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Violento nubifragio investe le Marche, alluvione nella notte. Ci sono vittime e dispersi

Nella notte tra giovedì e venerdì un violento nubifragio ha investito le regioni dell’Appennino Centrale, portando ingenti danni in particolare tra Marche e Umbria. La regione marchigiana si trova a vivere un vero dramma, devastata da frane ed esondazioni di fiumi e torrenti nelle province di Ancona e Pesaro Urbino. L’alluvione verificatosi nella notte avrebbe causato, secondo gli ultimi aggiornamenti, almeno 9 morti.

Ci sono anche dispersi, il cui numero al momento è pari a 4, tra cui bambini, decine i feriti, centinaia gli sfollati. Colpiti i comuni dell’entroterra, in particolare Sassoferrato, Serra Santabbondio, Arcevia, Serra de Conti, Castelleone di Suasa, Cantiano, Ostra, Barbara, Trecastelli, e la città costiera di Senigallia. Il Consiglio dei Ministri ha deliberato lo stato di emergenza per la Regione e la Procura di Ancona ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e inondazione colposa, al momento a carico di ignoti.

“Ci sono stati momenti di terrore, con quantitativi di acqua veramente straordinari – ha dichiarato il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio a seguito della riunione in Prefettura svoltasi ad Ancona questa mattina – . “È piovuto in qualche ora un terzo di quello che normalmente piove in queste zone in un anno e in alcune zone ha piovuto il doppio di quello che piove in estate. È stato un quantitativo di acqua che si è riversato sui territori in maniera repentina portando scompiglio e morte”.

“È abbastanza evidente – ha aggiunto Curcio – che l’evento, per come si è manifestato, è stato molto molto peggiore di quello che era stato previsto”.

Smottamenti e allagamenti si sono registrati anche nella provincia di Macerata. In queste ore il premier Draghi dovrebbe raggiungere Ostra, per visitare i territori colpiti dal maltempo e presiedere alle riunioni operative con il coordinamento dei soccorsi e con le le autorità locali.

Il maltempo ha colpito duramente anche l’Altotevere e l’Alta Umbria, causando frane e allagamenti. Fortunatamente non si registrano vittime. La Regione si è attivata per ottenere lo stato di calamità nazionale.

Per tutta la notte, e nel corso della giornata odierna, tra le due Regioni hanno operato senza sosta protezione civile, vigili del fuoco, forze dell’ordine, tecnici dell’ANAS e volontari, per prestare supporto alla popolazione, evacuando i tanti bloccati da allagamenti e smottamenti nelle proprie abitazioni o auto, per ripristinare quanto prima la viabilità interrotta e effettuare i necessari controlli a ponti e viadotti.

Italia impreparata al cambiamento climatico

Ci troviamo ancora una volta di fronte a un evento estremo. E come dichiarato a Sky Tg24 da Fabrizio Curcio, “purtroppo dovremo abituarci a conviverci, poichè saranno fenomeni ricorrenti.”

Che il cambiamento climatico comporterà – stia anzi già comportando – un aumento in frequenza dei fenomeni estremi è un argomento affrontato a più riprese, soprattutto in questo anno critico, caratterizzato da un inverno anomalo, estremamente avaro di precipitazioni, e una estate altrettanto siccitosa e caratterizzata da continue ondate di calore. I danni della scorsa notte nel cuore dell’Appennino sono ennesima prova della fragilità di un territorio non pronto a tale scenario.

“Da un punto di vista meteoclimatico ed idrologico l’evento meteorologico che ha interessato i settori montani delle province di Ancona e Pesaro può essere statisticamente caratterizzato dal termine “estremo”, visto che i tempi di ritorno presunti calcolati preliminarmente sono dell’ordine di alcune centinaia di anni. I 410 mm caduti a Cantiano (PU) sul versante occidentale del Monte Catria rappresentano il 29% della precipitazioni totali annuali su una serie storica molto estesa nel tempo, dunque adeguata per caratterizzare i clima pluviometrico. Si è trattato di un temporale autorigenerante definibile come “V-Shaped”, struttura molto rara e caratterizzata da particolari condizioni termodinamiche e che apportano effetti atmosferici reiterati, prolungati nel tempo e di magnitudo elevatissima – le parole di Massimiliano Fazzini, climatologo, Coordinatore dell’Area Tematica sul Rischio Climatico della Società Italiana di Geologia Ambientale (SIGEA) – . Il complesso contesto orografico locale ha amplificato l’intensità delle precipitazioni. Evidentemente, con il forte surriscaldamento delle acque superficiali dei mari che circondano la nostra penisola e le isole, all’arrivo delle prime avvezioni di aria piu fredda di origine atlantica o polare, i contrasti termodinamici tra le due masse d’aria potranno favorire lo sviluppo di sistemi perturbati caratterizzati da precipitazioni notevoli.”

“Di conseguenza – conclude Fazzini è giunta l’ora che il cittadino in primis debba adattarsi a questo nuovo tipo di fenomeni atmosferici cercando di ridurre al minimo le possibilità di essere coinvolto dagli effetti di precipitazioni cosi intense; d’altro canto le istituzioni debbono finalmente comprendere che occorre rapidamente ricorrere a strumenti di pianificazione che contengano delle azioni mirate a mitigare il più possibile gli effetti del  rischio climatico,  come ad esempio  i piani di adattamento comunale o di bacino”.

