Itinerari

Sei sentieri sull’Appennino per ammirare la magia del foliage

La festa per i cent’anni del Parco è stata già celebrata, ma tra Opi, Pescasseroli e Scanno la magìa inizia adesso. Il mese di ottobre, nella prima area protetta istituita nell’Appennino e in Italia, regala agli escursionisti lo spettacolo dei faggi che si tingono di giallo, rosso e oro. Nelle prossime settimane centinaia di camminatori, non soltanto nei weekend, affronteranno i sentieri della Val Fondillo, di Prato Rosso, del Lago Vivo e di decine di altre località del Parco. Chi deciderà di salire più in alto, verso i crinali del Monte Marsicano, della Navetta e del Monte Amaro di Opi, scoprirà una distesa a perdita d’occhio di foreste dipinte di colori vivaci.

 

Sulla catena che si allunga dalla Liguria e dall’Emilia fino alla Calabria, a ottobre, offrono uno spettacolo analogo centinaia di vette, valli e altopiani rivestiti da boschi. Più tardi, a novembre, lo spettacolo si sposta verso i querceti di bassa quota. La prevalenza del faggio fa sì che l’Appennino sia la vera patria italiana del Foliage (la parola è americana, e va pronunciata in inglese), lo spettacolo offerto dalle foreste che cambiano colore in autunno. Da decenni, a partire da settembre, accanto alle previsioni del tempo, il New York Times, il Washington Post e altri quotidiani pubblicano le Foliage maps, che suggeriscono su dove andare nel weekend per godere dei paesaggi migliori. Dagli stati più settentrionali, come il Vermont e il Maine, lo spettacolo si sposta via via verso sud.

Sulle Alpi, i boschi di abete che rivestono decine di valli non cambiano colore in autunno. Ma i faggi (dove ci sono) e i larici delle quote più alte offrono degli spettacoli suggestivi. Ce ne occuperemo tra qualche giorno, suggerendo altre mete da non perdere.    

Dai Lagoni al Lago Scuro e al Monte Matto (Emilia-Romagna)

(590 m di dislivello, 3.30 ore a/r, E)

L’Appennino emiliano è ricchissimo di laghi e di faggete. I Lagoni (o Laghi Gemini), accolgono gli escursionisti ai piedi del Monte Scala, del Monte Matto e del Monte Paitino, da cui lo sguardo spazia verso il Mar Tirreno. Più in alto sono il Lago Scuro e il Lago del Bicchiere. Il rifugio Lagoni (1345 m) accanto al più basso dei due bacini, si raggiunge da Lagdei, Cirone o Valditacca. Si segue il sentiero (segnavia 711) che costeggia il lago, e poi sale tra faggi e lastroni di arenaria. Due belle radure precedono il Lago Scuro (1527 m, 0.30 ore). Si continua verso sinistra sui prati, e poi in una fitta boscaglia, fino alla sella tra il Monte Scala e il Monte Matto. Poco più avanti è il Lago del Bicchiere (1724 m), un ultimo strappo conduce al Monte Matto (1837 m, 1.15 ore), che offre un impressionante colpo d’occhio sul ripido versante toscano. Sullo sfondo, nelle giornate serene, c’è il mare. Si torna per la stessa via (1.30 ore).  

Dall’Orecchiella alla Pania di Corfino (Toscana)

(dislivello 400 m, 2.30 ore a/r, E)

La Pania di Corfino, una delle più belle cime della Toscana, sorveglia con le sue balze rocciose i boschi dell’Orecchiella, tutelati da tre Riserve Naturali dello Stato, dalla Foresta demaniale dell’Alto Serchio e dal Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano. Il percorso più classico per salire alla cima s’inerpica per ghiaie e per un ripido canalone, il sentiero del versante opposto è più comodo. Dal Centro Visitatori si sale in auto al rifugio Isera (1209 m), ai piedi delle rocce della Pania. Si continua a piedi sulla strada sterrata e poi su un sentiero fino al Giardino Botanico (1350 m). Si continua nel bosco (segnavia 64), si raggiunge un ghiaione e lo si risale fino alla vetta (1603 m, 1.45 ore) e a una croce affacciata verso la Garfagnana e le Apuane. Si scende a nord, toccando la Sella di Campaiana e la faggeta del Bastardino (1.15 ore). 

