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Alpinismo, Busca e l’esercito all’attacco del Fitz Roy

28 novembre 2005 – Lui, bello, sicuro. Occhi verdi come la divisa che porta. Lei, fredda, severa. Un cuore di granito difficile da raggiungere. Lui è Alessandro Busca, 37 anni, valdostano. Maresciallo del Corpo degli Alpini, maestro di sci e guida alpina. Lei è una delle più difficili vette della Patagonia. Si chiama Fitz Roy. Oppure Chaltèn, monte che fuma: così l’avevano battezzata gli Indios, credendolo un vulcano per via della nebbia che ne avvolge la cima.

 

alessandro busca

Alessandro Mario Busca, primo piano

busca e farina

Alessandro Busca e Massimo Farina all’Everest con la spedizione K2 2004

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Il Fitz Roy (a destra) e l’Aiguille Poincenot

Alta poco più di tremila metri, il Fitz Roy deve la sua fama d’impossibile alle enormi pareti rocciose spesso ricoperte da lastroni di ghiaccio ed alle proibitive condizioni climatiche. Ma Busca, che ha un passato alpinistico tra le Ande e l’Himalaya, e tre Ottomila all’attivo (Broad Peak, Dhaulagiri ed Everest, raggiunto senza ossigeno con la spedizione K2 2004) pare non avere timori di sorta. Il 1 dicembre partirà con la spedizione di istruttori del Centro addestramento alpino di Aosta (CEALP), organizzata dall’Esercito Italiano.

 
Busca, quali sono gli obiettivi della spedizione?

L’obiettivo è arrivare in vetta al Fitz Roy, salendo dalla via franco-argentina. Forse, se ci fosse stato ancora Massimo Farina (scomparso la primavera scorsa in un incidente su cascata di ghiaccio), avremmo potuto tentare la Linea di Eleganza. Ma considerata la composizione del gruppo attuale – alpinisti di livello “medio

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