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Sciamani. In Trentino tre mostre per capire gli uomini che comunicano con la natura e il divino

Oggetti tradizionali e opere d’arte, in tre musei – il MUSE, il MART e il METS –, invitano a riflettere del rapporto dell’umanità con i mondi che i nostri occhi non possono vedere

Chi è, e che ruolo ha uno sciamano? Secondo l’Enciclopedia Treccani si tratta di un “individuo che acquisisce la conoscenza di pratiche di meditazione e di tecniche volte al raggiungimento di stati di estasi”, “anche attraverso l’assunzione di sostanze allucinogene”. E che “assume all’interno della propria comunità il ruolo di tramite con le entità soprannaturali come gli spiriti del cielo o degli inferi e le anime dei defunti, con le quali egli giunge a identificarsi”, acquisendo “facoltà taumaturgiche e divinatorie”.

In una bella e impegnativa mostra aperta fino al 30 giugno, i tre grandi musei del Trentino, e cioè il Museo delle Scienze di Trento (MUSE), il Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto (MART) e il Museo Etnografico Trentino di San Michele all’Adige (METS) esplorano una delle questioni centrali dell’antropologia e dell’immaginario umano.

Possiamo comunicare con il divino? Possiamo entrare in contatto con l’aldilà? Possiamo sapere qualcosa del futuro? Siamo in grado – forse più semplicemente – di comunicare profondamente con la natura? “Sciamani” spiegano gli organizzatori, “è un viaggio per riflettere sul rapporto, mai così attuale, tra gli esseri umani e ciò che non è umano”. Un itinerario che porta il visitatore a confrontarsi con l’antropologia, la psicologia, l’archeologia e l’arte contemporanea.

Punto di partenza del racconto sono gli oltre cento reperti della Fondazione Sergio Poggianella, esposti al MUSE di Trento. Si tratta di costumi rituali, maschere, copricapi, bastoni, strumenti per la divinazione e per la cura, provenienti dalle zone della Mongolia, della Siberia e della Cina dove si pratica ancora oggi lo sciamanismo.

In un documentario di Nicolò Bongiorno, l’antropologo Sergio Poggianella racconta i suoi viaggi in Asia Centrale e i suoi incontri con sciamani e studiosi, alla luce del suo approccio che unisce antropologia, arte e ricerca spirituale. Accanto agli oggetti di oggi, o recenti, dei reperti archeologici del Paleolitico, soprattutto figure umane con maschere animali, ci raccontano che i riti di quei nostri lontani antenati erano molto vicino a ciò che oggi chiamiamo sciamanismo.

Comunicare con l’invisibile”, la mostra del METS di San Michele all’Adige, mette a confronto altri oggetti della Fondazione Poggianella, tra i quali una yurta, una grande tenda dei nomadi dell’Asia centrale, con degli oggetti tradizionali trentini utilizzati per l’agricoltura, il taglio del bosco, lo sfruttamento dell’acqua e la tessitura, e opere di undici artisti contemporanei.

Nella terza sezione della mostra, curata dal MART ed esposta al Palazzo delle Albere di Trento, l’arte contemporanea si confronta con la narrazione scientifica ed etnoantropologica. Il visitatore si trova davanti a quadri, sculture, video, fotografie e installazioni, realizzate da 26 artisti e artiste italiani e stranieri negli ultimi 70 anni.

In alcuni lavori il dialogo con lo sciamanismo è dichiarato o lampante, dato che gli artisti recuperano oggetti materiali o gesti rituali. In altri casi si notano un’ispirazione o una contaminazione. L’opera-manifesto “Difesa della natura” di Joseph Beuys, “artista sciamano per eccellenza” secondo i curatori, mostra che gli esseri umani sono parte del mondo animale, naturale o spirituale, e devono prendersene cura.

Da non perdere le sculture di Jimmie Durham, un nativo Cherokee, e i quadri della sudcoreana Si On ispirati alla figura femminile della Mudang, guida spirituale, guaritrice e medium tra il mondo visibile e il regno degli spiriti secondo la tradizione di quel Paese.

Una fotografia di Attilio Maranzano e un video di Ramon Coelho mostrano “Making of Balkan Baroque”, una celebre performance con cui l’artista serba Marina Abramović ha vinto il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia nel 1997. L’opera mostra l’artista è impegnata a pulire un cumulo di grandi ossa animali. E’ un rituale di purificazione, con echi della cultura sciamanica, contro l’orrore della guerra nella ex-Jugoslavia. Gli eventi che accompagnano le mostre sono elencati sul sito www.muse.it/events.

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