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127 ore in trappola nel canyon dello Utah, la coraggiosa storia di Aron Ralston

Ci sono film in grado di far sudare più delle ondate di calore estive. Provare per credere. Il titolo che vi consigliamo oggi è “127 ore” (USA, Gran Bretagna, 2010, 90′). Una pellicola da affrontare con coraggio, controllando il respiro minuto dopo minuto. Difficile non lasciarsi trascinare dall’ansia mentre sullo schermo si sviluppa una vicenda ad alto contenuto di adrenalina, realmente accaduta. Il protagonista è Aron Ralston, ingegnere americano appassionato di arrampicata e canyoning, che si ritrova intrappolato per 5 lunghi giorni nel canyon dello Utah. Nel dettaglio, intrappolato con un braccio tra le rocce dello Utah. Totalmente solo. Il film è disponibile su Prime Video, in lingua italiana.

“127 ore” vede alla regia il talentuoso Danny Boyle, autore di film quali “Trainspotting”, “The Beach”, “Steve Jobs” o “The Millionaire” (che è valso un Premio Oscar come miglior regista), per citarne alcuni. A vestire i panni del protagonista Aron Ralston è James Franco. Il film trae ispirazione dal racconto autobiografico di Ralston, “Between a Rock and a Hard Place”, pubblicato nel 2004, un anno dopo l’accaduto (in Italia pubblicato da Rizzoli con il titolo di “127 ore – Intrappolato dalla montagna”).

Sinossi

Aron Ralston, classe 1975, parte nel 2003 per trascorrere qualche giorno di ferie nel Blue John Canyon. Un viaggio in solitaria per godersi qualche scalata tra le rocce rosse dello Utah. In famiglia lascia detto quando tornerà ma non dà indicazioni sulla sua destinazione. Una grave leggerezza. L’avventura inizia bene, incrocia sul suo percorso anche una coppia di escursioniste smarrite cui fa da guida, poi torna alla sua solitudine. Mentre è intento ad arrampicare nel canyon, sceglie un appiglio instabile e scivola. Insieme ad Aron precipita anche un masso che finirà per bloccargli un braccio tra le rocce. Non c’è modo di muovere l’arto, né la roccia.

Aron capirà che non c’è soluzione, è bloccato in un luogo di cui nessuno a casa sa, dunque nessuno andrà a cercarlo. Inizia a domandarsi quanto possa sopravvivere in quelle condizioni. Dopo 5 giorni senza cibo né acqua, tra pensieri e allucinazioni, decide di tentare un gesto estremo: liberarsi da quella trappola tagliando il braccio con un coltellino.

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