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Nel ricordo di Claudio

26-05-2005"Tutti ti chiamano Orco, ma Claudio non ha mai voluto credere che tu fossi davvero cos’ cattivo". Inizia con queste parole il ricordo della mamma di Claudio Chiaudano, guida alpina di Brescia, che domenica 16 gennaio 2005 con il compagno di cordata Roberto Moreschi, ha perso la vita sulla parete nord dell’Eiger.

E’ uscito questo mese, su "La rivista" del CAI, l’articolo scritto personalmente da Claudio Chiaudano all’indomani della sua prima conquista della stessa parete nord, avvenuta il 20 settembre del 2003 in cordata con Giuseppe Chief.

L’articolo è il resoconto delle 13 ore di scalata, introdotte dalle sensazioni ed emozioni di Claudio nei giorni immediatamente precedenti. Dalle sue parole si evince l’assoluto rispetto dell’uomo nei confronti della montagna ma soprattutto il fatto di non accettare che questa parete venga quasi sempre descritta come un "Orco", un "mangiatore di uomini". "Possibile che tutti i sopravvissuti lo siano perchè graziati? Possibile che nessuno che abbia scalato l’Eiger da Nord porti con sè buoni ricordi, sensazioni positive?", scrive l’alpinista.

Ed è con questo spirito che alle 19 del 20 settembre 2003 Claudio e Giuseppe, dopo l’ultimo dei 12 tiri di corda delle "fessure terminali", sbucano in vetta dove ad accoglierli è "un eccezionale tramonto" che lascia i due "a ripensare alle ore della scalata, bella, emozionante, intensa e indimenticabile: fantastico l’Eiger!"

Ed il ricordo della Signora Rita Gobbi Chiaudano continua: "Avevi sentito dire che ti aveva definito solare. Solare? Era la prima volta che tale aggettivo veniva usato per te, il famoso Orco! Ti ha fatto piacere, ammettilo, e forse da quel momento è toccato a te di aspettare pazientemente che lui, il tuo grande amico ritornasse. […]….ancora una volta si è incamminato felice verso di te e stavolta non te lo sei lasciato sfuggire: devi aver pensato che un amico così bisogna tenerselo stretto…Trattalo bene, per favore, da vero amico, come lui lo è stato con te."

Fonte: "La rivista del CAI" – maggio/giugno 2005 – pagg. 34/38

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