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Valchiavenna, testa di lupo appesa a un palo con un messaggio: “I professori parlano, gli ignoranti sparano”

La riespansione del lupo sul territorio italiano è una conquista in termini di biodiversità ma determina al contempo il diffondersi e l’acuirsi del problema della difficile convivenza tra il predatore e l’uomo, in particolare quando si parla di allevamenti in quota. Le predazioni aumentano e con esse cresce il malcontento di un settore che non si sente adeguatamente tutelato. Una situazione delicata che, mentre si attende la definizione di un “Piano Lupo” su scala nazionale, porta di tanto in tanto a manifestazioni estreme di disappunto. Come avvenuto nei giorni scorsi in Valchiavenna, dove la testa di un lupo è stata appesa a un cartello stradale, accompagnata da un lenzuolo insanguinato utilizzato come striscione, contenente il seguente messaggio: “I professori parlano, gli ignoranti sparano”.

Il cartello è situato all’ingresso della frazione di Era, Comune di Samolaco (SO), una zona in cui negli ultimi mesi sono state registrate diverse predazioni ovine e numerosi avvistamenti. A imbattersi nella macabra scena sono stati alcuni automobilisti. Sul posto è intervenuto il nucleo faunistico della polizia provinciale di Sondrio, che ha provveduto a rimuovere i resti. La testa sarà sottoposta ad analisi dall’istituto zooprofilattico.

Un episodio grave e da condannare

Un episodio gravissimo e da condannare, come dichiarato al Corriere della Sera da Davide Trussoni, presidente della Comunità montana della Valchiavenna. “Una provocazione inutile e becera, che però è espressione del forte segnale di disagio e preoccupazione che gli allevatori della zona stanno vivendo per la continua minaccia che il lupo incarna. In una recente lettera inviata alle istituzioni avevo segnalato come la situazione fosse diventata ingestibile e quanto accaduto ne è l’esempio lampante. Il lupo non può essere considerato un animale in via di estinzione, occorre pensare a un adeguamento normativo che ne consenta la corretta gestione.”

Il gesto è di per sé deprecabile ma evidenzia la necessità di trovare soluzioni in tempi brevi. Parere su cui si trova concorde il Sindaco di Samolaco, Michele Rossi che dichiara a Repubblica: “Si tratta di un gesto inammissibile e da condannare senza se e senza ma, da cui però traspare la condizione di profondo disagio che sta vivendo da tempo non solo Samolaco, ma l’intera Valchiavenna. Negli ultimi mesi ci siamo ritrovati questi predatori anche in centro paese e durante il giorno. C’è preoccupazione per la sicurezza delle persone e per quella del bestiame”.

Le uccisioni non servono

“Un atto criminale e macabro che vede, oltre all’ennesimo delinquenziale episodio di bracconaggio verso il lupo – lo sfogo del WWF Italia in un comunicato ufficiale –  la triste esibizione della sua testa e un chiaro messaggio contro la presenza del predatore e contro chi cerca di favorire una pacifica coesistenza con le attività umane. Questa la denuncia del WWF Italia, che auspica che le indagini portino ad individuare i responsabili dell’atto criminale, e che finalmente si arrivi a condanne esemplari verso gli autori. Nonostante ancora oggi centinaia di lupi in Italia ogni anno siano vittime di atti di bracconaggio, le condanne ai bracconieri negli ultimi decenni si contano sulle dita di una mano. E l’impunità e la cattiva informazione alimentano questo fenomeno, purtroppo in aumento soprattutto nelle aree di recente ricolonizzazione, dove il lupo è tornato stabilmente solo negli ultimi anni.”

