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Schivari, il mio speed riding in Perù

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BOLZANO — Si è conclusa con una vittoria a metà la spedizione di Max Schivari nella Cordillera Blanca. L’alpinista era partito con l’ambizioso progetto di praticare lo speed riding sulle più alte montagne peruviane. Il maltempo gli ha proibito l’Huascaran, ma l’obiettivo è stato pienamente raggiunto su un altro monte di più di 5000 metri. Ecco il racconto della sua avventura.

Nel progetto originario di Max Schivari c’era l’idea di scalare e scendere in speed riding da tre imponenti cime del Perù: il Nevado Pisco (5752 metri), il Chopicalqui (6354 metri) e il leggendario Huascaran (6768 metri) la vetta più alta della Cordillera Blanca. Un programma ambizioso insomma quanto difficile, studiato per lo più senza dati certi di spedizioni precedenti.
 
Partito ai primi di maggio, l’alpinista e sciatore una volta arrivato a destinazione ha però trovato una situazione inaspettata. Le condizioni climatiche gli hanno infatti impedito di realizzare appieno il suo progetto, sebbene sia riuscito comunque ad ottenere la vittoria su una cima diversa. Ecco il racconto della sua impresa.
 
Come è nata l’idea della spedizione in Perù?
L’anno scorso abbiamo fatto una spedzione prettamente alpinistica in Cordillera Blanca e qui ho avuto modo di conoscere vari posti dove ci sarebbe potuto praticare lo speed riding. Era molto difficile cercare di capire che tipo di pendio si poteva prestare a questo sport, che prevede l’utilizzo degli sci insieme al parapendio: la quota infatti riduce moltissimo la portanza della vela. L’impresa che volevo tentare era qualcosa di mai fatto prima, quindi non avevo esempi su cui basare le mie valutazioni.
 
Cosa è successo quest’anno?
Quest’anno sono partito in spedizione con le idee chiare, ma quando io e gli altri componenti del gruppo siamo arrivati in un Perù ci siamo subito resi conto che i cambiamenti climatici avevano intaccato anche queste montagne. Lì quest’anno è caduta tanta neve, una cosa piuttosto insolita in questa zona. Questo ci ha impedito in parte di fare tutto quello che volevamo fare. Siamo saliti prima cima sul Nevado Pisco, alto 5752 metri: siamo arrivati in vetta ed ero pronto a scendere in volo. Io ero da solo con la vela, le decisioni spettavano solo a me e non è stato facile. Per motivi climatici ho dovuto rinunciare allo speed riding e scendere solo con gli sci. Non che mi sia dispiaciuto, è stata una sciata bellissima.
 
E invece sul Chopicalqui e sull’Huascaran com’è andata?
C’era troppa neve e quindi un forte pericolo di valanghe, così le guide locali ci hanno proprio sconsigliato di salire, e ci hanno deviato su un’altra cima in una valle vicina più o meno della stessa quota, dove secondo loro avremmo trovato un ghiacciaio che si sarebbe prestato molto bene allo speed riding. L’obiettivo primario era l’Huascaran, dove dovevamo salire per la via normale, ma le condizioni della montagna erano proibitive. Così ci siamo diretti verso la nostra nuova meta, una montagna alta circa 5700 metri. Siamo saliti in vetta e qui finalmente ho potuto scendere in speed riding. E’ stata dura, ma siamo stati i primi a farlo in Cordillera Blanca, come ci hanno confermato le guide professionali locali. Se fosse passato qualcun altro con la vela loro l’avrebbero saputo, e invece ci hanno detto che eravamo i primi in assoluto.
 
Soddisfatto quindi?
Alpinisticamente non sono molto: da questo punto di vista l’anno scorso abbiamo avuto molte più soddisfazioni. Per quel che riguarda il volo invece sono molto contento perchè sono riuscito comunque a fare speed riding, a sciare e volare. Però se ci fosse un’altra possibilità, un’altra spedizione forse prenderemmo delle decisioni un po’ diverse.
 
Ci riproverai?
Sì, è molto facile.
 
Che progetti hai invece per l’immediato futuro?
Con l’organizzazione Tiahuanaco stiamo pensando insieme a Jimmy Pacher, campione del mondo di parapendio, dei possibili progetti futuri di speed riding in Italia. All’estero infatti questo sport è più diffuso, sarebbe bello riuscire a portarlo anche da noi.
 
 
Valentina d’Angella

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