Alpinismo

Everest, la “strana” morte di Mr. Sharp

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BERGAMO — E’ lungi dal placarsi la polemica sulla morte di David Sharp, il giovane alpinista inglese spirato sul versante Nord dell’Everest circa un mese fa. Sotto accusa Russell Brice, responsabile della spedizione commerciale Himex. Secondo gli stessi clienti avrebbe dato per almeno tre volte l’ordine ai suoi di proseguire per la vetta senza curarsi di Sharp, agonizzante. Brice, ovviamente, smentisce tutto.

La dinamica della morte di Sharp è tuttora avvolta nel mistero. Secondo le ricostruzioni di ExplorersWeb, Sharp l’inglese si sarebbe sentito male durante la discesa dalla vetta, nella serata del 14 maggio. In quel momento si trovava nei pressi di Rock Cave, 8.400 metri, a meno di un’ora dal campo 3 (situato solo cento metri più in basso).
 
Secondo le testimonianze, i primi ad incontrarlo sarebbero stati degli alpinisti turchi intorno alle 23. Poi, poco dopo mezzanotte, è stata la volta di alcuni alpinisti della Himex, fra cui Mark Inglis, l’alpinista neozelandese senza gambe che proprio quel giorno raggiunse la vetta. Inglis ha dichiarato in due interviste per il programma Close Up della Tv neozelandese  di aver chiamato subito via radio il capospedizione Brice, che si trovava al base insieme al medico Terry O’Connor. Ma i due gli avrebbero risposto: “Quell’alpinista è lì da troppe ore senza ossigeno, ormai è praticamente morto. Proseguite”.
 
Diametralmente opposta la versione di Brice, affidata ad un comunicato ufficiale pubblicato sul sito internet della Himex . “Non ho avuto la radio con me sino a dopo mezzanotte – si legge nel comunicato – e nessuno dei miei ha mai fatto alcun accenno a persone in pericolo durante le comunicazioni avvenute successivamente”.
 
Versione smentita da un’altra guida della Himex, Mark Whetu, che in un’intervista rilasciata ad un periodico neozelandese, ha dichiarato di aver visto David Sharp nella notte, durante la salita, e di aver avvisato Brice dopo aver tentato, senza successo, di somministrargli dell’ossigeno. Ma anche qui sarebbe arrivato l’ordine di proseguire, al massimo facendo fermare tre sherpa durante la discesa per controllare la situazione.
 
Secondo quanto sostiene Explorersweb, poi, Sharp sarebbe stato avvistato anche da un altro  alpinista della Himex verso le 8 del mattino seguente. Sharp, stavolta sarebbe stato inginocchiato nel disperato tentativo di raggiungere un aiuto. Secondo i racconti degli alpinisti passati di lì, Sharp era  – in quei momenti – vivo, ma agonizzante e sospeso tra la veglia e l’incoscienza. Era senza guanti e portava evidenti segni di congelamento su mani e viso. Ma ancora una volta, il capospedizione della Himex avrebbe dato lo stesso ordine di sette ore prima: proseguire.
 
Brice però, nel suo comunicato li contraddice in pieno, sostenendo di non aver saputo nulla di Sharp sino alle 9.30. Solo a quell’ora uno dei suoi alpinisti lo avrebbe avvisato (forse Inglis). Brice tuttavia ha stabilito di non poter far nulla per aiutare l’inglese: l’ossigeno dell’alpinista e dello sherpa che si trovavano lassù stava per finire e la situazione di alcuni clienti, molto lenti, era parecchio difficile.
 
A quell’ora i congelamenti di Sharp coinvolgevano, oltre al viso, gli arti sino ai gomiti e alle ginocchia. Non era più in grado di parlare. Alle 11.45, tuttavia, Phurba (il Sirdar della Himex) trova dell’ossigeno e tenta – di sua iniziativa – di somministrarlo a Sharp, che però inizia a collassare. Insieme a uno sherpa dell’Asian Trek e ad un membro della spedizione turca, lo sposta al sole e lo lascia lì.
 
A chiarire la dinamica della vicenda potrebbe essere un video segnalato ad Explorersweb da alcuni alpinisti anonimi . Secondo quanto riporta il portale, verso le 11 del mattino, alcuni sherpa dell’Himex armati di videocamera sarebbero saliti da Sharp, ma invece di aiutarlo o chiamare i soccorsi, lo avrebbero filmato mentre dice "My name is David Sharp, I am with Asian Trekking, I just want to sleep". Dopodiché, sarebbero scesi.
 
Nel suo comunicato stampa Brice non fa alcuna menzione di questo video. Secondo le fonti anonime, citate sempre dal portale, il filmato avrebbe dovuto servire per un documentario di Discovery Channel intitolato "Everest: No Experience Required".
 
Ora. I fatti sono questi: la ricostruzione storica è contraddittoria. E’ possibile che chi ha proseguito per la cima non abbia avuto altra scelta, anche perché in quota la rarefazione dell’ossigeno mette a dura prova sia le energie che la lucidità mentale. Ma è altrettanto vero che  quella  notte e quella mattina ci sono stati innumerevoli contatti radio tra le 40 persone in salita e i campi bassi. E che nessuno ha fatto salire dei soccorsi.
 
La vicenda, comunque, non riguarda solo la Himex. Diversi alpinisti passati di lì in quelle ore avrebbero dichiarato ai media i loro sensi di colpa. Anche perché esperti himalaysti (interpellati da Explorersweb) hanno sostenuto che uno Sherpa in forma avrebbe potuto scendere a campo 3 in un quarto d’ora e risalire al punto in cui si trovava Sharp in un’ora, con l’aiuto di ossigeno.
 
 
Nell’immagine sottostante (SeracFilms/Graphics ExplorersWeb) la ricostruzione pubblicata dal sito www.mounteverest.net (clicca qui per vedere la notizia collegata). 
 
 

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