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Nube gigante di biossido d’azoto minaccia la Cina

2 settembre 2005 – E’ la più grande nube di biossido d’azoto mai registrata sulla Terra. E staziona sul nord-est della Cina, in particolare su Pechino. Dal punto di vista dell’inquinamento ambientale, un autentico disastro. Vista con occhio economico, la conferma del «grande balzo in avanti» compiuto dall’economia cinese negli ultimi dieci anni (e anche dell’assenza di sistemi anti-inquinamento accettabili).

 

nubetossicaIl biossido d’azoto (NO2) infatti è prodotto quasi esclusivamente da attività umane: centrali elettriche, industrie pesanti e dai trasporti su strada. Una prolungata esposizione al biossido d’azoto causa lesioni polmonari e problemi respiratori. La "nube tossica" è stata scoperta attraverso le foto del satellite Envisat dell’Esa (l’ ente spaziale europeo).

 

Ricercatori cinesi ed europei del programma congiunto chiamato «Drago» lavorano insieme sulle rilevazioni dei satelliti per sorvegliare la qualità dell’aria in Cina. I loro lavori, che riguardano gli anni 1996-2002, sono stati pubblicati giovedì sulla rivista britannica «Nature». E pongono all’attenzione mondiale i cambiamenti spettacolari avvenuti nei cieli della Cina.

 

Per le proprie esigenze energetiche, il Paese asiatico dipende al 75 per cento dal carbone.

 

«Mentre in Cina si alzano colonne di biossido d’azoto, in Europa centro-occidentale sulla costa est degli Usa sono diminuite di intensità», ha detto John Burrows, dell’Istituto di fisica dell’ambiente di Brema (Germania) e responsabile dello strumento che a bordo dell’Envisat osserva i raggi ultravioletti, infrarossi e visibili rifratti dall’atmosfera, «in Cina c’è stato un aumento netto e significativo di oltre il 50 per cento dal ’96 ad oggi».

 

Per capirne qualcosa in più, occorrerà aspettare il convegno internazionale di Roma. Il 16 e 17 novembre, gli scienziati di tutto il mondo si riuniranno per partecipare al simposio sui cambiamenti globali del clima, organizzato dal Comitato scientifico Ev-K2-Cnr. Nel convegno verranno presentati i primi risultati di Share-Asia, il progetto italiano di monitoraggio climatico che, dall’Himalaya al Karakorum, tiene sotto controllo l’atmosfera asiatica.

 

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