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Una grande storia di montagna. La Società Alpina Friulana compie 150 anni

Lo storico sodalizio di Udine, oggi sezione del CAI, lancia un programma di iniziative culturali, scientifiche ed escursionistiche per raccontare la sua storia

L’8 febbraio 2024 la Società Alpina Friulana (SAF) di Udine ha compiuto 150 anni. Un traguardo che viene festeggiato con una serie di iniziative culturali e scientifiche e con escursioni sul territorio. L’odierna sezione udinese del Club Alpino Italiano può vantare circa tremila soci, con l’apporto delle cinque sottosezioni di Artegna, Palmanova, Pasian di Prato, San Daniele e Tarcento, che coprono i quattro punti cardinali attorno a Udine.

La Società Alpina Friulana ha una storia antica e interessante, legata dagli anni successivi alla Terza Guerra d’Indipendenza, a quella del Friuli che nel 1866 entrò a far parte del Regno d’Italia.
Venne fondata nel 1874 a Tolmezzo grazie alla volontà e all’opera di un gruppo di cittadini, borghesi e aristocratici.

Tra loro erano diversi uomini di scienza, capeggiati dal geografo Giovanni Marinelli, primo presidente della SAF, e molti rappresentanti di famiglie importanti della Carnia, perché inizialmente i due terzi dei soci erano carnici.

Tolmezzo era stata scelta come sede di un osservatorio meteorologico, voluto da Marinelli e da Torquato Taramelli, un insigne geologo lombardo che prese parte alla Terza Guerra d’Indipendenza inviato in Friuli da Quintino Sella. Quest’ultimo, a sua volta, era stato mandato dal Re a Udine come regio commissario per seguire una serie di iniziative culturali e scientifiche fondative, tra le quali la nascita della SAF.

L’attività della Società Alpina Friulana si distinse per due caratteristiche: l’approccio scientifico allo studio del territorio e l’accento di orgoglio patriottico nella sua conoscenza. Temi che rivelano il tentativo di “riappropriarsi”, con i piedi e culturalmente, di una regione alpina e di un’attività alpinistica che fino a quel momento erano state opera e appannaggio esclusivo di viaggiatori stranieri e di alpinisti di area germanica.

Misurare l’esatta altitudine delle catene montuose, descrivere accessi e vallate, conoscerne gli aspetti naturalistici, geologici e antropologici e raggiungere i vertici delle principali cime, da parte dei soci più intraprendenti iscritti alla Società, furono gli scopi del primo cinquantennio di vita.

In questo arco di tempo arrivarono i rifugi, le prime strutture in quota, le prime guide alpine, i convegni e i congressi sociali e un aumento progressivo della frequentazione delle alte terre Carniche e Giulie, facilitata anche dalla costruzione della ferrovia Pontebbana di cui nel 1879 venne inaugurato il primo tratto fino a Chiusaforte.

Progressivamente a Udine si organizzarono un Gabinetto di lettura, ricco di volumi specialistici, ma anche di argomenti tangenti all’attività alpinistica, come l’antropologia, gli studi linguistici, l’economia agraria, la mineralogia, la botanica, l’ingegneria, un archivio cartografico e fotografico (tuttora esistente benché in parte perduto e custodito ai Civici Musei di Udine).

Tra i presidenti della SAF, nei decenni successivi, ci furono Ardito Desio, che ne fu a capo per dieci anni), il senatore Michele Gortani e l’imprenditore Giovanni Battista Spezzotti. Oggi la SAF gode di ottima salute sotto la presidenza di Enrico Brisighelli, discendente di una famiglia di fotografi presenti anche nell’archivio sociale, per numero di soci e per attività intraprese con commissioni culturali e scientifiche interne che organizzano eventi e appuntamenti e provvedono alla Redazione di interessanti pubblicazioni. In Alto, la rivista pubblicata a partire dal 1890, ha ottenuto nel 2023 il Premio Berti.

Alla presentazione dell’anniversario pochi giorni fa è stato anticipato, a grandi linee, il programma delle celebrazioni, che prevedono un’importante mostra fotografico-storica che si terrà a Udine, a cura del bibliofilo e appassionato ricercatore Umberto Sello.

Completano l’elenco delle iniziative una rassegna, già in corso, dedicata ai film di montagna incentrata sul tema dell’inclusione sociale e delle donne-pastore e le escursioni sulla vetta del Coglians e sulle cime della Grande Guerra (Pal Piccolo), con la partecipazione, tra gli altri, della scrittrice Ilaria Tuti.

Ci saranno anche spettacoli musicali nei rifugi, spettacoli teatrali ispirati alla storia della Società, un podcast e numerose gite a carattere scientifico, dedicate alla riscoperta del territorio regionale. Gli aggiornamenti sul programma si trovano sul sito www.alpinafriulana.it.

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