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In montagna con superficialità, boom di interventi del Soccorso Alpino

In primavera arriva per il CNSAS il momento di tirare le somme sull’anno ormai concluso. E iniziano in questi giorni a essere diffuse le prime statistiche su scala regionale relative al 2021. Ad aprire le danze è il Soccorso Alpino e Speleologico del Veneto, il cui report relativo alle emergenze dell’anno passato desta inevitabili riflessioni. Emerge dai dati esposti che la pandemia abbia in un certo qual modo cambiato l’approccio alla montagna. Si opta in maniera prevalente per un turismo di prossimità e si tende a peccare di superficialità. Condizioni che, come la cronaca dei mesi passati ci ha dimostrato, non sono certo caratteristiche soltanto della regione Veneto, ma descrivono in senso più ampio un fenomeno diffuso lungo tutto lo Stivale.

I dati del CNSAS Veneto

L’attività operativa svolta nel corso del 2021 dagli organici del Soccorso alpino e speleologico Veneto in stretta sinergia con le Centrali Operative del Suem 118 della Regione del Veneto di Pieve di Cadore, Padova, Treviso, Verona e Vicenza si è attestata a 1048 interventi, con un aumento di quasi il 6% dei soccorsi sanitari.

Rodolfo Selenati, presidente del Soccorso Alpino e Speleologico Veneto: “Nel 2021 si è registrato un incremento significativo dei soccorsi sanitari, il 6 per cento in più, dovuto a una tendenza già segnalata l’anno precedente e dovuta in larga parte alla pandemia, ovvero l’aumento del turismo di prossimità. Se da una parte si sono registrati tantissimi frequentatori nelle nostre montagne, che hanno preferito la sicurezza data da luoghi vicini e all’aria aperta, dall’altra ci siamo purtroppo dovuti confrontare con una maggiore superficialità nell’affrontare le escursioni e le diverse discipline outdoor. Sono così lievitate le emergenze legate a comportamenti superficiali, incapacità, perdita dell’orientamento, abbigliamento inadeguato, sopravvalutazione delle proprie condizioni fisiche. Fondamentale per noi resta la formazione.”

“A causa delle prescrizioni antiCovid, nel 2020 eravamo stati costretti a limitare fortemente i momenti addestrativi – prosegue il presidente – , nel 2021, grazie anche all’apporto della Scuola sanitaria, che ha costantemente aggiornato le disposizioni nel rispetto della normativa vigente, e di tutte le Scuole tecniche, siamo riusciti a riprendere quasi completamente le attività formative dei nostri volontari e si sono pertanto eseguite quelle attività indispensabili e non procrastinabili, per il mantenimento delle qualifiche e praticità tecniche, che sono fondamentali per la salvaguardia dei volontari stessi e degli utenti che vengono soccorsi. Ringrazio le centrali del Suem, con cui collaboriamo quotidianamente, la Protezione civile della Regione Veneto e l’Assessorato alla sanità di cui siamo diventati punto di riferimento. Il mio ringraziamento speciale va a tutti i nostri volontari e alle loro famiglie che li sostengono quotidianamente”.

Numeri delle missioni

Per le tre Delegazioni, II Dolomiti Bellunesi (con le Stazioni che coprono i territori di Belluno e Treviso), XI Prealpi Venete (per Padova, Verona e Vicenza) e VI Speleologica, l’attività operativa svolta nel corso del 2021 dagli Organici del CNSAS Veneto in stretta sinergia operativa con le Centrali Operative del SUEM 118 della Regione del Veneto (Pieve di Cadore, Padova, Treviso, Verona e Vicenza) ha superato nuovamente la soglia fatidica dei 1000 interventi, infatti 1156 sono le persone soccorse nel corso di 1048 interventi, che confermano il trend in aumento rispetto agli ultimi anni.

Gli interventi fatti sono prevalentemente di natura sanitaria (939) ma in 90 casi il SASV è stato chiamato ad intervenire in supporto alla Protezione Civile Regionale e Nazionale. Come per Il 2020, il numero delle persone soccorse supera le 1000 unità, a confermare il trend in aumento nonostante le restrizioni dei vari DPCM e Decreti regionali per il contenimento del contagio da SARS CoV2, emanati nel corso della pandemia. Ma, proprio il periodo di restrizioni e la chiusura quasi totale di ogni luogo di ritrovo sia ludico, sportivo e culturale ha portato molte persone a frequentare quegli unici luoghi rimasti frequentabili senza restrizioni, ovvero le montagne. Purtroppo questa frequentazione poco formata e informata di persone, che affrontano la montagna senza preparazione fisica, né tantomeno tecnica e/o con attrezzatura non adeguata, ha contribuito all’aumento degli incidenti ma anche, alle richieste di aiuto per situazioni di pericolo venutesi a creare.