“Il WWF Italia ribadisce inoltre che le uccisioni non favoriscono la risoluzione della problematica delle predazioni a danno del bestiame domestico – prosegue l’associazione – , come dimostrato da numerosi studi scientifici internazionali. Uccidere un lupo dunque è, oltre che un atto criminale, anche inutile per risolvere i conflitti con il settore zootecnico. La strada da seguire è chiara ed occorre un impegno costante da parte di tutti gli attori in gioco (istituzioni locali e nazionali, forze dell’ordine e associazioni di categoria) per liberare completamente il campo dall’illegalità e ottenere così risultati concreti e positivi. Per arrivare ad una pacifica coesistenza occorre lavorare su più fronti. Indagini rapide ed efficaci, punizioni esemplari per gli autori di tali crimini e diffusione di corrette informazioni sulle buone pratiche di convivenza sono i passi fondamentali per combattere l’illegalità e permettere a lupo e comunità umane di coesistere sugli stessi territori.”

“Ci siamo interrogati a lungo se pubblicare o meno la foto che ci è arrivata – aggiunge il WWF sui canali social – . Ma abbiamo deciso di non farlo per non alimentare eventuali emulatori e soprattutto per non dare visibilità a chi ha compiuto questo ignobile gesto”. Scelta che abbracciamo.

Necessario un Piano Lupo nazionale

Sulla necessità di un Piano Nazionale a difesa di imprese agricole e allevamenti di bestiame lungo Alpi e Appennini, si era espresso la scorsa primavera, a nome dei comuni montani italiani, il Presidente Nazionale UNCEM Marco Bussone, in occasione della diffusione dei dati relativi al primo monitoraggio nazionale del lupo in Italia. “Serve un piano e servono investimenti per difendere e proteggere le imprese agricole e gli allevamenti di bestiame lungo Alpi e Appennini – dichiarava Bussone – . Il ministro Cingolani abbia coraggio. E con il Mipaaf promuova in tempi rapidi un piano per salvare e proteggere imprese e agricoltura di montagna”. 

Sono passati mesi ma del Piano Nazionale ancora non c’è traccia. Argomento ripreso in una nota, emessa a seguito dell’episodio in Valchiavenna, dall’europarlamentare Alessandro Panza, responsabile delle politiche per le aree montane della Lega.

“Per quanto deprecabile e grave il sensazionale gesto è indubbiamente il grido disperato di aiuto di quei tanti allevatori che si sentono abbandonati dalle istituzioni, soprattutto dal governo, che non ha ancora applicato un ‘Piano lupo’ perché qualcuno sproloquia di convivenzascrive Panza -. La convivenza non si ottiene ignorando il problema o immaginando che il lupo sia la versione italiana delle vacche sacre indiane, protetto da una sacralità che lo rende intoccabile. Il lupo è diventato un serissimo problema per gli allevatori dell’arco alpino e non solo, e come tale va affrontato, senza tifoserie, come è stato fatto fino a oggi ‘w il lupo contro morte al lupo’ ma con un approccio pragmatico, che si può mutuare da altri Stati, come è stato fatto per esempio da Svizzera e Francia, che affrontano il tema con meno retorica, meno ideologia e più concretezza. Il ritorno del lupo è sicuramente una buona notizia per la biodiversità ma il suo ritorno non può avvenire sulla pelle e a spese degli allevatori e dei contadini alpini”.

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5 Commenti

  1. L’episodio grave da condannare e la morte dell’orsa in Val di Ledro a cura dei professori che parlano. Perché gli ignoranti oltre a sparare si alzano alle 4 la mattina per preparare pranzo e cena ai professori che SOLO PARLANO.

    1. Il lupo è un animale protetto la cui uccisione è reato. Spero che gli ignoranti
      che hanno violato la legge siano puniti. La storiella che tali individui si alzino
      alle quattro per manttenere coloro che parlano e non fanno niente, è una colossale
      fandonia che taluni raccontano per giustificare i peggiori abomini commessi
      contro un ambiente che è di tutti, non proprietà loro.

      1. Cacciatori e pastori hanno sempre avuto più rispetto dell’ambiente dei professori cheprogettano e autorizzano: ponti tibetani, panchine giganti, passerelle per selfie mega rifugi e bivacchi, impianti di risalita e di innevamento, condomini a 10 piani, strade in ogni dove, ecc. ecc

  2. Come l orsa, che riposi in Pace la dove è…animali non fidatevi di questo mostro che è il genere umano(o disumano!!!)

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