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India, “la via della seta” mette a rischio le tribù locali

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INDIA — La comunità cristiana di Darjeeling, in India, polemizza sulla riapertura del passo Nathu la, da cui transiterà la celeberrima "via della seta". Per la diocesi cristiana, al vantaggio economico si contrappone il rischio di estinzione di alcune tribù locali che vivono all’ombra del passo.

 

"Quello che per alcuni è sviluppo e modernizzazione – ha spiegato ad AsiaNews il padre Alex Gurung – , per altri è distruzione e inquinamento. La vita di queste due tribù sarà colpita duramente, tanto che la loro cultura ed il loro impianto sociale potrebbero non sopravvivere. Nessuno li ascolta – aggiunge – ma d’altra parte c’era da aspettarselo. Davanti al commercio, nessuna voce viene ascoltata, tanto meno una così flebile”.

 
 

La riapertura della "via della seta", prevista per il prossimo 6 luglio, ha carattere strettamente economico. Verranno scambiate merci di ogni tipo. E’ previsto un collegamento ferroviario che dalla Cina, arriva fino al cuore dell’India.

 
 

Le popolazioni minacciate dal progetto sono le due tribù "sorelle" Bhutias e Lepchas, che comunque non sono state a guardare. Un giovane Lepcha ha detto ad AsiaNews che "nessuno è contrario all’apertura del passo. Vogliamo solo che vengano prese le misure adeguate per fare in modo che questo nuovo traffico non distrugga la nostra vita. Siamo una minoranza, ma siamo pronti a combattere anche davanti alle Nazioni Unite per avere queste garanzie”. 

 
 
Marco Chiodi

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