Storia dell'alpinismo

Vibram, nato da genio e tragedia

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Val Bregaglia, settembre 1935. Diciannove alpinisti tentano la scalata della Punta Rasica, ma il freddo e il maltempo sopraggiungono bloccando le cordate in parete. Gli scalatori indossano scarpe di canapa, che scivolano e non permettono nè di salire nè di scendere: dopo ore al gelo, sei di loro perdono la vita per assideramento. "E’ assurdo morire per questo" pensò Vitale Bramani, che quella volta riuscì a salvarsi. Si mise a ragionare e dopo pochi mesi ecco l’idea geniale: applicare alle scarpe suole di gomma che ricalcano i pneumatici. Ecco l’affascinante storia di come nacque il "Vibram", su cui oggi cammina tutto il mondo.

Vitale Bramani era originario di Milano, ma era diventato una delle guide alpine più popolari delle Dolomiti. Spesso accompagnava il re Alberto I del Belgio nelle sue scalate, ma il suo destino era quello di conquistare, grazie al suo genio, più terreno di ogni monarca della storia.

All’inizio degli anni Trenta, gli alpinisti erano soliti utilizzare due tipi di scarpe in montagna: quelle chiodate, per superare tratti ghiacciati, e poi quelle in canapa per arrampicare su roccia. Entrambe le soluzioni, però, presentavano molti limiti. Dopo la tragedia sulla Punta Rasica, Bramani pensò che ci volesse un materiale nuovo, che facesse presa sia sulla roccia asciutta, sia su terreno bagnato, nevoso o con detriti.

La lampadina si accese osservando le gomme delle automobili: pensò di applicare uno strato di gomma con tasselli sporgenti alle suole degli scarponi: in pratica, quello che oggi chiamiamo "carrarmato". Per sviluppare l’idea chiese aiuto a Leopoldo Pirelli, che con l’omonima e celebre ditta già produceva ottimi pneumatici. Grazie all’innovativa tecnica della vulcanizzazione, processo di lavorazione della gomma inventato da Charles Goodyear, Bramani e Pirelli produssero le prime scarpe con la suola in Vibram.

Il risultato non fu subito ottimale: gli annali ricordano che Bramani fece provare un prototipo di suola troppo morbida alla moglie, che si ritrovò a scivolare e cadere in continuazione sul Passo di Bondo. Ma in breve tempo la suola fu perfezionata a tal punto da poter essere usata sulle pareti più impegnative delle Alpi, come quelle del Pizzo Badile: nel 1937, Bramani salì per la prima volta la parete nordovest della montagna con Ettore Castiglioni, usando scarpe con suole in Vibram.

Qualche giorno dopo, depositò il brevetto del Vibram, nome che racchiude le sue iniziali. Nel 1945 venne aperto il primo centro produttivo ad Albizzate, in provincia di Varese, e nel 1954 ci fu il battesimo del fuoco: le suole in Vibram portarono Achille Compagnoni e Lino Lacedelli sulla vetta del K2, salito per la prima volta nella storia dalla spedizione italiana.

Da allora, il Vibram ebbe una diffusione a macchia d’olio: passo dopo passo, conquistò anche i mercati esteri fino ad essere adottato in tutto il mondo, e non solo per uso sportivo. Oggi vengono prodotte ogni anno 35 milioni di paia di suole, che vestono i piedi di alpinisti, poliziotti, eserciti, trekkinisti e semplici cittadini.

Sara Sottocornola

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