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Lupo ucciso a fucilate nelle Marche. Per gli animalisti “spregevole atto di bracconaggio”

La crescente presenza del lupo lungo la Penisola rappresenta un problema. Si moltiplicano le segnalazioni di avvicinamento ai centri abitati, non solo in aree montane ma anche in pianura. E come ogni problema è evidente che sia necessario trovare una soluzione. Ci siamo trovati ad affrontare il tema nei mesi scorsi, dando uno sguardo fuori dai confini nazionali, dove c’è già chi ha optato per una soluzione drastica: l’abbattimento. In Italia, mentre si resta in attesa di disposizioni da parte del Ministero della Transizione Ecologica su come affrontare “l’emergenza lupo”, c’è chi opta per la via del bracconaggio. Una uccisione volontaria di un esemplare che ha particolarmente scosso l’opinione pubblica, si è verificata di recente nelle Marche. Il lupo, ucciso a fucilate, non è infatti la prima vittima di bracconaggio in zona negli ultimi mesi.

A inizio del 2022 la LAC (Lega per l’Abolizione della Caccia) delle Marche ha denunciato quella che è stata definita come una vera e propria campagna di terrore: 3 lupi uccisi in 3 località e con modalità diverse (uno a fucilate, uno con bocconi avvelenati e uno rimasto bloccato in un laccio per cinghiali), di cui due dotati di radiocollare in quanto in precedenza soccorsi e curati dal CRAS Marche e poi ricoverati nel Centro specializzato di Monte Adone vicino Bologna. I loro nomi erano Valentino, chiamato così perché era stato ritrovato la prima volta intrappolato in un laccio per cinghiali nel ranch del campione di motociclismo Valentino Rossi, e Drago.

Forse una simulazione di investimento

La carcassa dell’ultima vittima a quattro zampe è stata trovata nella mattina del 9 aprile lungo il tratto di strada tra le frazioni di Prosano ed Avacelli di Arcevia (Ancona). In un primo momento, come non è raro che accada, si è pensato a un investimento, a una morte dunque accidentale. Ma le analisi condotte dal Cras Marche, intervenuto sul posto, hanno evidenziato “la presenza di un’ampia ferita da arma da fuoco nel ventre, con un foro d’ingresso di un proiettile“.

Non è detto che il lupo sia stato ucciso proprio in quel punto, potrebbe – cosa ancora peggiore – essere stato ucciso altrove e trasportato al sito del ritrovamento per simulare l’investimento accidentale. Altra possibilità è che l’esemplare gravemente ferito, si sia trascinato fin quando le forze lo abbiano consentito, dal punto del ferimento fino a quello del ritrovamento. La prima ipotesi resta la più accreditata.

Un episodio gravissimo

Le associazioni animaliste definiscono l’episodio gravissimo, e tornano a sottolineare come nella zona stia crescendo il numero di “incidenti” simili. Lupi uccisi a fucilate, avvelenati, finiti nelle trappole per cinghiali.

“E’ fin troppo chiaro ormai come il lupo, essendo il naturale e principale predatore del cinghiale, sia diventato per questo il principale “competitor” e quindi anche un potenziale “bersaglio”, delle numerose squadre di cacciatori di cinghiali marchigiane”, scrivono Lac e Lav Marche.

A favorire una simile situazione fuori controllo è inoltre “il fatto poi che la Regione, come molte altre regioni, con la scusa della peste suina, permetta anche in questo periodo primaverile, quindi al di fuori della normale stagione venatoria, che si effettuino delle braccate al cinghiale, anche nelle vicinanze dei centri abitati, non fa altro che esasperare questo conflitto tra cacciatori e lupi. Come pure il pesante clima di odio e di demonizzazione nei confronti del lupo in atto da anni”.

Lac e Lav chiedono pertanto con urgenza “un incontro tra i vertici dei Carabinieri Forestali regionali e delle Province di Ancona e Macerata con le parti in causa, per fare il punto sulla situazione e stroncare una volta per tutte questo vile e spregevole fenomeno del bracconaggio nei confronti del lupo, ma anche di altre specie animali e che negli ultimi decenni è purtroppo aumentato in modo esponenziale in tutta la Regione”.

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