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Il ritorno alla musica dei Marlene Kuntz nasce in montagna e parla di clima

Lo scorso 3 luglio hanno suonato un concerto ai Piani del Vioz, Val di Pejo (TN), a oltre 2000 metri di quota nella splendida cornice del Parco Nazionale dello Stelvio. Possiamo definirla una svolta radicale per un gruppo musicale nato all’inizio degli anni ’90 con un orientamento culturale e sonoro radicato nella New York dei Sonic Youth o nella Berlino degli Einsturzende Neubaten e una frequentazione trentennale dei locali di musica live più alternativi d’Italia. Oppure è la dimostrazione che le vie dell’arte sono infinite e l’ispirazione creativa può nascere dallo scenario post industriale di una metropoli o da un paesaggio incontaminato di montagna con la medesima energia. Stiamo parlando dei Marlene Kuntz, la band cuneese che da quasi un anno ha avviato il progetto Karma Clima, nato lo scorso autunno con una serie di residenze artistiche in montagna, proseguito con l’uscita del nuovo singolo intitolato – non a caso – La fuga e con il tour estivo.

Un’esperienza che coniuga la crisi climatica con due grandi canzoni come Karma Police dei Radiohead e Karmacoma dei Massive Attack e vedrà il culmine a settembre con l’uscita del nuovo album. È un svolta inattesa dopo 6 anni di silenzio discografico che ha attirato sui Marlene un’attenzione nuova; infatti, a partire dalla scorsa primavera, hanno partecipato ai festival cinematografici di Trento e di Cinemambiente, oltre ad aver suonato in contesti molto vari e insoliti come la Mole Antonelliana a Torino, il piccolo borgo alpino di Ostana (CN) o gli alpeggi in quota sopra Pejo. Una dimostrazione anche plastica che la mescolanza dei generi e l’uscire dai luoghi deputati crea curiosità e interesse: in poche parole funziona.

Come è nata l’idea del progetto Karma Clima?

Cercavamo l’esperienza di una residenza artistica – racconta Cristiano Godano, leader della band – che è una tradizione molto radicata in altri mondi creativi, come l’arte figurativa, la poesia e la letteratura. Ne abbiamo organizzate tre, di cui due in montagna perché è il luogo a cui sempre più persone guarderanno per scappare dal caldo soffocante delle pianure e delle città, ma resta al contempo un ambiente molto fragile che dobbiamo proteggere. La scelta è caduta su Ostana, ai piedi del maestoso e simbolico Monviso, una borgata rinata grazie al lavoro dal basso dei residenti, di alcune associazioni e dell’amministrazione comunale. Poi su Paraloup, sempre in provincia di Cuneo, dove l’associazione intitolata allo scrittore Nuto Revelli ha dato una nuova funzionalità alle antiche baite occupate dalla prima banda partigiana guidata da Duccio Galimberti e Dante Livio Bianco. E infine sul Birrificio Baladin di Piozzo, questa volta non in montagna, che nella Provincia Granda è un importante punto di riferimento della musica dal vivo.

Concretamente come si sono svolti?

Individuavamo i locali adatti per installare uno studio mobile e poi alternavamo sessioni di registrazione, momenti di composizione e situazioni di interscambio con laboratori e incontri. A Ostana, per esempio, ci siamo confrontati con un apicoltore, una pittrice, un ragazzo che sta attraversando le Alpi a piedi per sensibilizzare sul cambiamento climatico e anche con una società che realizza colonne sonore. In mezzo a tutto ciò, io riuscivo a ritagliarmi degli spazi per isolarmi a scrivere i testi.

Che tipo di ispirazione avete trovato?

In montagna chi ha fede trova Dio. Per me è un luogo dove sento il cielo a portata di mano, dove riesco a connettermi con la componente più trascendente e spirituale del nostro essere umani. I ritmi e gli stili di vita di questo mondo, che per inciso mi fa sempre più schifo, ci allontanano sempre di più da questi aspetti. Posso dire, quindi, che è stata un’esperienza molto feconda.

Che rapporto avete con la montagna?

Siamo di Cuneo, una terra circondata dalle montagne che sono un vero luogo di riferimento. Ammetto di avere un’attitudine pigra, ma in montagna mi sento bene, ho con essa un rapporto terapeutico. Anni fa avevo letto una metafora affascinante: l’alpinismo come mistica della fatica inutile. Effettivamente una camminata in montagna è un’attività completamente priva di scopo, secondo i canoni del mondo in cui viviamo, però mi piace e mi ispira. Premetto che soffro di vertigini, per cui le mie passeggiate si limitano ai sentieri, ma capisco che per un’alpinista è la stessa cosa. Anche questa è una forma di trascendenza.

Come sta andando il tour estivo?

È un’esperienza molto eccitante perché ci sta portando a conoscere contesti nuovi e stimolanti. Da un lato è bello tornare nei locali dove suoniamo regolarmente da 30 anni, ma uscire dai soliti giri ci arricchisce molto. Abbiamo percepito la sacralità di suonare in un monumento come la Mole Antonelliana e in contesti naturali straordinari come Pejo e Ostana. Nelle date canoniche suoniamo i pezzi di repertorio con due canzoni nuove, invece nei luoghi più insoliti proponiamo la Karma Clima Experience che prevede alcune dilatazioni psichedeliche in sintonia con i luoghi circostanti.

Il singolo La Fuga ha già anticipato alcuni temi che avete sviluppato con il progetto Karma Clima. Puoi raccontarci altro?

Non voglio svelare troppo. Gira voce che sarà il nostro album più elettronico. Preferisco dire che sarà quello più ricco di suoni e sonorità, come si sente nel singolo con i campanacci delle mucche che abbiamo effettivamente registrato in un alpeggio in montagna.

Il singolo La Fuga

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