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Il costo dell’energia può fermare lo sci?

L’allarme di Valeria Ghezzi, presidente dell’ANEF

L’aumento del costo dell’energia può mettere a rischio lo sci? L’allarme arriva da Valeria Ghezzi, presidente dell’Associazione Nazionale Esercenti Funiviari (ANEF), che due giorni fa, in un’intervista all’Agenzia Giornalistica Italia, ha spiegato come la bolletta energetica rischia di dare un durissimo colpo all’industria della neve. L’energia, nelle stazioni invernali, serve a far funzionare funivie, cabinovie, seggiovie, skilift e tapis-roulant, e per azionare i “cannoni” dell’innevamento programmato. Gli appassionati dello sci di pista rischiano di trovarsi davanti a un aumento consistente del prezzo degli skipass, sia giornalieri sia per periodi più lunghi. I lavoratori del turismo invernale (15.000 addetti agli impianti, centinaia di migliaia se consideriamo gli alberghi, i ristoranti, le scuole di sci e il resto dell’indotto) rischiano di doversi fermare. 

Iniziamo con un passo indietro. Com’è andato l’inverno 2021-’22 per l’industria italiana dello sci?

Benissimo, molto meglio delle previsioni. Complessivamente, rispetto agli ultimi anni pre-Covid, c’è stato un calo del 10-15%. Ma le stazioni “di prossimità”, come Bobbio o il Monte Bondone, e praticamente tutto l’Appennino, hanno lavorato più di prima. In generale c’è stato un grande ritorno della clientela italiana. 

Secondo passo indietro. Sono arrivati i ristori stanziati dal Governo dopo il Covid? E quando?

Finalmente è arrivato tutto. Gran parte dei ristori per il 2020 sono arrivati entro il 2021. Gli ultimi pagamenti sono arrivati nello scorso aprile. 

Terzo passo indietro. L’estate 2022, torrida e secca e che segue un inverno quasi privo neve, rischia di creare un problema per i bacini che utilizzate per produrre la neve artificiale? 

In montagna l’acqua è sempre più rara, lo sappiamo bene. Non credo che sarà un problema riempire per la prima volta i nostri invasi, ma molte stazioni per lavorare tutto l’inverno li devono riempire due volte. Noi, a San Martino di Castrozza, lo dobbiamo fare tre volte. Ci riusciremo? 

Quarto e ultimo passo indietro. Com’è andata l’estate che sta per finire? Molti impianti delle Alpi e dell’Appennino hanno programmato delle aperture più lunghe che in passato. 

La montagna nell’estate del 2022 è andata benissimo. E’ una vacanza che risponde a un’esigenza reale della gente, ne siamo felici. Certo, il costo dell’energia, in queste settimane di settembre, ci costringerà a lavorare in perdita.  

Basta leggere un giornale o ascoltare i titoli di un telegiornale per sapere quanto sia aumentato il costo dell’energia negli ultimi mesi. Quanto incide sui bilanci delle società funiviarie l’energia per far girare gli impianti?

Per una cabinovia lunga due chilometri, la bolletta di luglio 2021 era di 12.000 euro. Quest’anno siamo arrivati a 34.000 euro, quasi il triplo. Per l’inverno, i 450.000 euro che mettevamo a bilancio negli anni scorsi sono già saliti a 1,2 milioni. In passato il costo dell’energia incideva sui bilanci per il 10%, ora siamo arrivati al 30%. E le previsioni, per l’inizio del 2023, parlano di ulteriori, forti rincari. 

Il problema è evidente e drammatico, ma è lo stesso di gran parte dell’economia italiana. La televisione e i giornali sono pieni di appelli di industriali, agricoltori e artigiani, e delle storie drammatiche di chi è costretto a chiudere. Pensa che il governo Draghi, e quello che arriverà dopo le elezioni, possano fare qualcosa per voi?

So bene che il problema riguarda gran parte dell’economia italiana. Essere inseriti tra le industrie energivore ci permetterebbe di avere dei bonus tariffari e fiscali. Fino a oggi, però, tutti i governi di Roma si sono preoccupati poco della montagna.

Pensa che i governi locali, da Aosta fino a Trento, possano fare qualcosa di più?

Non credo, il problema è nazionale ed europeo. Vedremo. Intanto il mio dovere è di sottolineare la situazione. 

In questo periodo, di solito, i comprensori sciistici delle Alpi e dell’Appennino annunciano i prezzi degli skipass. Finora però se ne sono visti pochissimi. Di quanto saranno gli aumenti?

Il quadro non è ancora completo, ma penso che mediamente l’aumento sarà dell’8-10% rispetto all’anno scorso. Le agevolazioni per chi acquista lo skipass online, però, dovrebbero contenere l’aumento reale a circa il 5%. 

Crede che questi aumenti, uniti a quelli di tutto il resto, daranno un colpo all’industria dello sci?

Lo temo, ma non ho una risposta certa. Per gran parte dei suoi praticanti lo sci è uno sport di passione, e per vivere le passioni spesso si risparmia sul resto. Si possono mangiare panini invece di andare al ristorante, si può attendere prima di cambiare l’abbigliamento o gli sci. 

Cambieranno le abitudini degli sciatori? Ci sono dei suggerimenti da dare?

Il mondo degli sci club esiste ancora, e spesso riesce a contrattare dei prezzi molto bassi con scuole di sci, strutture ricettive e impiantisti. Noi a San Martino di Castrozza ospitiamo moltissimi sci club che arrivano dal Trentino e dal Veneto, e i loro soci riescono a contenere le spese.

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4 Commenti

  1. Per fortuna sono anni che non frequento più le piste da sci: ciaspole, sci alpinismo….starsene a casa a fare altro….molto meglio che imbottigliarsi a far code davanti ad un impianto.
    Mi spiace per chi ci lavora con lo sci da pista ma quando io ho perso il lavoro per varie cause mi sono sbattuto e ne ho trovato un altro senza nessun ristoro pagato dal contribuente

  2. Oltre che a pensare al costo dell’energia e a come farne fronte, dovrebbero SERIAMENTE affrontare il tema “alternativa allo sci da discesa” e non solo chiedere sussidi per continuare a fare quello che ormai e’ destinato a ridimensionarsi fortemente. Sotto i duemila metri ormai lo sci da discesa e’ morto.

  3. Un economia costruita sullo sperpero presenta il conto. Non esiste un pasto gratis.
    La crisi del sistema delle stazioni sciistiche era già evidente, questo inverno sarà il colpo di grazia. Quanto costa la corrente per “sparare” la neve? E i gasolio per i gatti? E la benzina per arrivare alla pista dalla città?
    Mi sa che il gioco è alla fine per eccesso di costo.

  4. Mi dispiace per gli appassionati ma lo sci alpino, com’è praticato ai nostri giorni, non è sostenibile. Deve essere ripensato perché possa finalmente diventare uno sport che rispetta la natura riducendo l’impatto ambientale.

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