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Vivere oltre i 5000 metri: i “segreti” degli abitanti della città più alta del mondo

5000 metri rappresentano nell’immaginario collettivo una quota legata all’esperienza alpinistica. Per alcuni un punto di arrivo, per altri punto intermedio laddove si voglia puntare ancora più in alto. Una visione che deriva per certi versi dal continente in cui ci troviamo a vivere, che vanta ben poche cime superiori ai 5000 metri, includendo il Caucaso. Situazione ben diversa si sperimenta laddove le vette si avvicinino maggiormente al cielo, superando i 6000/7000 metri, ove non è raro imbattersi in insediamenti, abitati stagionalmente o stabilmente, a quote caratterizzati da una pressione parziale dell’ossigeno atmosferico significativamente inferiore a quella presente a livello del mare. Asia e America Latina ospitano numerosi insediamenti dal nostro punto di vista “estremi”, e non parliamo soltanto di villaggi scarsamente popolati. La città più alta del mondo, La Rinconada, posizionata a 5300 metri sull’altopiano peruviano, dominata dalle vette della Cordigliera delle Ande, presenta una popolazione di circa 50.000 abitanti.

Cosa ci fa così tanta gente a La Rinconada? La risposta è nell’oro. La città è cresciuta in funzione dei preziosi giacimenti presenti.

5300 metri rappresentano una quota cui la concentrazione di ossigeno nell’atmosfera risulta ridotta del 50% rispetto al livello del mare. Con un buon allenamento siamo coscienti che ci si possa arrivare, in fondo è la medesima altitudine del campo base dell’Everest sul versante nepalese. Ma, fisiologicamente parlando, si può pensare di vivere a una simile quota tutto l’anno senza conseguenze in termini di salute? Gli abitanti di La Rinconada dimostrano che la risposta sia affermativa. Negli ultimi anni la scienza è salita in quota per cercare di scoprire “i segreti”, ovvero gli adattamenti alla quota e dunque a un ambiente ipossico, sviluppati da questa speciale popolazione andina.

Expedition 5300

Nel 2018 è stato avviato un progetto di ricerca a cura di un team di ricercatori di Grenoble, ribattezzato “Expedition 5300”, che ha condotto finora 4 spedizioni a La Rinconada, l’ultima svolta nel mese di marzo 2022. Durante ogni spedizione, il team ha allestito in città un laboratorio di biologia e fisiologia umana a cielo aperto, portando in quota l’attrezzatura (circa 1000 kg di materiale) necessaria per svolgere una serie di analisi sulla popolazione locale, che spaziano dalla caratterizzazione genetica a valutazioni ematologiche e cardiovascolari.

In sintesi, come si spiega sul sito ufficiale del progetto, “uno studio multiparametrico del corpo umano per comprenderne il funzionamento in un ambiente estremo”, finalizzato non solo a comprendere i meccanismi adattativi caratteristici degli abitanti locali ma anche favorire l’applicazione delle conoscenze acquisite a La Rinconada nel trattamento di patologie, in particolare dell’apparato respiratorio. Capiremo più avanti il perché. Quest’anno, oltre a proseguire gli studi su quelli che vengono definiti “adattamenti sanguigni e cardiovascolari” della popolazione, sono stati esplorati alcuni aspetti specifici, come “l’impatto oftalmologico della vita a oltre 5000 m di altitudine”.

Il “segreto” degli abitanti andini

Nel corso di 4 anni di spedizioni il team di Grenoble è stato in grado di scoprire “segreti” e limiti della popolazione andina. Lo staff è poliedrico, costituito da esperti di fisiologia umana e medicina, supportati da infermieri e studenti di medicina, sia francesi che peruviani. Uno dei principali adattamenti sviluppati alla diminuita disponibilità di ossigeno è rappresentato dall’alto valore dell’ematocrito (proporzione dei globuli rossi nel sangue). Un livello medio del 70%, con molti abitanti > 80%, decisamente superiore alla media di pianura che è pari al 40%. E una massa totale di emoglobina anche superiore ai 2 kg.

D’altro canto ciò che si è notato è che nascere a oltre 5000 metri non equivalga a essere supereroi. Vi è tra la popolazione una porzione significativa di individui (10-20%) che mostrano difficoltà a tollerare la mancanza di ossigeno. In tali casi si manifestano sintomi corrispondenti al mal di montagna cronico, che può portare a complicazioni e patologie talvolta fatali. Patologie specifiche di cui si sa ancora poco, sia in termini di caratteristiche che di potenziali cure.

Comprendere i meccanismi che possono consentire all’uomo di vivere con meno ossigeno e identificare anche i limiti di questi meccanismi adattativi diventa dunque importante per definire dei trattamenti che possano alleviare la sintomatologia nella popolazione locale e al contempo possano potenzialmente risultare utili in caso di patologie, ad esempio polmonari, in cui si determinino nei pazienti degli stati di ipossia. Negli scorsi anni si è iniziato a trattare sperimentalmente i pazienti affetti dal male di montagna cronico di La Rinconada, e i primi risultati dei trattamenti risultano essere promettenti.

La spedizione 2022

Nella spedizione del 2022, conclusasi da pochi giorni, i ricercatori hanno cercato di approfondire gli studi ematologici, focalizzandosi sulla microcircolazione, allo scopo di comprendere come un sangue così viscoso possa agevolmente circolare nei vasi sanguigni più piccoli. In particolare si è posta l’attenzione sulla microcircolazione a livello degli occhi. Accanto agli studi sulla vista, gli scienziati si sono anche concentrati sugli effetti della contaminazione da metalli pesanti, la cui presenza è legata all’attività estrattiva che ancora oggi rappresenta il principale motore economico.

Le ricerche sono state condotte grazie a 170 abitanti volontari. Nel corso degli studi è stata data possibilità agli abitanti di sottoporsi a visite oculistiche, distribuendo 300 paia di occhiali gratuitamente ai residenti. Per sapere quale nuovo segreto sia stato scoperto saranno necessari mesi di elaborazione dei dati nei laboratori francesi.

Scienza e solidarietà

Il progetto “Expedition 5300” non nasce con l’esclusivo scopo di accrescere le nostre conoscenze sulla fisiologia umana ma porta con sé anche un forte carico di solidarietà. L’ambizione dei ricercatori è di poter realizzare a La Rinconada un centro di ricerca che, oltre a rappresentare un punto di riferimento mondiale per lo studio dell’ipossia e per la formazione di medici d’alta quota, diventi anche un centro medico in grado di offrire alla popolazione locale l’assistenza sanitaria di cui è attualmente carente.

“La presenza dei medici è rara, la maggior parte degli abitanti non ne ha mai visto uno e non beneficia di alcun controllo della propria salute nonostante le condizioni di vita siano particolarmente difficili. Nessuna ricerca scientifica era mai stata organizzata in questa città o in qualche insediamento stabile così alto”, si legge sul sito della spedizione.

Nelle prossime spedizioni si cercherà di approfondire specifici problemi di salute di donne e bambini, che nascono e vengono cresciuti in condizioni estreme per l’organismo umano.

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