CronacaNews

Escursionista trovato senza vita nei pressi della ferrata Bepi Zac

Il Sindaco di Moena: "La ferrata è chiusa ma c'è chi non rispetta il divieto"

Martedì 23 agosto è scattata nella zona di Moena (TN) la ricerca per mancato rientro di un escursionista, conclusasi nella notte tra martedì e mercoledì con il ritrovamento del corpo del disperso nei pressi della ferrata Bepi Zac (Cime di Costabella, a nord del passo San Pellegrino).

La caduta in un tratto senza cordino

La chiamata al Numero Unico per le Emergenze 112 che ne denunciava la scomparsa è arrivata attorno alle 21.15. Il corpo senza vita dell’uomo, residente a Torino del 1988, è stato ritrovato nei pressi della forcella del Ciadin, circa 200 metri più a valle del sentiero attrezzato Bepi Zac, a una quota di circa 2.550 m.

L’escursionista era partito dal rifugio Taramelli in Val di Fassa e aveva lasciato detto di voler percorrere il sentiero attrezzato per raggiungere Cima Uomo. In prossimità della forcella del Ciadin è precipitato in un dirupo, in un tratto del sentiero dove non c’è il cordino metallico.

Le ricerche, partite immediatamente dopo la denuncia del mancato rientro, hanno coinvolto gli operatori della Stazione Centro Fassa che hanno perlustrato la zona della Val San Nicolò, lungo il versante nord di Costabella, mentre una squadra della Stazione di Moena ha percorso il sentiero attrezzato Bepi Zac da passo delle Selle, e una seconda squadra ha perlustrato la parte a valle tra l’Om Picol e la parete sud di Cima Ciadin e Cima Uomo. Attivata anche la vicina Stazione della Val Biois del Soccorso Alpino Veneto per perlustrare la parte sovrastante località Fuciade e la Val Tegnousa.

Intorno alle 1.30, i soccorritori che si trovavano lungo il sentiero attrezzato Bepi Zac hanno potuto individuare il punto dove si trovava l’uomo, sentendo il suo cellulare che veniva fatto squillare a intervalli regolari. Arrivati sul posto, per lui non c’era ormai nulla da fare. Dopo il nulla osta delle autorità competente, la salma è stata trasportata via terra fino a passo San Pellegrino e affidata al carro funebre.

Il sindaco di Moena ricorda il divieto di accesso alla ferrata

Secondo quanto riportato dal comunicato del Soccorso Alpino, l’escursionista “aveva lasciato detto di voler percorrere il sentiero attrezzato per raggiungere Cima Uomo”. Il sindaco di Moena, Alberto Kostner, ha tenuto a evidenziare nei giorni scorsi alla redazione dell’Adige.it chela Bepi Zac è chiusa da ordinanza sindacale dal febbraio del 2020 ma questo, purtroppo, non impedisce a tante persone di utilizzarla comunque“.

“Il divieto c’è, l’ordinanza c’è ma sono in tanti a non fermarsi davanti al divieto che quindi non viene osservato. Ma cosa posso fare? – lamenta il sindaco -. Mettere un agente della Locale o un carabinieri a presidiare un sentiero? Che poi l’accesso in montagna non è uno solo e quindi è un progetto impossibile”.

La messa in sicurezza del sentiero è ancora in corso. Nei 2 anni finora di lavori non sono tra l’altro mancate polemiche, come nel caso dei blocchi di cemento posizionati per consolidare alcuni torrioni di roccia, uno dei quali è stato dipinto di rosa da ignoti per esprimere “artisticamente” disappunto. Gli interventi “edilizi” in capo al Comune sono stati completati ma, come evidenziato da Kostner, mancano ancora chiodi, cordini e scalini. “Quando questo intervento sarà terminato e la Sat mi dirà che è tutto a posto, revocherò l’ordinanza.”

Tags

Articoli correlati

3 Commenti

  1. la salita a Cima Uomo è più esposta e tecnica dell’intera ferrata Bepi Zac, anche percorrendo entrambi i tratti di quest’ultima senza utilizzare le attrezzature e/o facendosi sicura su gli ancoraggi presenti, per cui se uno ne è consapevole (è chiaramente scritto nei vari punti di accesso), e decide di percorrerla come sentiero NON attrezzato per arrivare a Cima Uomo, non vedo quale sia il problema, ognuno dovrebbe potersi muovere liberamente basandosi su le proprie capacità, poi l’incidente mortale poteva succedere nella salita a Cima Uomo …o anche facendo le scale di casa

    1. Parole che suonano come ossigeno.
      Ebbasta con questa litania dei divieti.
      Basta.
      Non se ne puoi più.
      Lasciateci andare liberi per le nostre montagne
      così come ci lasciate andare liberi sulle nostre autostrade
      dove un morto in più o in meno non fa più alcuna notizia e non genera scalpore

  2. non è che anestesisti e neuro chirurghi li sfornino col copia incolla il sistema non regg e, tra mountainbikers, motociclisticlisti e incidenti sul lavoro monoppattinisti eordinari epatologi e ecc. fidarsi dei cartelli ! che pure ivolontari sonofrastornati tr a un soccorsoel’altroe traresferte al caldo tardo agostano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Back to top button
Close