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Antartide. I ghiacciai Thwaites e Pine Island verso il collasso

ESA: "Il primo passo verso l'innalzamento dei mari"

Che i ghiacciai del mondo vivano in uno stato di sofferenza è ormai un dato certo, di cui ci troviamo purtroppo a parlare sempre più di frequente. La prospettiva di uno scioglimento di quelle masse un tempo definite perenni sembra sempre lontana nei nostri pensieri da effimeri umani. Ma una notizia di recente diffusa dall’Agenzia Spaziale Europea (Esa) chiarisce che i tempi di raggiungimento della cosiddetta “catastrofe climatica” stiano accelerando. Due dei ghiacciai più importanti dell’Antartide, il Pine Island e il Thwaites nel mare di Amundsen, mostrano infatti un significativo peggioramento delle fratture monitorate via satellite da anni.

Un primo passo verso la disintegrazione dei ghiacciai

Le immagini raccolte dai satelliti dell’Esa, della Nasa e dell’United States Geological Survey (Usg) tra il 2014 e il 2020, come mostra il video pubblicato dall’Agenzia Spaziale Europea su Youtube negli scorsi giorni, denotano un progressivo e rapido indebolimento delle strutture dei ghiacciai. “Il primo passo verso la disintegrazione di questi colossi di ghiaccio e dell’innalzamento del livello del mare”, commenta l’Esa.

Le dimensioni di tali ghiacciai, che sommati raggiungono una estensione attorno ai 400.000 chilometri quadrati, paragonabile a quella dell’intera Norvegia, li portano ad essere potenzialmente responsabili del 5% dell’innalzamento globale dei mari. In termini pratici, come sottolinea l’ESA, un innalzamento di oltre un metro.

L’Esa ha rivelato che entrambi i ghiacciai antartici “hanno cambiato nettamente la morfologia negli ultimi decenni insieme al cambiamento delle condizioni atmosferiche e oceaniche, con il riscaldamento degli oceani che ha causato lo scioglimento, l’assottigliamento e il ritiro delle piattaforme di ghiaccio”.

Cosa ci dicono i satelliti

“Per rivelare cosa stia realmente accadendo a Pine Island e Thwaites, abbiamo analizzato i dati di imaging da una serie di satelliti diversi”, riferisce l’autrice principale del recente studio, Stef Lhermitte della Delft University of Technology dei Paesi Bassi. “Abbiamo riscontrato danni strutturali ai ‘margini di taglio‘ delle piattaforme di ghiaccio dei ghiacciai, dove il ghiaccio passa da veloce a lento: grandi crepacci, spaccature e fratture aperte che indicano che le piattaforme di ghiaccio si stanno lentamente lacerando“.

“Attualmente, le piattaforme di ghiaccio sono un po’ come ‘un’auto lenta’ nel traffico: costringono qualsiasi cosa dietro di loro a rallentare. Una volta rimosse, il ghiaccio che si trova più all’interno accelererà, il che a sua volta farà salire il livello del mare ancora più velocemente”, aggiunge la ricercatrice.

Nel 1997 i ghiacciai non mostravano fratture

Andando ancora più a ritroso rispetto al 2014, punto di partenza del video diffuso dall’Esa, un confronto con le immagini dei ghiacciai nel 1997 rende ancora più drammatico lo scenario. 23 anni fa, infatti, le masse glaciali non mostravano alcuna frattura. Un dato che chiarisce quanto sia stata impetuosa l’accelerazione dei fenomeni di deterioramento dei ghiacciai negli ultimi decenni.

Nello studio condotto dalla Lhermitte e i suoi colleghi sono stati analizzati lo sviluppo delle aree danneggiate dal 1997 al 2019, i cambiamenti relativi all’elevazione del ghiacciaio e alle caratteristiche della piattaforma di ghiaccio e la velocità del ghiaccio in movimento, grazie ai dati forniti dalla missione Earth Explorer CryoSat dell’Esa, la missione Copernicus Sentinel-1, il programma Landsat di Nasa e Usgs e lo strumento giapponese Aster a bordo del satellite Terra della Nasa.

Cosa potrebbe succedere nel futuro

Sulla base di tali dati è stato elaborato un modello predittivo sulla evoluzione dei ghiacciai che mostra risultati poco incoraggianti. “Prevedere come si evolveranno nei prossimi anni questi ghiacciai vitali è fondamentale per comprendere il futuro dei nostri mari e del nostro pianeta in via di riscaldamento”, affermano i ricercatori. Ma tali previsionisono ancora incerte, a causa di modelli computerizzati incapaci di tenere pienamente conto dei processi e delle proprietà dei ghiacciai nelle loro proiezioni”.

Come spiegato da Thomas Nagler, coautore dello studio, le fratture presenti nei ghiacciai potrebbero innescare un processo di feedback che si concluderà con la totale disintegrazione delle piattaforme di ghiaccio. “Quando i ghiacciai si fratturano nei punti deboli, il danno preesistente si diffonde, causando un ulteriore indebolimento delle piattaforme di ghiaccio e rendendo più probabile che quest’ultime inizino a sgretolarsi ancora più in fretta”.

“I risultati dello studio evidenziano la pressante necessità di includere i processi di feedback nelle proiezioni modello di ritiro della piattaforma di ghiaccio, perdita di massa della calotta glaciale e cambiamenti del livello del mare”, aggiunge Mark Drinkwater, Mission Scientist dell’Esa per CryoSat.

“Sappiamo che una quantità significativa di ghiaccio glaciale dell’Antartide è attualmente colpita dai cambiamenti climatici. Infatti uno studio recente ha rilevato che il 24% di questo ghiaccio si sta rapidamente assottigliando ed è instabile. I nuovi risultati ottenuti sottolineano quanto velocemente stia peggiorando questo danno e rivelano che i ghiacciai di Pine Island e Thwaites sono più vulnerabili che mai“.

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