AlpinismoAlta quota

Un drone in volo sulla vetta del K2

Perché accontentarsi di una foto di vetta a quota Ottomila quando si può portare con sé un drone e girare un bel video ricordo? Le immagini che vi mostriamo sono state realizzate proprio con un drone, decollato dalla vetta del K2 (8611 m). A decidere di affrontare la zona della morte con in spalla mezzo chilo di strumentazione è stato l’alpinista e film maker britannico Sandro Gromen-Hayes, giunto in vetta alla seconda montagna del Pianeta lo scorso luglio.

 

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Un successo doppio

Per Gromen-Hayes arrivare a quota 8611 e far decollare il suo DJI Air 2S ha rappresentato un successo doppio. Con il K2 aveva infatti un conto in sospeso. Nell’inverno 2021 era parte del team capitanato da Nirmal Purja ma come ben sappiamo il 16 gennaio di quell’anno, a realizzare la prima salita invernale, è stato un gruppo di alpinisti esclusivamente nepalesi. Con l’intenzione di completare la salita, è tornato in Pakistan nell’estate 2021 ma un incidente alla caviglia nel corso del trek di avvicinamento ha posto fine al tentativo. La terza volta è andata bene.

La seconda sfida cui facevamo cenno riguarda l’utilizzo del drone a quota Ottomila. Non si tratta della prima volta che il film maker prova a sfidare i limiti di tale tecnologia. Come ha raccontato sui social dopo la salita del K2, “ho provato per la prima volta a far volare un drone oltre 800 metri sull’anticima del Manaslu, ma il controller è morto prima che potesse decollare e io mi sono congelato nel tentativo di sistemarlo”. E non è finita qui. “Nel corso della spedizione invernale al K2 ho volato a 7100 metri, poi il drone è caduto dal cielo e poi Nims mi ha detto di tornare indietro”. E ancora, “sull’Everest sono arrivato vicino ai 7900 metri ma una giornata ventosa in vetta lo ha reso un peso morto.”

“Quest’anno le stelle si sono allineate e sono riuscito a farlo volare dalla vetta del K2 a 8611 m”, il commento soddisfatto dopo tante peripezie.

L’esilarante racconto della salita

Oltre al video spettacolare, merita uno sguardo il post Instagram descrittivo della salita che ha preceduto il volo estremo.

“Lasciamo campo 3.5, è il momento. Vetta, arriviamo! Neve croccante sotto i piedi, buio sopra di noi. Mentre ci avviciniamo a campo 4 guardo in alto e vedo una lunga fila di stelle, sogni che lentamente vanno incontro al loro destino. Il terreno è così tranquillo che non ci sono corde fisse, posso scegliere in libertà gli angoli dove urinare e fare le mie cose. Meraviglioso. Un po’ una delusione, devo ammetterlo. Questo è l’ultimo ostacolo? Le sezioni inferiori girano attorno a delle bande rocciose, salire è divertente e vario e totalmente differente. Dai K2! Davanti un muro di ghiaccio incombe nella notte. Mi sento un bruto nel nord. L’inverno sta arrivando. Sotto il Collo di Bottiglia c’è una banda rocciosa. Man mano che ci avviciniamo, la fila rallenta sempre di più. Neve e rocce cadono tutt’intorno. I ramponi stridono. Guardo in alto, iper vigile. Quel blocco potrebbe farci fuori tutti. Cerco potenziali nascondigli. Uno scalatore più avanti sta dedicando un sacco di tempo a fare calcoli sul collasso del seracco. Non sono sicuro che esista una soluzione positiva. Arriva a un punto ripido e manda tutto in malora. Un attimo è a cavallo della corda, l’attimo dopo sdraiato sotto di essa. Jeeeeesus. Per mezz’ora assistiamo allo spettacolo dei clown. Il K2 è morto e tutti meritiamo di morire. Finalmente supero la banda, mi tolgo la maschera e urlo ‘non preoccupatevi è più facile di quello che sembra’ alla lunga coda dietro di me. Un silenzio di morte. Una folla tosta. Affrontiamo il traverso sotto il seracco mentre il sole inizia la sua grande entrata in scena. La luce colpisce il ghiaccio, resto ipnotizzato.”

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