Oltre agli interventi di soccorso su infortunati, il cui luogo dell’incidente è segnalato e individuato, nel 2021 si sono registrati n. 72 eventi di ricerca con 89 persone soccorse, ovvero quegli interventi che riguardano persone la cui scomparsa viene denunciata dai familiari tipicamente verso sera quando la persona risulta non rientrata a casa. Si tratta degli interventi più complicati e nei quali viene utilizzata una grande quantità di personale, oltre al dover gestire altro personale proveniente da altre associazioni e/o amministrazioni dello Stato. Si riferisce a persone che frequentano la montagna in solitaria e senza lasciare una indicazione precisa sul proprio itinerario rispetto alle quali l’invito è sempre lo stesso: non andare da soli ma, nel caso, fornire indicazioni precise sul proprio itinerario e, possibilmente, dotarsi di quelle App di geolocalizzazione che possono essere installate sul moderni smartphone.

Interventi elicottero e squadre a terra

L’elicottero è ormai parte integrante e fondamentale del moderno soccorso alpino. La percentuale di intervento del mezzo aereo ormai si è attestata attorno al 35/40% circa e varia sia dall’orario giornaliero in cui avviene la chiamata sia, ovviamente, in base alle condizioni atmosferiche del momento. Occorre tener presente che l’impiego dell’elicottero non può comunque prescindere dalla presenza delle squadre a terra, sia per risolvere tutti gli interventi dove il mezzo non può intervenire, mediamente circa il 60/65 % degli interventi, sia perché le squadre a terra vengono movimentate anche in caso di intervento aereo per il quale rappresentano l’insostituibile riferimento per ogni problema legato alla individuazione del luogo, degli ostacoli alla navigazione aerea, al recupero dei compagni di escursione, ecc.

Persone tratte in salvo

Rispetto alle 1156 persone soccorse il 44 % circa degli interventi riguarda illesi, mentre un ulteriore 47,32 % riguarda i codici sanitari meno gravi (1 e 2) percentuali che indicano, soprattutto per la prima, la percezione della presenza del Soccorso Alpino sul territorio quale struttura attivabile anche per evitare di mettersi in situazioni di peggior pericolo.

Attività svolte al momento della chiamata

Rispetto alle attività coinvolte, l’escursionismo si conferma come l’attività più coinvolta nei soccorsi con un 51,10 %, ovviamente il dato è influenzato dal fatto che l’escursionismo è anche l’attività più diffusa ma dove si annidano anche i comportamenti più a rischio. Infatti buona parte degli interventi è richiesto per motivi dovuti all’incapacità, alla perdita di orientamento, ai ritardi o allo sfinimento. Dato che testimonia che la prevenzione e la diffusione di buone pratiche di approccio alla montagna, rappresentano una importantissima e fondamentale opportunità per far diminuire considerevolmente la propensione anche inconsapevole ad esporsi a dei rischi a volte fatali.

Impegno dei volontari

Particolare  evidenza merita l’impegno, anche in termini di tempo, che ogni soccorritore dedica alla struttura. Nel 2021 le varie attività del Soccorso hanno impiegato c.a. 122.075,00 ore/uomo, delle quali circa il 18 % destinato alle operazioni di soccorso ed il restante 82 % oltre che alla gestione delle stazioni, soprattutto alla formazione personale e di squadra, mettendo così in luce un particolare di estrema importanza per l’efficacia e il successo degli interventi. Ovvero che, per ogni “momento” dedicato al singolo intervento, ne vengono impegnati altri quattro in termini di addestramento, preparazione/formazione.

Formazione

La formazione rappresenta la parte più qualificante dell’attività di soccorso poiché è l’aspetto determinante per la sicurezza dei soccorritori stessi e delle persone soccorse, sulla quale si gioca la credibilità del Corpo rispetto alle istituzioni surrogate negli interventi sanitari e non, in ambiente ostile e impervio ed anche antropizzato.

I dati sono anche nel 2021 estremamente significativi, in un anno molto particolare, dove la pandemia da SARS-CoV-2 ha continuato a complicare ulteriormente la già complessa attività di formazione, addestramento e simulazione dell’intesa struttura, si sono pertanto eseguite quelle attività indispensabili non procrastinabili, per il mantenimento delle qualifiche e praticità tecniche, che sono fondamentali per la salvaguardia dei Volontari stessi e degli utenti che vengono soccorsi, sono stati eseguiti complessivamente n. 1483 eventi formativi, con una presenza di complessivi 10.967 volontari ed una presenza media di 7,40 volontari per evento eseguito.