“Il clima è cambiato, esistono due facce della stessa medaglia: Siccità e Alluvioni – aggiunge il geologo Endro Martini Coordinatore Nazionale Area Tematica Contratti di Fiume di SIGEA APS – .Gli eventi estremi come quello che abbiamo avuto ieri nelle Marche trovano il sistema antropico ancora impreparato, e incapace di accoglierli. Stessa cosa quando abbiamo periodo siccitosi. È assolutamente urgente e necessario declinare programmi triennali con interventi strutturali e non strutturali, per attuare nel breve, medio e lungo termine una vera prevenzione e un adattamento del sistema antropico per accogliere gli eventi estremi senza subire danni. La transizione deve andare verso una gestione integrata e coordinata multirischio per “alluvioni – siccità  – incendi boschivi” (rischi maggiori che hanno a che fare con l’acqua) non solo come puro adattamento ma come passaggio culturale dalla gestione delle crisi alla gestione preventiva del rischio anche attraverso strumenti partecipativi quali i Contratti di Fiume, incontri per individuare strategie territoriali e azioni congiunte per innalzare la resilienza delle aree, attività di animazione per rendere fattibile e disseminare  progetti territoriali collettivi e condivisi di prevenzione, adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici nel territorio individuato. Un Piano Nazionale di Gestione dell’Acqua”.

“Cambiamenti climatici e siccità espongono l’Italia ad alto rischio idrogeologico. Da anni proponiamo soluzioni inascolate per aumentare la resilienza dei territori”, lamenta sui social la ANBI (Associazione Nazionale Consorzi gestione e tutela territorio e acque irrigue), riportando alcuni dati forniti dalla Rete Meteo Idropluviometrica Regionale delle Marche:

  • A Cantiano, il comune più colpito, sono caduti 420 millimetri di pioggia dalle ore 15.00 alle ore 22,30 (di cui quasi mm. 200 tra le ore 17.00 e le ore 19.00), circa la metà di quanto piovuto in tutto il 2021 e la temperatura è scesa dai 26 gradi delle ore 14.00 ai 17,3 gradi alle ore 16.00.
  • A  Barbara, dalle ore 15.00 alle ore 22,45 sono caduti mm.127 di pioggia (mm.80 dalle ore 17,30 alle 19,30).
  • A Scheggia mm. 187,2 (oltre mm. 50 in 30 minuti).
  • Il fiume Misa è straripato a Senigallia (dove sono piovuti solo mm.5,6): alle ore 22 aveva un’altezza di cm.21, alle ore 23,45: m.5,31!
  • Il fiume Sentino, che aveva toccato nei giorni scorsi uno dei tanti record negativi (cm.-41), alle ore 19,30 di ieri era salito a m.3,67!

Dati su cui l’associazione invita a riflettere. “Rabbia, tanta rabbia e tanto dolore per le persone che stanno perdendo beni e soprattutto affetti familiari – le parole del Presidente Francesco Vincenzi -. Oltre a ciò, la consapevolezza che eventi meteo come quello, che sta colpendo le Marche, possono ripetersi già nelle prossime ore in altre zone d’Italia. Nessuno ora dica di non sapere, perché sono anni, che lo denunciamo in sintonia con la scienza, accrescendo l’allarme nei mesi scorsi: il territorio italiano è alla mercé dei cambiamenti climatici e dell’estremizzazione degli eventi meteo dopo anni di mancati investimenti nella sicurezza idrogeologica dei territori. Lo ripetiamo ancora una volta a lettere cubitali, perchè proprio ieri l’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche aveva segnalato: le Marche e l’Italia centrale sono state colpite da una straordinaria siccità, cui è collegato un poco percepito, ma alto rischio idrogeologico, conseguenza di finora inusuali fattori climatici, cui si uniscono terreni inariditi dalla siccità ed infrastrutture idrauliche, rese insufficienti anche dalla crescente cementificazione.”

“Ora inizierà la litania della dichiarazione dello stato di calamità – aggiunge il direttore generale Massimo Gargano che, dati alla mano ristorerà solo il 10% dei danni subiti dalle persone, senza considerare l’incommensurabile perdita di vite umane e poi comincerà l’ennesimo stato d’emergenza con costi 7 volte maggiori degli interventi in prevenzione e lunghi tempi di ricostruzione, cui si devono sommare le perdite per l’economia e lo sviluppo delle comunità. Soprattutto ora, in campagna elettorale, comincerà l’uso dei verbi della buona volontà al futuro, quando da anni, come ora, ripetiamo che bisogna intervenire con urgenza per adeguare la rete idraulica del Paese per la quale, nel 2020, abbiamo presentato un ennesimo Piano di Efficientamento con 858 interventi prioritari, perlopiù definitivi ed esecutivi, cioè cantierabili, capaci di aumentare resilienza ed occupazione, ma ancora disatteso.”
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Un commento

  1. Con tutto il rispetto per le vittime
    Ma e’ ora di finirla che tutte le sante volte che c’è un nubifragio ecc… date la colpa ai cambiamenti climatici.
    In queste zone sono passati esattamente 8 anni dall’ultimo alluvione. Cosa è cambiato? nulla.
    Sono stati stanziati milioni di euro per ripristinare gli argini dei torrenti, cosa è successo?? nulla!!!
    Idem questa estate: invece di approfittare dei torrenti, fiumi, valli in secca e pulirli togliendo le piante cresciute, svuotare gli alveoli dalla sabbia accumulata, cosa è stato fatto? nulla!!
    E’ inutile che il sindaco di Senigallia in un intervista ha dichiarato: Non siamo stati avvisati…. AVVISATI da chi?? sono anni che potevate sistemare le cose, e non avete fatto nulla!!! Vergogna!!!
    La natura prima o poi si riprende quello che è suo.
    Ne vedremo delle belle anche nei prossimi anni se continuate a non pulire nulla.
    e smettetela di dire che è colpa dei cambiamenti climatici. E’ colpa del menefreghismo di chi ci governa.

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