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Medicina d'alta quota

Primo soccorso: il trauma cranico

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Nel mondo, ogni 12 secondi c’è un trauma cranico. Il dieci per cento avviene durante attività sportive. Pensiamo a una caduta con gli sci, mentre si arrampica, ma anche, semplicemente, a una stupida scivolata. Battere la testa non è mai un incidente da sottovalutare. Ecco alcuni consigli per venire in soccorso ai malcapitati.

Innanzitutto va detto che mai come in questo caso è imperativa l’immediata evacuazione con l’elicottero.

Nel caso, però, si debba procedere ad un aiuto immediato, nell’attesa dell’arrivo dei soccorsi, è bene sapere alcune cose riguardo i traumi cranici.

Vale, come in tutti gli interventi di primo soccorso, la valutazione generale delle condizioni secondo la procedura A-B-C-D, controllando le vie aeree, l’attività cardiopolonare e lo stato di coscienza del ferito.

Nel caso dei traumi alla testa, la valutazione dello stato di coscienza (secondo lo schema AVPU  – Alert, Verbal, Pain, Unresponsive), va frequentemente ripetuta con particolare attenzione ai sintomi che potrebbero segnalare un aumento della pressione all’interno della testa.

Particolarmente preoccupanti sono la perdita di coscienza o di memoria, la paralisi di una parte del corpo, il vomito, l’apnea, la dilatazione della pupilla che non reagisce più ai raggi di luce. Spesso, i traumi interni si manifestano con sanguinamenti dalle orecchie, dal naso e / o dalla bocca.

A complicare le cose c’è l’alta probabilità che il livello di collaborazione del ferito possa essere molto basso. Perciò è necessario prestare la massima attenzione a tutti i segnali.

Se il ferito inghiotte sangue, puo valer la pena di metterlo nella posizione laterale di sicurezza. Ma se ci troviamo a dover muovere o trasportare qualcuno che ha subito un trauma cranico, bisogna ricordarsi di farlo cercando di tenere sempre la testa sollevata.

Il trauma cranico, o meglio i suoi danni, possono essere poi suddivisi in primari o secondari. I danni cerebrali primari insorgono nell’istante del trauma e sono le lesioni provocate direttamente dalla caduta come fratture del cranio, ematomi, o rotazioni/spostamenti della massa cerebrale all’interno della testa che strappano alcune cellule importanti. Purtroppo, la maggior parte di questi danni è irreversibile ancora oggi.

Quello che invece si può fare è prevenire i danni secondari, quelli che insorgono nelle ore e nei giorni successivi al trauma, e che sono provocati da complicazioni del decorso clinico (ipossia, ischemia, ipotensione, ecc.). La parola d’ordine, in questo caso, è tempestività. Ma si tratta di trattamenti che faranno capo ai soccorritori professionisti e poi ai medici.

Il trauma cranico può essere poi classificato in aperto o chiuso, in base alla profondità della ferita e all’eventuale fuoriuscita di contenuto intracranico. Nel caso di trauma cranico aperto, il grosso rischio è la possibilità che l’ambiente esterno possa contagiare con dei batteri o virus l’ambiente asettico interno al cranio, provocando complicazioni come meningiti o encefaliti.

Per concludere, è bene sottolineare che il trauma cranico deve sempre essere trattato anche come trauma del rachide cervicale, ossia del collo. Bisogna perciò procedere alla stabilizzazione secondo le indicazioni fornite nella puntata dedicata ai traumi alla schiena.

Come in tutte le cose, comunque, prevenire è meglio che curare. Ricordatevi il casco, se arrampicate, andate in bici, a cavallo, o se fate qualsiasi sport che lo richieda.

Dott. Alessandro Calderoli

Istruttore Nazionale di Scialpinismo
Vicedelegato CNSAS VI Zona Orobica

 

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