Prevenzione

La prevenzione assume un rilievo fondamentale e in questo senso il SASV nel 2021 si è speso per allargare una cultura della montagna promuovendo svariati eventi via web, tralasciando purtroppo le dimostrazioni ed eventi fieristici come pure lezioni e dimostrazioni nelle scuole causa emergenza pandemica da SARS CoV-2,  emettendo n. 649 comunicati stampa e aggiornando costantemente il sito internet istituzionale, inoltre si sono implementate le pagine Facebook relative al Soccorso Alpino e Speleologico Veneto e Soccorso Alpino Dolomiti Bellunesi per un totale di oltre 70mila utenti che costantemente interagiscono con i post, relativi ad attività operativa, informazioni sulla frequentazione della montagna in sicurezza, avvisi meteo e nivologici, ecc. Lo scorso anno è stato inoltre presentato ufficialmente il progetto “Una montagna di sicurezza”, rivolto agli studenti, dalle scuole primarie alle superiori, e ai frequentatori delle montagne di ogni età, con la realizzazione di materiale divulgativo, video e gadget.

Assicurazioni individuali e soci Cai

Occorre sottolineare come il 92,0 % delle persone soccorse non sia iscritto al CAI e/o non disponga di una propria assicurazione, a sottolineare che, nonostante gli oneri addebitati dalle varie regioni, sia molto diffusa da questa parte del versante alpino un atteggiamento superficiale di non tutela e come occorra intensificare le iniziative di sensibilizzazione e informazione sull’argomento. A tale proposito ne è un esempio il lieve aumento degli utenti che erano provvisti di assicurazione alternative tipo Dolomiti Emergency, che si attestano attorno al 4 % circa. Dato leggermente inferiore al 2020, ma che attesta che qualcosa sta cambiando.

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5 Commenti

  1. “Una montagna di sicurezza”, rivolto agli studenti, dalle scuole primarie alle superiori, e ai frequentatori delle montagne di ogni età, con la realizzazione di materiale divulgativo, video e gadget.”
    SECONDO ME SOTTRARRE TEMPO A NOIOSE LEZIONI A FAVORE DI QUESTA ATTIVITA’, SAREBBE DA IMPORRE NEI PROGRAMMI, ALMENO A LIVELLO REGIONALE. anche perche’ saperi scolastici , scientifici, legislativi , ambientali e sportivi passano meglio attraverso interesse concreto.
    SE POI IN QUALCHE SERIE TV CI FOSSE UN SIPARIETTO DESTINATO A ISTRUZIONE DI SICUREZZA, SAREBBE MOLTO MEGLIO CHE L’ANGOLETTO ” MANGIARI LOCALI” DI CUI ORMAI SAPPIAMO TUTTO, EPPURE SI ACCANISCONO.INVECE DELLO SPONSOR DI AUTO CHE LENTAMENTE SI SPOSTA..O DI ABBIGLIAMENTO..QUALCHE SPONSOR DI ATREZZATURE E CALZATURE &SICUREZZA&ASSICURAZIONE.

  2. Purtroppo è vero, troppe persone impreparate pronte a chiamare i soccorsi col telefonino alla prima difficoltà o i primi segni di stanchezza solo perché non hanno preparato correttamente l’itinerario a tavolino o non hanno guardato le previsioni meteo o pensano di poter andare ovunque solo perché hanno zaino e scarponi. Piuttosto investite in un corso di escursionismo o di alpinismo con il Cai o con le Guide Alpine e imparate come si va in montagna come prevedere valutare e affrontare i rischi che si incontrano.

  3. Ma se devo essere ben organizzato, aver fatto corsi ed essere certificato da non so chi, avere tutto il materiale, saper dove vado, essere assicurato, avvisare e lasciare tracce del mio passaggio, avere strumentazione di vario genere, magari aggregarmi ad un gruppo guidato…. allora preferisco stare a casa a guardare un film di avventura fantasiosa o andare al lago e stendermi e prendere il sole.
    Questa evoluzione non mi piace, c’è qualcosa che non capisco: che gusto c’è ?

    1. Liberissimo di fare senza tutte quelle cose che hai elencato. Poi però, per coerenza, se qualcosa va storto astieniti dal chiamare il Soccorso Alpino.

  4. Se si manda a casa il conto forse con il tempo si scoraggia anche l’imprudenza. Certo che se invece il conto non si manda oppure, quando lo si manda, si trovano centocinquemila motivi per non pagarlo (vedi mantenuto, reddito basso, nullatenente, nullafacente, nullavolente) diventa anche più difficile scoraggiare la chiamata. Serve il bastone, non la caramella!

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