Itinerari

Sulle orme della transumanza nasce la Via del Tratturo

Un cammino a piedi da Pescasseroli al Molise

Nove mesi fa, nel dicembre 2019, il Comitato Intergovernativo dell’UNESCO, riunito a Bogotà, in Colombia, ha fatto un regalo all’Appennino. Certo, la decisione di inserire la transumanza nel Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità è stato un omaggio a una pratica ancora viva in Europa e nel mondo. Le greggi, accompagnate da cani e pastori, si spostano ancora a piedi nei Balcani, in Spagna, in Arizona e in New Mexico. Tra l’Alto Adige e il Tirolo, all’inizio e alla fine dell’estate, le pecore affrontano le pietraie e i nevai del Passo del Similaun, a 3012 metri di quota. Il territorio più segnato dalla transumanza, però, comprende l’Abruzzo, il Molise e il Tavoliere delle Puglie.

Una pratica con una lunga storia

In questa vasta regione, fin dal tempo dei Sanniti, viaggiava un numero impressionante di pecore. Nel Cinquecento, ce n’erano cinque milioni. Il trasferimento verso la Puglia iniziava il 29 settembre, festa di San Michele Arcangelo, protettore dei pastori, si tornava in Abruzzo nella primavera avanzata. Occorrevano due settimane all’andata e qualche giorno di meno al ritorno, grazie alle giornate più lunghe. Nel 1447 Alfonso D’Aragona, re di Napoli, regolò la transumanza e i tratturi, larghi 60 passi napoletani, pari a 111 metri. I più importanti andavano dall’Aquila a Foggia (il Tratturo Magno), da Castel di Sangro a Lucera e da Pescasseroli a Candela. Nei primi decenni del Novecento, a causa della concorrenza della lana importata dalla Nuova Zelanda, e dalla messa a coltura del Tavoliere, la pastorizia transumante è scomparsa. Ma la sua storia e i suoi luoghi (chiese, cippi, abbeveratoi, luoghi di sosta) restano nel paesaggio e nella cultura dell’Appennino.

La nascita di un cammino

Fino a oggi i tentativi di recuperare i tratturi come percorsi da seguire a piedi o a cavallo non hanno avuto successo. Gli appassionati che li hanno seguiti non hanno aperto dei tracciati facilmente utilizzabili da altri. Oggi in Molise i tratturi sono spesso indicati da cartelli. Chi tenta di seguirli, però, si imbatte presto in recinzioni o in muraglie di rovi.

A risolvere il problema, e a regalare agli escursionisti un itinerario collaudato e dotato di punti d’appoggio è oggi Luca Gianotti, emiliano trapiantato in Abruzzo, grande esperto di questo tipo di percorsi. Autore di libri e guide, tra i fondatori della Compagnia dei Cammini, ha contribuito al successo del Cammino dei Briganti, tra la Marsica e il Lazio. “Pensavo da tempo di trasformare una parte dei tratturi in un cammino. Alla fine del lockdown avevo bisogno di una settimana rigenerante. Ho trovato un percorso bellissimo, due giorni in Abruzzo e quattro in un Molise verde, con tanta acqua, paesi accoglienti e strutture ricettive ospitali” racconta Luca Gianotti. 

Oggi il tracciato, lungo 110 chilometri, è quasi pronto. I segnavia sono presenti solo agli incroci con le strade, ma dal sito (http://viadeltratturo.it/) si possono scaricare le descrizioni e le tracce gpx delle tappe. A breve sarà possibile ritirare una credenziale a Pescasseroli e consegnarla timbrata a Campobasso. Chi vorrà, potrà partire con i gruppi della Compagnia dei Cammini. 

