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WWF: in mezzo secolo perso il 68% della popolazione selvatica mondiale

Sono allarmanti i dati del Living Planet Report 2020, pubblicato dal WWF, in cui grazie all’indicatore Living Planet Index, si misura lo stato della biodiversità nel mondo.

Dall’analisi 2020 emerge un calo medio delle popolazioni globali di mammiferi, uccelli, anfibi, rettili e pesci del 68% avvenuto in meno di mezzo secolo (dal 1970 al 2016). La causa sarebbe in gran parte attribuibile alla distruzione degli ecosistemi che sta anche contribuendo all’emergere di malattie zoonotiche come il COVID-19: mettendo in contatto uomo e animali si agevola la trasmissione di virus da specie a specie. Un collasso che ha quindi enormi conseguenze anche per il futuro dell’umanità.

Il Living Planet Report 2020 sottolinea come la crescente distruzione della natura da parte dell’umanità stia avendo impatti catastrofici non solo sulle popolazioni di fauna selvatica, ma anche sulla salute umana e su tutti gli aspetti della nostra vita“, ha commentato Marco Lambertini, Direttore Generale del WWF Internazionale. “Il declino della fauna selvatica influisce direttamente sulla nutrizione, sulla sicurezza alimentare e sui mezzi di sussistenza di miliardi di persone”.

Ma la biodiversità non ha solo impatti sulla salute dell’umanità: influendo sulla povertà, la sicurezza alimentare, idrica ed energetica ha anche un valore economico, fino a ora ignorato dai sistemi contabili degli Stati. Secondo il WWF, il Global Trade Analysis Project e il rapporto Global Futures del Natural Capital Project, gli impatti del declino della natura costeranno al mondo almeno 479 miliardi di dollari all’anno, aggiungendo fino a circa 10 trilioni di dollari entro il 2050.

Il Living Planet Index

Il Living Planet Index viene compilato, grazie al lavoro di più di 250 esperti, in collaborazione con la Zoological Society of London. L’indice prende in considerazione circa 4.000 specie di vertebrati suddivise in circa 21.000 popolazioni animali in tutto il mondo.

Il Living Planet Index è una delle misurazioni più complete della biodiversità globale“, ha affermato il dott. Andrew Terry, direttore conservazione della Zoological Society of London. “Un calo medio del 68% negli ultimi 50 anni è catastrofico e una chiara prova del danno che l’attività umana sta arrecando al mondo naturale. Se non cambia nulla, le popolazioni continueranno senza dubbio a diminuire, portando la fauna selvatica all’estinzione e minacciando l’integrità degli ecosistemi da cui tutti dipendiamo. Ma sappiamo anche che agendo sulla attività di conservazione delle specie possiamo allontanarci da questo baratro. Servono impegno, investimenti e competenza per invertire queste tendenze”.

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