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Troppi incidenti, conto salato per il base-jumper

12 settembre 2005 – Si divertiva lanciandosi nel vuoto e aprendo il paracadute sempre vicino al limite. Ma dopo il secondo salvataggio in quattro mesi, l’ospedale ha deciso di addebitargli il costo dei soccorsi, unito a una multa pesante.

E’ finita con un conto salato la vicenda di Ben Gibson, australiano appassionato di base-jumping che lo scorso fine settimana è stato salvato per l’ennesima volta da una squadra dell’elisoccorso delle Blue Mountains, il parco nazionale a sud ovest di Sydney (Australia), dopo un’intervento durato oltre sei ore.

Dopo essersi lanciato da un roccione, Gibson non è riuscito a controllare il paracadute, ed è andato a sbattere contro la parete. mentr eil paracadute si sgonfiava, il ragazzo è riuscito ad aggrapparsi a un provvidenziale arbusto. E lì è rimasto, sospeso sul precipizio, per diverse ore, attendendo i soccorsi allertati dal fratello.

Ma la disavventura stavolta gli costerà cara. Il servizio ambulanza ha già detto che gli invierà una parcella da 10mila euro. Gibson rischia anche una forte contravvenzione, visto che in Australia è vietato fare base jumping nei parchi nazionali.

Il base-jumpig è uno sport molto in voga nei paesi anglosassoni. Deve il suo nome – ”salto dalla base” – ai luoghi da cui sono soliti gettarsi i suoi appassionati. Ovvero palazzi, antenne, ponti, speroni di roccia, cime di montagne. Il primo base jump è stato eseguito nel parco nazionale di Yosemite, in California, nel 1966.

Nella foto, un base-jumper

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