Dal Monastero di Camaldoli al crinale (Toscana, Emilia-Romagna)

(300 m di dislivello, 2.45 ore a/r, E)

Le foreste tra il Casentino e la Romagna, oggi tutelate da un Parco nazionale, hanno fornito per molti secoli legname pregiato. I religiosi di Camaldoli, secondo la Regola dettata da San Romualdo, avevano tra i loro compiti quello di occuparsi con “grandissima cura et diligenza” dei boschi. L’itinerario permette numerose varianti. L’Eremo di Camaldoli (1103 m) si raggiunge da Badia Prataglia, Bibbiena, Stia o Pratovecchio. A piedi si sale a sinistra del complesso, si lascia a sinistra il sentiero per il Passo della Calla e si va a destra (segnavia 78) in un magnifico bosco di abeti fino a raggiungere il crinale al Gioghetto (1239 m). Si continua verso destra, tra i faggi, fino al Prato alla Penna (1248 m, 0.45 ore), raggiunto da una strada asfaltata. La si incrocia la strada, si continua sul crinale (segnavia 90, Casentino Trekking e GEA), ci si tiene a sinistra a un bivio e si scende al Passo dei Fangacci (1226 m, 0.45 ore), dov’è un rifugio solitamente chiuso. Si torna per la stessa via al Prato alla Penna, si piega a sinistra sulla strada, poi si devia a destra per un altro sentiero nel bosco, che riporta all’Eremo (1.15 ore). 

Il sentiero della Val Fondillo (Abruzzo)

(120 metri di dislivello, 1.30 ore a/r, T)

Circondata da spettacolari faggete, rallegrata dalle acque del torrente Scerto, la Val Fondillo è percorsa dall’antica carrareccia che, attraverso il Passaggio dell’Orso, conduceva i pellegrini della Valle del Sangro al Santuario della Madonna di Canneto. Si parte dal posteggio a pagamento accanto alla ex-Segheria di Opi (1087 m), tra Opi e Villetta Barrea. A piedi si segue la carrareccia (segnavia F2), che costeggia il torrente, lascia a sinistra il sentiero F1 per il Monte Amaro di Opi e conduce al piccolo rifugio dell’Acqua Sfranatara (1201 m, 0.45 ore), in una bella radura in vista delle cime della Camosciara, tra cui spicca il roccioso Balzo della Chiesa. Si torna per la stessa via (0.45 ore), itinerari più lunghi conducono alla Grotta delle Fate, al Passaggio dell’Orso e al Monte San Nicola.  

Da Pian della Faggeta al Monte Semprevisa (Lazio)

(760 m di dislivello, 5 ore a/r, E)

Il Semprevisa, la cima più alta dei Monti Lepini, è legata al nome dell’alpinista Daniele Nardi, scomparso nel 2019 sul Nanga Parbat, che lo saliva spesso dal versante rivolto verso la pianura e la costa. Sul lato opposto la montagna è rivestita da meravigliose faggete. Dalle creste si vedono da un lato le vette più alte dell’Appennino, e dall’altro il Tirreno, Ponza e le isole vicine. Da Carpineto Romano si sale in auto al Pian della Faggeta (800 m). A piedi si segue una strada sterrata e si continua sul sentiero (segnavia 715) che sale tra rocce e ginepri ed entra in un vallone boscoso, che si risale verso la cisterna dell’Acqua Mezzavalle e una sella erbosa. Si piega a sinistra, si tocca la Sella del Semprevisa, e si continua (segnavia 710) per una spettacolare cresta rocciosa, a picco sul versante di Bassiano. Un ultimo strappo conduce alla vetta (1536 m, 2 ore), dove sono una croce e il memoriale che ricorda Daniele Nardi. Si scende per la stessa via (1.30 ore), oppure toccando il Monte La Croce e il Piano dell’Erdigheta (1 ora in più).

Le Gole di Jannace e il Santuario della Madonna di Pollino

(350 m di dislivello, 2.30 ore a/r, E)

Il versante lucano del Parco Nazionale del Pollino è rivestito da magnifici boschi. Questo spettacolare sentiero che si alza tra rocce e faggi consente di compiere uno spettacolare anello. Chi cerca una camminata più lunga può proseguire verso la sorgente Pitt’accurc’ e la Serra di Crispo, con i suoi pini loricati. Da San Severino Lucano si segue la strada per il Santuario della Madonna di Pollino fino a un piazzale (1262 m) ai piedi delle Gole di Jannace. A piedi si segue il sentiero (segnavia 924) che le risale con percorso spettacolare ed elementare, qua e là attrezzato con passerelle e ponticelli. Una salita verso destra porta a raggiungere (1590 m, 1 ora) il frequentato sentiero che proviene dalla Madonna di Pollino, e che si segue a destra fino al rifugio Pino Loricato e al Santuario (1530 m, 0.45 ore). Si torna alla base sullo spettacolare sentiero (segnavia 930 e SI) che si abbassa su un crinale affiancato da pareti rocciose, e poi scende a destra al punto di partenza (0.45 ore). Dal bivio 1590 m si può proseguire verso la Sorgente Pitt’accurc’ (1870 m, 1.45 ore a/r in più) o la vetta della Serra di Crispo (2053 m, 3.15 ore a/r in più).  

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