato da Gerry Scotti su Canale 5) e un videogioco ufficiale.
Le imprese di Naoko Watanabe e Piotr Krzyzowski
Naoko Watanabe, giapponese, oggi 45 anni, infermiera, è entrata nel Guinness dei primati per il suo storico tris di ascensioni del K2, compiute dal Pakistan nel 2018, nel 2023 e nel 2024. Nessuna donna nella storia ha fatto meglio di lei. Nell’ottobre 2024, tre mesi dopo la terza salita del K2, Watanabe è diventata la prima donna giapponese a raggiungere i 14 “ottomila”.
Mentre la signora Naoko, in tutte le sue spedizioni, si è servita di respiratori a ossigeno e guide Sherpa, il polacco Piotr Krzyzowski, che oggi ha 49 anni, è entrato nel Guinness con uno stile diverso. Nel maggio del 2024, da solo e senza ossigeno supplementare, è riuscito a passare dalla vetta del Lhotse a quella dell’Everest in un giorno, 23 ore e 22 minuti.
Piotr ha raggiunto la prima vetta (8516 metri, è la quarta della Terra per quota) alle 14.38 del 21 maggio. E’ ridisceso all’ultimo campo, è risalito verso il Colle Sud, ed è arrivato sugli 8848 metri dell’Everest alle 14 del 23 maggio. “Si tratta di un evento storico nel mondo dell’alpinismo minimalista e basato sull’autonomia” ha commentato Chhang Dawa Sherpa, direttore della Seven Summit Treks, l’agenzia che ha organizzato la spedizione.
Tashi Gyalzen Sherpa e Nima Rinji Sherpa
Ci riporta nel mondo degli Sherpa il primato stabilito nel maggio del 2025 da Tashi Gyalzen Sherpa, 30 anni, che ha salito l’Everest per quattro volte in due settimane. Il 9 maggio, Tashi è arrivato in vetta con il team che fissava le corde, le altre tre (14, 19 e 23 maggio) sono state classiche salite con clienti. Nella sua carriera, Tashi Gyalzen Sherpa ha raggiunto la vetta dell’Everest anche nel 2019, 2022, 2023 e 2024, e ha salito anche il Cho Oyu, l’Ama Dablam e il Manaslu. Dopo aver esordito come guida di trekking, ha frequentato i corsi di alpinismo del Khumbu Climbing Centre. Per il Guinness, “le sue quattro salite all’Everest in 15 giorni sono un segno di eccezionale resistenza fisica e di esperienza tecnica, e una testimonianza dell’evoluzione delle guide Sherpa”.
E’ già noto alle cronache anche Nima Rinji Sherpa, classe 2006, che avrebbe dovuto tentare qualche mese fa il Manaslu d’inverno con il bergamasco Simone Moro, poi fermato da un problema di salute. Il 9 ottobre del 2024, quando ha completato la sua collezione dei 14 “ottomila” sullo Shishapangma, in Tibet, Nima Rinji aveva 18 anni e 174 giorni. Un anno prima, il giovane alpinista nepalese aveva salito il K2 e gli altri cinque “ottomila” del Pakistan. Nato e cresciuto a Kathmandu, prima di dedicarsi all’alpinismo con il padre Tashi Lakpa Sherpa, amministratore della 14 Peaks Expedition, e lo zio Mingma Gyabu “David” Sherpa, era più interessato al calcio che alla montagna.
Oggi Nima Rinji studia Scienze Ambientali, è ufficialmente un “influencer del clima” per le Nazioni Unite. Ed è diventato un testimonial del Nepal, sia per i visitatori stranieri sia per le nuove generazioni di ragazzi nati a Kathmandu e nel Khumbu. Il riconoscimento del Gunness dei Primati lo può aiutare in entrambi i compiti.



