Film

La ballata di Narayama: il Giappone rurale e la via della montagna

Vincitore della Palma d’oro al Festival di Cannes del 1983, il film di Shōhei Imamura racconta la società rurale e le tradizioni di un villaggio sulle montagne giapponesi di fine Ottocento

Giappone, 1860. In uno sperduto villaggio di contadini di Shinshu, situato ai piedi della montagna di Narayama nel Giappone più povero e rurale, vige una solida tradizione che ha la forma di una vera e propria legge: quella di portare gli anziani, una volta raggiunti i settant’anni di età, a morire sulla cima della montagna. Un compito durissimo che spetta ai figli, i quali devono portare a spalle i genitori là dove il dio della montagna li aspetta per il riposo eterno.

È da questa premessa, tragica e poetica, che comincia La ballata di Narayama (Narayama Bushiko,1983) di Shōhei Imamura. Un film che non fa sconti nel raccontare questo piccolo ecosistema sociale in ogni suo aspetto: la quotidianità della morte e della violenza, la costruzione utilitaristica dei rapporti parentali, la struttura le modalità di applicazione della legge (e quindi i valori fondanti di tale società), fino all’esplicitazione diretta delle diverse forme di sessualità. Tutto ciò avviene alle pendici della grande montagna di Narayama, sempre presente come forza regolatrice e spirituale di ciò che accade nel villaggio, una vera e propria divinità che scandisce il tempo e la vita di chi la venera.

Tratto dal romanzo Le canzoni di Narayama (Narayama bushikō) di Fukazawa Shichirō, e già adattato per il cinema nel 1958 dal regista Keisuke Kinoshita, il film di Imamura vinse nel 1983 la Palma d’oro come miglior film al Festival di Cannes (vittoria che Imamura ripeterà nel 1997 con L’anguilla).

La protagonista del film è l’anziana sessantanovenne Orin, che vive nel villaggio montano di Shinshu insieme ai figli e nipoti. Orin ha ancora denti forti e uno spirito solido, ma non ha paura di morire: è invece molto più preoccupata di qualcosa di più terreno, cioè che quando giungerà il suo momento di salire Narayama, la sua famiglia non avrà modo di sostentarsi sufficientemente in sua assenza. Manca un inverno alla sua dipartita, e così Orin cerca di trovare una moglie per il figlio vedovo Tatsuhei, di aiutare il secondogenito Risuke a “diventare uomo” (facendolo giacere per la prima volta con una donna) e di garantire ai suoi nipoti la giusta razione di cibo e aiuto. Il suo passato è tragico, segnato dalla scomparsa del marito che molti anni prima decise di portare la propria madre a Narayama senza mai fare ritorno lui stesso. In una lotta contro il tempo, la natura e gli stessi compaesani, La ballata di Narayama racconta nel profondo le sfide sociali e spirituali di Orin e della sua famiglia.

La montagna è protagonista assoluta del film: è infatti il Narayama, e insieme sono i tempi naturali delle stagioni, che decide il destino degli uomini e il loro modo di vivere.

Del villaggio di Shinshu e dei suoi abitanti vediamo le pratiche quotidiane nella loro interezza, dalle specifiche colture agricole, alle modalità di preparazione del cibo, la divisione del lavoro e le occasioni conviviali (o, meglio dire, di scontro non proprio pacifico…), i diversi ruoli sociali e come i diversi nuclei familiari rispondono alle leggi della montagna. Esiste anche chi, difatti, teme la morte e ha paura di salire la montagna, o chi muore per malattia e si rammarica di non aver potuto morire come vorrebbe la tradizione.

Le location del film La ballata di Narayama

La ballata di Narayama è stato girato principalmente in due zone verdissime del Giappone: la prima è la prefettura di Niigata, che si estende per circa 240 km lungo le coste del Mar del Giappone, da sud-ovest a nord-est. Le aree interessate di tale prefettura sono quelle della città di Itoigawa e di Niigata stessa. La seconda zona è quella della prefettura di Nagano, situata nella zona centro-occidentale dell’isola principale del Paese, Honshū. Nello specifico, della prefettura di Nagano vediamo Kotani, Misatomura e Ueda.

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