Trekking

Lungo il Cammino dei Briganti, dove l’ospitalità è di casa

Un circuito ad anello lungo poco più di 100 chilometri, da coprire in 7 giorni di viaggio. Sono i numeri del Cammino dei Briganti a cui è dedicato il sesto numero di Meridiani Cammini, da poco uscito in edicola.

Un itinerario giovane, nato appena qualche anno fa da un’intuizione della guida ambientale Luca Gianotti, in continua evoluzione e costruzione. Si snoda in un terreno originale, privo di sovrastrutture. Un ambiente dov’è facile immedesimarsi in un’epoca diversa, capire il significato, la durezza e la povertà della vita agreste di un tempo. Ogni passo è un racconto di storia, una piccola traccia di un passato che si va cancellando con l’impellente avanzare della globalizzazione che attrae dalle aspre montagne alle comodità cittadine. Il Cammino dei Briganti è un itinerario che i montanari questa porzione d’Appennino offrono ai visitatori per fargli conoscere la storia più intima del nostro Paese. Ma lasciamo che sia Luca, l’ideatore, a raccontarcelo.

Luca, come nasce il sentiero dei briganti?

“È un cammino che non nasce sulle orme di un antico percorso, ma piuttosto dalla volontà di vedere se questa porzione di territorio può in qualche modo rinascere grazie a una forma di turismo lenta e sostenibile.”

Quando le è venuta l’idea?

“Nel 2014 individuai il percorso, poi diventato cammino. Il tema nacque quasi in maniera spontanea: ci troviamo in quella che era una terra di confine, dove il brigantaggio era forte.”

Camminando si possono quindi scoprire storie di un’Italia dimenticata…

“Si incontrano varie storie di briganti, a partire dal borgo di Sante Marie dove trova sede un museo dedicato al brigantaggio. Qui venne assassinato José Borjes, generale catalano divenuto brigante. Venne inseguito dal Regio Esercito e fucilato.

Lungo il cammino altri posti simbolici sono Poggiovalle, da cui provenivano alcuni famosi briganti; e poi Scurcola Marsicana, dove si trova la chiesa di Santa Maria della Vittoria. In questa cappella si trova la statua lignea del tredicesimo secolo donata al paese da Carlo d’Angiò dopo la battaglia del 1268, nella quale sconfisse Corradino di Svevia.”

Tanta storia, ma anche l’occhio vuole la sua parte quando si cammina. In che ambiente si snoda il percorso?

“Parliamo di un territorio di grande pregio naturalistico, anche se un po’ dimenticato. Un ambiente che negli anni è stato poco curato e che oggi va rivitalizzato, grazie all’attenzione dei camminatori. Un riguardo che non dev’essere dato unicamente alla natura ma anche agli abitanti, che sono residuali.”

In che modo?

“Supportando le economie locali, creando progettualità che aiutino i giovani a non scappare verso la città ma a rimanere sul territorio, in Appennino.

Invitiamo il camminatore a collaborare nella gestione del territorio e nella sua tutela. Lungo il sentiero cerchiamo un clima di reciproca collaborazione e sensibilità. Sensibilità da parte dei locali verso i viandanti e, allo stesso tempo, da parte dei camminatori nei confronti dei locali. Non approfittiamo della generosità, ma contribuiamo essendo a nostra volta generosi verso di loro.”

Perché scoprire il Cammino dei Briganti?

“Perché è un cammino che ha una certa uniformità, perché è un armonioso percorso ad anello. Perché l’ospitalità del territorio è unica, nonostante si snodi in un ambiente che non è abituato a vedere i turisti. Un bicchiere di vino, un caffè o un sorso d’acqua sono sempre pronti per i viandanti. Seguire il Cammino dei Briganti vuol dire muoversi in un territorio non ancora addomesticato dal turismo. Un terreno spontaneo, vero, vergine.”

Quando ha iniziato a immaginare l’itinerario com’è stato accolto dalle istituzioni?

“Inizialmente in modo molto freddo, non conoscevano la realtà del cammino ed erano scettiche. Solo il comune di Sante Marie, ne ha colto fin da subito le potenzialità appoggiando l’iniziativa. Con il tempo siamo riusciti a costruire una rete di borghi e realtà locali che hanno iniziato a collaborare. Insieme abbiamo ideato la segnaletica e abbiamo creato un progetto di comunità. È stato un lavoro impegnativo che ha richiesto anni, ma alla fine ha dato i suoi frutti.”

Non resta che camminare…

“Si, e qui possono venire davvero tutti, anche le famiglie con bambini. Molti iniziano a muovere i primi passi propri sul Cammino dei Briganti perché è a dimensione, è vicino e non mai eccessivo. Inoltre offre spunti per molte deviazioni culturali o naturalistiche. A pochi minuti dal percorso si trovano gioielli come la Chiesa di Santa Maria in Valle, conosciuta più all’estero che in Italia; oppure il lago della Duchessa, uno spettacolo naturale. Poi la cittadina di Tagliacozzo, quasi attaccata al Cammino; Celano e molti altri piccoli centri. Tutto parte con il brigantaggio, ma le possibilità sono infinite, basta essere curiosi.”

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2 Commenti

  1. Incredibile come si possa essere cos¡ superficiali e presuntuosi: in tutto l’articolo (compreso il titolo ) non viene MAI citato il neme delle province interessate dal sentiero.
    Ma làutore non si rende conte che la PRIMA regola è localizzare geograficamente una localitá?
    Continuate a pubblicare articoli di una rivista che giá diverse volte (vedi articoli sul Nepal decisamente errati o incompleti) denota seri limiti di attendibilitá.
    Gradirei una risposta a questo mio commento.

  2. Ha super ragione sig. Bruno, ma per questa volta ci passiamo sopra.
    Il suddetto Cammino si trova principalmente nella zona della Marsica in provincia del L’ Aquila, ridente zona al confine con il Lazio ma interamente in Abruzzo.

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