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Lombardia, una regione di guide alpine. Intervista a Fabrizio Pina

La difficile estate del 2020 ha cambiato il rapporto tra gli italiani e la montagna. Mentre il turismo nelle città d’arte andava a picco (gli ultimi dati parlano di una riduzione dell’80%), l’Appennino e le Alpi sono stati presi d’assalto. 

Mentre i praticanti tornavano sulle pareti e sulle vette, migliaia di persone, di ogni età, hanno scoperto per la prima volta l’arrampicata sportiva, le alte quote, l’escursionismo sui sentieri e lungo le alte vie e i cammini. E’ successo anche in Lombardia, la regione più popolata d’Italia, che offre agli appassionati di montagna una straordinaria scelta di itinerari e di luoghi. Chi cerca l’alta quota e i ghiacciai può scegliere tra il Bernina, il Gran Zebrù e l’Adamello, chi preferisce la roccia ha a disposizione il granito del Masino e le guglie calcaree delle Grigne. Dalla wilderness dei valloni delle Prealpi bresciane e le Orobie si passa alle dolci alture dell’Oltrepò Pavese. 

Con Fabrizio Pina, presidente del Collegio lombardo delle guide alpine e degli accompagnatori di media montagna, facciamo il punto su queste due professioni, e sui circa 330 uomini e donne che le praticano. Un numero destinato ad aumentare, grazie ai nuovi corsi di formazione in programma. 

Com’è andata l’estate del 2020 per le guide alpine lombarde?

“Molto bene, da fine maggio in poi abbiamo lavorato a pieno ritmo. Tanto escursionismo, e poi arrampicata sportiva, canyoning, alpinismo su grandi vette famose come il Bernina, il Disgrazia, il Badile e il Cevedale, ma anche in zone meno note come le Orobie”. 

Le montagne lombarde sono diverse dalle Dolomiti, molte grandi cime richiedono un pernottamento in rifugio. E’ andato tutto bene?

“Sì, anche se gran parte dei rifugi ha ridotto di circa il 50% i posti per pernottare”.  

La Regione vi ha aiutato a valorizzare le vostre proposte e il vostro ruolo?

“Sì, con il patrocinio della Regione Lombardia e dell’ERSAF, l’Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste, abbiamo proposto ‘E’ di nuovo montagna’, un programma di 43 escursioni gratuite con guide e accompagnatori di media montagna, nelle province alpine della Lombardia ma anche nell’Oltrepò Pavese. Le ultime uscite sono state il 3 e il 4 ottobre”.

Erano escursioni gratuite o a pagamento? Solo per i residenti o aperte a tutti? 

“Tutte completamente gratuite, hanno partecipato circa 1600 persone. Potevano venire anche i non residenti, ma una parte dei posti era riservata agli operatori del settore sanitario. Un ringraziamento doveroso per il loro impegno nei mesi scorsi”. 

Quante guide alpine ci sono oggi in Lombardia? E quanti accompagnatori di media montagna?

“Siamo 150 guide, 30 aspiranti-guida e 150 accompagnatori di media montagna. Ben 25 di questi ultimi sono stati abilitati da pochi giorni”.   

Possiamo fare un identikit delle guide? Quanti di voi vivono in città e quanti nelle valli? 

“In Lombardia, tranne che in Alta Valtellina, non ci sono grandi centri di turismo alpino paragonabili a Chamonix o a Cortina. Ci sono guide alpine in tutte le valli, ma la maggioranza vive nelle città e nelle aree pedemontane. Il grosso della clientela è lì”. 

Quanti di voi fanno la guida a tempo pieno?

“C’è una differenza generazionale. Quasi tutte le guide che hanno iniziato a lavorare negli ultimi vent’anni fanno solo questo lavoro, o lo fanno in modo prevalente. I ragazzi che arrivano alla professione oggi vogliono fare soltanto le guide. Tra i più anziani, invece, qualcuno ha un altro lavoro”. 

Quanto contano le specializzazioni?

“Sempre di più. Il canyoning “tira” moltissimo, soprattutto in Val Bodengo. Al posto della clientela straniera sono arrivati gli italiani”. 

E per gli accompagnatori di media montagna? Quello è un mercato più difficile…

“E’ vero, e infatti solo metà degli accompagnatori riesce a vivere di questo mestiere”.

Quante donne ci sono nelle due categorie?

“Le donne guida sono poche, solo 5 o 6. Tra gli accompagnatori sono circa il 40%, ma nel corso che si è appena concluso le donne sono la metà”.   

Siete in numero sufficiente? Oppure c’è spazio per nuovi professionisti dell’alpinismo e dei sentieri?

“C’è spazio, e stiamo ricevendo moltissime domande. Il prossimo corso per accompagnatori inizia a gennaio del 2021, per le guide alpine bisogna aspettare il 2022. Entrambi sono degli impegni gravosi, 600 ore di corso per gli accompagnatori e 1100 per gli aspiranti guida alpina. Vogliamo aiutare i candidati a prepararsi nel modo migliore”. 

E quindi? 

“Faremo tre incontri online, sulla piattaforma Zoom, per fornire tutte le informazioni necessarie e per rispondere alle domande di chi è interessato. Il 21 ottobre e il 3 dicembre, si parlerà del prossimo corso per accompagnatori di media montagna. Il 2 dicembre faremo lo stesso per chi vuole diventare guida alpina. Gli incontri sono aperti, ma bisogna prenotarsi alla mail segreteria@guidealpine.lombardia.it”.

I corsi per diventare aspirante guida alpina sono notoriamente duri, ma sono abbastanza conosciuti. Come funzionano quelli per accompagnatore di media montagna? Quanta teoria c’è? E quanta pratica?

“All’inizio c’è un test attitudinale, con una breve camminata sul greto di un torrente per verificare l’equilibrio, e una molto più lunga, con circa 1700 metri di dislivello e con un tempo-limite. Metà delle 600 ore del corso è dedicata alla teoria, il resto alle prove sul terreno, con particolare attenzione alla gestione del gruppo”. 

Tutti gli iscritti devono seguire l’intero corso?

“No, alcuni titoli forniscono dei crediti formativi. Vale per chi ha una laurea in scienze naturali o in geologia, un certificato di conoscenza dell’inglese, o il titolo di guida parco o di guida ambientale escursionistica”. 

Come sono i rapporti tra le guide alpine della Lombardia e le guide ambientali escursionistiche? Esiste una divisione degli spazi e dei ruoli? 

“La Regione Lombardia ha recepito la legge nazionale (la 689 del 1989) sulle nostre professioni, i primi accompagnatori di media montagna hanno ottenuto l’abilitazione nel 1998. Nel 2017, una delibera della Giunta regionale ha stabilito che oltre i 600 metri di quota, e sui sentieri con difficoltà E o EE, possono lavorare solo gli accompagnatori. Se ci sono difficoltà alpinistiche, ovviamente, può lavorare solo la guida alpina”. 

La legge del 1989 vieta agli accompagnatori di lavorare su terreno innevato, e quindi impedisce loro di proporre escursioni con le ciaspole. E’ giusto? O sarebbe bene modificare questo punto?

“Credo che questo punto debba essere modificato, ovviamente solo per gli itinerari più facili. Ma la legge dev’essere cambiata in Parlamento, non dalla Regione Lombardia. Oggi gli accompagnatori possono promuovere escursioni con le ciaspole, e parteciparvi. Ma la responsabilità tecnica, per legge, dev’essere di una guida alpina”.    

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