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Adam Holzknecht: Loss Lei, Heb Schun

05-04-2005 – Adam Holzknecht l’estate scorsa ha fatto parte del team K2 2004
per la spedizione all’Everest. "Pareti" racconta la sua impresa appena
compiuta con Nicola Tondini. Pubblichiamo l’articolo al riguardo.

Fonte: Pareti  n.1, primo
trimestre 2005

Il 12 di Febbraio di quest’anno
il veronese Nicola Tondini e
l’altoatesino Adam Holzknecht
hanno compiuto la prima ripetizione e la prima invernale della via
"Loss lei, heb schun" al Sass dia Crusc, aperta da Helmut Gargitter e Renato Botte. E’
una delle vie più recenti tra quelle aperte sulla grande parete,
che ha segnato diversi passaggi storici importanti dell’alpinismo
moderno, non solo dolomitico, basti pensare alle vie di Messner
superate con i mezzi tecnici di allora… Questa via è una delle
più impegnative sia per il grado della difficoltà
massima, sia per il tipo di protezioni presenti sulla via: solo chiodi
normali, da integrare con protezioni mobili. Si tratta quindi di una
ripetizione importante, portata a termine in inverno e soprattutto con
una interessante formula Casa-cima- Casa in giornata, che da Verona,
nel caso di Nicola, non è affatto male. Insomma sono 250 metri
fino al IX- (7bc) che ci facciamo raccontare direttamente da Nicola
Tondini.

"Ore 2 e 50, suona la sveglia!! Alle
3 e 30 eccomi in macchina: destinazione Vai Gardena. Ho appuntamento
alle 5 e 30 con Adam ad Ortisei. Incredibilmente, dopo anni che
tentiamo di accordarci per fare qualcosa insieme, quest’inverno
è già la seconda volta che riusciamo a muoverci in coppia
e per di più di Sabato, giorno che per noi guide alpine è
quasi sempre lavorativo.. Sarà la poca neve scesa sulle nostre
montagne, che ci permette qualche giorno di libertà in
più…


Alle 6 e 30 siamo a San Cassiano in
VaI Badia. Destinazione la Cima del Sass dIa Crusc. La via che abbiamo
deciso di ripetere è stata aperta nell’estate del 2003 da
Gargitter e Botte. Attacca nello stesso punto della mitica Mephisto ma
poi l’abbandona subito e si inoltra a sinistra su compatte placche
grigie. Per chi conosce il Sass dIa Crusc sa che molte vie partono
dalla grande cengia. Per raggiungerle due possibilità: zoc- colo
di 250m, qualche tiro del "Diedro Mayer/" e poi eccoci in cengia,
oppure raggiungere la cima a piedi e poi calarsi fino alla cengia.


Questa volta optiamo per la seconda
possibilità: se non altro una volta finita la via avremo gli sci
ai piedi e il rientro sarà veloce.


Sci ai piedi raggiungiamo in 4 ore la
cima (con qualche spauracchio a causa di una mia scivolata sul pendio
che porla alla forcella che dà l’accesso al "Regno di fanis’).


L’accoglienza in cima non è
delle migliori: vento forte da Nord-Ovest, cielo velato e… un bel
vuoto sotto di noi. Da qui la linea che dovremo salire fa impressione e
sembra salire su roccia compattissima. Abbiamo un attimo di
perplessità… potremmo girare gli sci, farci una bella sciata e
essere giù per pranzo… oppure buttare le doppie verso
l’ignoto, non sapere se usciremo dalla via per sera e patire un bel po’
di freddo (-4° con il vento uguale tanta sofferenza!). Optiamo per
la seconda scelta: l’avventura inizia. Armati di tenacia e moonboot
(si, si quei dopo sci caldi caldi che sembrano delle calzature per
andare sulla luna) al/e 13,00 ci troviamo sulla cengia pronti ad
iniziare la scalata.


I primi tre tiri si svolgono su
calcare grigio da sogno e sono secondo noi i più impegnativi. I
passaggi sono obbligati e oltre ai chiodi lasciati dagli apritori si
riesce ad aggiungere poca roba. Sul secondo tiro rimpiango di non
essermi guardato la via scendendo in doppia. Si sale lungo muri
compatti alternati da brevi fessure orizzontali dove ti aspetta un buon
appiglio e qualche volta un bel chiodo.


Io e Adam ci alterniamo da
capocordata e a chi rimane in sosta c’è il piacevole confort di
piumino e moonbots. Gli ultimi tiri, pur essendo sulla carta più
difficili, salgono lungo esili fessure che ci permettono di integrare
con friends le protezioni già presenti. Sui primi tiri il vento
era stato un po’ clemente con noi,ma ora mani e piedi perdono
continuamente sensibilità, ciò nonostante al/e 17.00
siamo fuori e possiamo stringerci la mano. Mancano pochi minuti al/e
19,00 e contenti mettiamo in moto la macchina per fare rientro alle
nostre case. Abbiamo trovato la via molto bella e la consigliamo
vivamente (magari in estate!) a chi ha un buon livello di arrampicata
in montagna. Le protezioni sono tutti chiodi e qualche clessidra. Non
ci sono spit nemmeno sulle soste, i chiodi lasciati dagli apritori sono
però ben piantati! Portare una serie di friends (fino al 3
camelot) e di nuts. Un grosso complimento a Helmut Gargitter e Renato
Botte che hanno realizzato in stile classico un vero gioiello su questa
storica parete.

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