Ho lavorato sul progetto con Cesidio Pandolfi e altri amici. Per due tappe abbiamo seguito il tratturo Pescasseroli-Candela, a tratti segnato con la sigla RT (Regio Tratturo). Dal Ponte della Zittola, sul confine Abruzzo-Molise, ho seguito invece il Castel di Sangro-Lucera, che ha più tratti liberi dall’asfalto” prosegue Luca. “Ora bisogna creare una rete. Hanno aderito il Museo della Transumanza di Villetta Barrea e alcune strutture ricettive, finora le amministrazioni locali non si sono viste. Sarebbe utile l’adesione dell’Ente Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise. I 4,5 km sull’asfalto, per traversare la Riserva integrale tra la Val Fondillo e la Camosciara, sono brutti e pericolosi” continua Luca. Un sentiero vicino alla strada non darebbe fastidio a orsi, lupi e camosci.    Molti uomini hanno fatto il cammino che noi facciamo. La nostra orma si perde, ma la strada rimane” recita un’iscrizione pastorale a Campomizzo, sul tratturo Pescasseroli-Candela. Ecco una rapida descrizione delle tappe. I periodi migliori, come in passato, sono l’inizio dell’autunno e la primavera.

Le tappe

Prima tappa, da Pescasseroli a Villetta Barrea (19 km, 6 ore)

Si traversano dei pianori sorvegliati dal Monte Marsicano, si scende passando ai piedi del borgo di Opi, poi si raggiunge a saliscendi la Val Fondillo. Da qui, per traversare la Riserva integrale, occorre seguire per 4,5 km la statale. Poi si va a destra verso la Camosciara, si toccano la Fonte Jajacque e Civitella Alfedena, e si scende sulla strada a Villetta Barrea.

Seconda tappa, da Villetta Barrea a Villa Scontrone

(16,5 km, 5 ore) 

Si segue la passeggiata pedonale che accanto al Sangro, si traversa il “ponte nuovo”, sul Lago di Barrea, poi si costeggia la riva meridionale del bacino e si sale per viottoli fino al centro di Barrea. Si riparte salendo al valico dell’Aia, si scende a un cippo di confine settecentesco, poi si scende ancora verso Alfedena. Poco oltre è Villa Scontrone.

Terza tappa, da Villa Scontrone all’agriturismo Il Tratturo (23 km, 7 ore) 

La tappa più lunga inizia raggiungendo il Ponte e la storica Taverna della Zittola, dove si entra in Molise. Un tratto con orientamento complicato porta alla Fonte del Sambuco e al valico di Bocca di Forlì, in vista del Matese. Mulattiere e bivii poco evidenti portano al Casino Pece, alla Fonte Canonica e al ponte sul torrente Vandra, da cui una mulattiera sale verso l’agriturismo Il Tratturo. Altre possibilità di alloggio a Roccasicura o a Carovilli.

Quarta tappa, dall’agriturismo Il Tratturo a  Civitanova del Sannio (18,5 km, 6 ore)

Una traccia, che poi si allarga a mulattiera e a carrareccia, porta al Piccolo Torrente del Maltempo e al Valico Merocco. Toccate le masserie Gismundo e Fischietto si risale al pianoro Capo d’Acqua, ricco di orchidee selvatiche. Dopo una sosta a Pescolanciano, storico borgo sul tratturo, si riparte sull’asfalto in direzione di Chiauci. Un sentiero porta a Civitanova del Sannio.

Quinta tappa, da Civitanova del Sannio a Castropignano (17 km, 5 ore) 

Un tratto sull’asfalto porta al ponte della Fiumarella, poi si sale per una ripida mulattiera fino alla località Faito e poi a Duronia. Si continua seguendo tracce e cartelli, si lascia a sinistra la Taverna del Sannio. Toccata la Contrada Pietrale si costeggiando il campo sportivo, si tocca un’area da picnic e si continua sul tratturo, parallelo alla strada provinciale. Una carrareccia porta a Castropignano.

Sesta tappa, da Castropignano a Campobasso (17 km, 5 ore)

Si inizia scendendo verso la valle del Biferno, lo si guada (con acqua alta si passa per la statale e il Ponte dei Tre Archi), e si sale a Santo Stefano, che si attraversa. Qualche chilometro sulla provinciale porta al bivio per Masseria di Ruocco, da cui si scende sul tratturo verso Ripalimosani. Senza raggiungerla, si entra a Campobasso alla Taverna del Cortile. Per raggiungere il centro si può utilizzare un bus. 

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