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Luglio d’oro per l’alpinismo italiano

25-07-2005 E’ stato un mese d’oro per l’alpinismo italiano. Dopo l’impresa di Silvio Gnaro Mondinelli, che ha aggiunto al suo prestigioso carnet di "ottomila" anche il mitico Nanga Parbat, è toccato a Mario Merelli sfiorare la vetta del Broad Peak (nella foto sotto, a sinistra accanto al K2) a 8047 metri di quota.

 

broad peak e k2L’alpinista di Lizzola, a causa della grande quantità neve fresca caduta sulla cresta della montagna, si è fermato a soli 20 metri dalla cima più alta. Ma ha conquistato lo stesso la cima di mezzo. "E’ stata comunque una grande soddisfazione", ha raccontato Merelli entusiasta al telefono satellitare.

 

Intanto, è finita anche l’avventura dei ragazzi di Up project sul Chogolisa Glacier, con un bottino di tutto rilievo. Cinque nuove vie e  tre montagne nel giro di due mesi. Compresi il Peak 5500, il Peak 6000 e il Capucin: colossi innevati di granito fino a ieri senza nome. Saliti "inventando" percorsi di grande difficoltà tecnica. Intorno al sesto, settimo grado B e C.

 

Il team, composto da nove fra i maggiori talenti alpinistici del nostro Paese, è rientrato quasi per intero in questi giorni in Italia. La spedizione – formata da Luca Maspes, Hervè Barmasse, Gianluca Bellin, Cristian Brenna, Francesca Chenal, Ezio Marlier, Giovanni Ongaro, Giovanni Pagnoncelli e Fabio Salini – era partita alla volta del Pakistan il 5 giugno scorso. Con obiettivi ambiziosi.

capucinIl progetto Up, infatti, si muove in sinergia con le principali iniziative italiane di cooperazione, ricerca e sviluppo nell’area. Il fine ultimo è quello di lanciare attività di turismo ecosostenibile previste negli Accordi di cooperazione Italia-Pakistan. E la promozione di destinazioni montuose alternative nel parco del Karakorum centrale di cui il Comitato Ev-K2-Cnr è il referente per il Governo italiano.

 

Up, dicono i protagonisti, è un modo nuovo di fare alpinismo. Lontano dai cliché. A metà strada la tecnica di scalata vera e propria e l’esplorazione (nella foto accanto, un difficile passaggio sul Capucin). "Up project – spiega Luca Maspes – vuole rappresentare un alpinismo giovane. Che racchiude tutto ciò che la montagna offre: il sasso, la falesia, la grande parete di roccia, la cascata di ghiaccio, il misto e su su fino all’alta quota". "A tutto questo – prosegue "Rampikino", questo il soprannome dello scalatore – vogliamo aggiungere l’esplorazione, la scoperta o la rivisitazione in chiave moderna di luoghi lontani e poco accessibili. Quelli che forse, in futuro, diventeranno le nuove mete del mondo alpinistico".

 

Unica, parziale delusione per Simone Moro. Dopo aver conquistato il Batokshi, il celebre alpinista bergamasco è stato fermato sul difficile Batura II da una slavina che ha travolto il suo compagno di spedizione, l’operatore di ripresa americano Joby Odgwyn. Lo statunitense se l’è cavata con qualche contusione, ma la spedizione è stata interrotta. Il Batura II e suoi 7762 metri d’altezza restano dunque inviolati.

Wainer Preda

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