Curiosità

I diavoli della Val dei Ratti

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Diverse leggende sono legate al territorio della Val dei Ratti (SO).Si raccontano due leggende, legate rispettivamente a Frasnedo ed all’alpe Primalpia che hanno protagonista un misterioso individuo, distintissimo in un elegante vestito nero, con tanto di cilindro e cappello.

Una sera di una fredda giornata invernale, un umile contadino di Verceia, rimasto a Frasnedo per custodire il gregge di capre, udì bussare alla sua porta. Colmo di stupore aprì e si ritrovò di fronte un elegante signore.

Gli venne spontaneo chiedere cosa facesse lì ad un’ora così tarda, e se non si fosse perso. La risposta fu enigmatica: "da cinquecento anni dimoro in questa valle", disse l’uomo misterioso, che poi si sedette su una panca vicino al focolare, togliendosi le scarpe per scaldarsi i piedi.

Fu allora che il contadino comprendese di chi si trattasse. Al posto dei piedi, infatti, comparvero due zampe caprine. Gli si raggelò il sangue nelle vene. Non ci voleva molto a capire che si trattava del diavolo in persona. Fu però in quell’occasione un buon diavolo, perché non fece alcun male al contadino, ma si limitò a riscaldarsi, a ringraziare e ad andarsene.

Il contadino, nondimeno, non perse tempo. Congedato l’ospite inquietante, scese precipitosamente alla casa di Verceia. Lo spavento fu talmente tanto che il poveretto cadde in una lunga malattia.

Il medesimo signore, o uno molto simile, si presentò in autunno ad un ragazzo, un aiutante dei contadini che caricavano l’alpe di Primalpia (un “bocia”). Questi doveva cercare alcune capre che si erano perse e, mentre risaliva l’alpe, fu improvvisamente circondato da una nebbia misteriosa, dalla quale emerse il distinto signore.

Alla domanda se avesse visto delle capre, egli risposte che da trecento anni viveva nella valle, senza aver mai visto alcuna capra. Anche in questo caso il ragazzo intuì di chi si trattava, e tornò di corsa, spaventato, alle baite dei pastori.

Dove si trovano diavoli, si trovano anche anime dannate, e l’alpe Primalpia non fa eccezione. Si racconta, infatti, che qui fu relegata l’anima di un tal Scigulìn, che spesso passava il tempo a fischiare. Questo diede noia ad un pastore, che, un giorno, gli chiese in tono minaccioso di smettere.

Quando questi, però, sceso a Verceia, fu di ritorno all’alpe, ebbe una sgradita sorpresa: Scigulin, che non aveva affatto preso bene la sgarbata richiesta, cominciò a fischiare sempre più forte, impedendogli di proseguire.

Calarono così le tenebre, ed il pastore non fu più in grado di trovare la strada per la propria baita. Fu così costretto a vagare fino al sorgere dell’alba, quando la luce gli permise di riconoscere il sentiero per l’alpe. Questo ed altro può succedere quando non si rispettano le anime che già hanno la triste sorte di dimorare eternamente nelle solitudini montane.

Leggende tratte dal volume di "AA. VV." intitolato "C’era una volta", edito, a cura del Comune di Prata Camportaccio, nel 1992

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