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Assalto ai camion di aiuti, scene di disperazione a Muzzafarabad

26 ottobre 2005 – Muzzafarabad (Pakistan) DAL NOSTRO INVIATO – Vi scrivo da Muzzafarabad, la capitale dell’Azad Kashmir, ovvero il Kashmir indipendente, come lo chiamano qui. La capitale riprende lentamente la sua vita caotica. Nel bazar completamente distrutto si iniziano a vedere i primi commercianti con i loro prodotti appoggiati sulle macerie: verdure, vestiti, scarpe di plastica, spezie.

 
terremotoQualcuno rovista fra i resti di un negozio per recuperare qualche patata o cipolla da vendere. Altri cercano di recuperare tavole o pezzi di legno da bruciare per scaldarsi nelle  tende dove vivono "rimasugli" di  famiglie.

Nell’ospedale, completamente raso  al suolo, lavorano le ruspe per spostare le macerie e lasciar  spazio all’ospedale da campo che gli americani stanno facendo arrivare. Intanto Medicin sans frontieres lavora nelle tende già da oltre una decina di giorni.

Noto una netta differenza tra quello che vedo qui e quello che ho visto nei giorni precedenti nei villaggi di montagna dove l’impossibilità di fare qualcosa ha lasciato ancora tutto come era un attimo dopo il terremoto.

Qui nella capitale sono stati concentrate la maggior parte degli aiuti. E data anche la grande presenza di media stranieri si è cercato di privilegiare l’intervento in questa città. Rimango sconcertato da come un mussulmano riesca ad accettare la morte di metà della sua famiglia, rimasta li sepolta sotto le macerie. La gente qui ha una capacità di andare oltre alla morte che per noi sarebbe assolutamente impossibile.

Intanto gli US stanno facendo arrivare altri 25 elicotteri Chinook e dei team medici e del genio per la ricostruzione. A Muzzafarabad atterrano oltre 150 elicotteri al giorno. Le stime, non ufficiali, qui parlano già di 100mila morti. L’uragano Catrina ha lasciato a New Orleans un milione di senzatetto: qui sono 5 volte tanto. E siamo in Pakistan dove la disponibilità di mezzi per l’intervento di emergenza non è nemmeno paragonabile a quella americana. In più, in un territorio di montagna difficilmente accessibile e con un inverno freddissimo è ormai alle porte.

Ieri sera c’è stata una nuova scossa di 5.5 sulla scala Richter. L’unico preoccupato sembravo io. Al campo dove ci trovavamo, parlando con gli ufficiali pakistani, mi hanno spiegato che  ormai tutti hanno un sentore tutto loro: c’è chi sente costantemente la terra ondulare come un  liquido sotto i suoi piedi e chi percepisce la scossa di assestamento ancora prima che arrivi.

 

Boh! Noi abbiamo scelto come primo intervento nel Kashmir la ricostruzione delle scuole di Chakoti, l’ultimo paese prima della frontiera con l’India. In questi giorni i due governi si stanno accordando per lasciare agli abitanti della zona libero passaggio. E permettere un aiuto reciproco anche per le famiglie che  vivono metà dai quà e metà di là, lungo questa finta frontiera.

Oggi ho saputo che l’esercito è riuscito a ripulire dalle frane la strada per la Kaghan Valley. Domani proverò a salire fin dove non ero riuscito nei giorni scorsi, per vedere cosa si possa fare anche in quella valle.

 

Nel frattempo sono stato testimone di due assalti ai camion che trasportavano farina e coperte. Si è trattato di una vera battaglia con persone che si azzuffavano per salire sulle fiancate degli automezzi, spinte, persone che venivano fatte cadere giù. Un bambino che provava a salire per lanciare una coperta alla sorellina rimasta sotto è caduto e ha persino battuto la testa su un sasso. La sorella gli ha coperto la ferita che sanguinava copiosamente con il suo scialle e si è allontanata di corsa. Nessuno si è preoccupato. Tutti gli altri continuavano ad arrampicarsi sul camion e a spingersi, strappandosi le coperte di mano. Sotto le donne raccoglievano i teli con dei legacci e si sedevano sopra il mucchio raccolto per proteggerlo da altri pretendenti.

Maurizio Gallo

guida alpina, Comitato Ev-K2-Cnr

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