Gente di montagna

Jeff Lowe

Ha più volte rivoluzionato gli standard dell’alpinismo moderno. Visionario arrampicatore, sostenitore dello stile alpino, è stato uno dei maggiori alpinisti di tutti i tempi, dimostrando che è possibile realizzare sfide impossibili. Inventore di nuovi approcci e discipline su roccia e ghiaccio, primo salitore di vie che verranno ripetute solo dopo un quarto di secolo, il suo nome è legato indissolubilmente all’Eiger, la cui parete Nord è stata scenario del suo più grande capolavoro alpinistico: qui, infatti, in stile alpino, da solo e in inverno, senza neanche dei chiodi, Jeff Lowe ha aperto la via Metanoia, dal greco antico μετάνοια, un’idea che sembrò a molti più che avventata, che lo portò al confine della vita e che aveva lo scopo di avvicinarsi ai pionieri dell’alpinismo. In seguito anche le sue fotografie sulla via “Octopussy”, appeso alla piccozza sotto un tetto di roccia, fecero il giro del mondo: nasceva un nuovo sport, il dry tooling, che cambierà la storia dell’alpinismo.

Il suo tentativo sulla parete Nord del Latok I, con Jim Donini, Michael Kennedy e George Lowe, del ’78 è considerata da molti la più difficile ascesa non completata del mondo. La portata del ruolo di Lowe nello sviluppo degli sport in montagna affiora anche dal suo impegno come imprenditore: la sua passione per i materiali e le attrezzature ha portato infatti alla nascita dell’azienda Lowe Alpine, fondata insieme ai suoi fratelli Greg e Mike, e dei brand Latok Mountain Gear e Cloudwalker. L’eredità che lascia Jeff Lowe a ogni amante della montagna unisce idee rivoluzionarie e genialinell’immaginare nuove vie e innovazioni tecniche alla determinata ricerca dell’estetica, della tecnica e della purezza in ogni movimento in parete, più che dell’altezza, con uno stile semplice e genuino. Nulla di più moderno.

Vita privata

Jeff Lowe è nato a Ogden, in Utah, il 13 settembre 1950 ed è morto nella medesima città il 24 agosto 2018. Inizia ad arrampicare da giovane con il padre. La prima realizzazione è del 1971: a ventun anni scala Moonlight Buttress nello Zion National Park, insieme a Mike Weis, oggi tra le vie classiche dell’arrampicata nordamericana. Le aziende da lui fondate sono state pioniere di diverse innovazioni tecniche: l’abbandono dell’“otto” in favore del “secchiello”, i Footfang (tra i primi ramponi rigidi), i chiodi da ghiaccio R.A.T.S e i Snarg, presto molto diffusi tra gli arrampicatori su ghiaccio, e la prima giacca in softshell al mondo. Negli anni Novanta lascia la moglie Connie e la figlia Sonia, ancora piccola, per una relazione con Catherine Destivelle. Lavora per la Colorado Outward Bound School, organizza eventi e scrive libri. Nel 1998 la malattia comincia a mostrare i primi sintomi, zoppica, poi si deve appoggiare alle stampelle e infine è costretto alla sedia a rotelle: nel 2002 a Jeff Lowe viene infatti diagnosticata una patologia neurodegenerativa sconosciuta che lo porta presto via dalle sue montagne. Resterà sempre fedele alla sua passione per le terre alte e affronterà gli oltre venti anni della malattia con coraggio, per poi lasciarci a 67 anni.

Realizzazioni 

Indimenticabili i suoi primi successi: con Mike Weis, nel 1974, completa la salita sulle Bridalveil Falls, una cascata di ghiaccio che spinge avanti il limite dell’ice climbing, affermandosi da subito in questa specialità. Nel 1979 apre in solitaria una nuova via sulla parete Sud dell’Ama Dablan: dopo aver completato l’ascensione della montagna con gli altri partecipanti della spedizione (la seconda nella storia a farcela), rientra al campo base e riparte il giorno seguente da solo. Nel 1982 apre una via sul Kwangde, poi nel 1986 un’altra sul KwangdeRi e nel 1989 un’altra ancora sul Taweche. Nel 1978 arriva il tentativo fallito ma stupefacente ed eccezionale al Latok I, sul ghiacciaio Biafo, in Pakistan, con il cugino George Lowe, Jim Donini e Michael Kennedy. Nessuno aveva mai raggiunto prima la vetta. La spedizione è costretta a rientrare a soli 150 metri dalla cima. Il 1991 è l’anno del suo capolavoro alpinistico: affronta da solo, in inverno, per una linea diretta, mai tentata né pensata prima, la Nord dell’Eiger, una delle pareti più pericolose e difficili del mondo. Un progetto straordinario e ai confini del pensabile, affrontato con attrezzatura e in condizioni estreme, in un momento della vita molto difficile per Jeff Lowe. Il suo matrimonio è fallito e si sente in colpa per aver trascurato sua figlia, che all’epoca aveva due anni. La sua azienda Lowe Alpine è fallita e i creditori lo inseguono. Così Jeff Lowe a 41 anni si aggrappa all’alpinismo, cercando, forse, di ritrovare un equilibrio perduto. E riesce nel suo intento: dopo nove giorni in parete apre la via Metanoia, che gli richiede tutte le sue energie e il suo talento. L’impresa che lo porta a riflettere su sè stesso e sull’arrampicata e a radicale una evoluzione: la stessa parola “Metanoia”, in greco antico significa revisione del proprio pensiero, cambiamento di prospettiva. Tre anni dopo, apre la via “Octopussy” a Vail, in Colorado: attaccandosi tra roccia e ghiaccio con la piccozza e inventandosi il “dry tooling”, che, come ricorda Claude Gardien, redattore capo della rivista internazionale Vertical “avrebbe cambiato per sempre le pratiche di arrampicata su ghiaccio, l’alpinismo e l’arrampicata in Himalaya”. Intanto da tempo all’attività alpinistica aveva affiancato quella imprenditoriale fondando alcune delle aziende più innovative degli anni del settore dell’arrampicata su ghiaccio e pubblicando anche un saggio sul tema, “The Ice Experience”, nel quale suggerisce tecniche rivoluzionarie.

Riconoscimenti

  • Iscrizione onoraria all’American Alpine Club, il più alto riconoscimento del club, per i suoi successi in arrampicata e i contributi alla comunità degli alpinisti.
  • Premiato come socio onorario del British Alpine Club.

Libri

  • 1979 – J. Lowe, “The Ice Experience”, Contemporary Books, ISBN 978-0809275120
  • 1986 – J. Lowe, “Climbing”
  • 1996 – J. Lowe, “Ice World: Techniques and Experiences of Modern Ice Climbing”, Mountaineers Books Seattle, ISBN 0-89886-446-1
  • 1997 – J. Lowe, “Alpine Ice: Jeff Lowe’s Climbing Techniques”, ASIN B002LEFBYS.
  • 1996 – J. Lowe, “Waterfall Ice”, Artic Wolf Ltd., ASIN B004XVF55M
  • 2004 – J. Lowe, “Clean Walls”, ASIN B00KQ0HRSC

Film

Nel 2015 la carriera e la vita di Jeff Lowe vengono raccontate da Jim Aikman nel pluripremiato film “Jeff Lowe’s Metanoia”, che affascina il Trento Film Festival, vincendo il concorso per il miglior film di alpinismo. La vita, gli amori e le sue incredibili imprese rivivono in questo film grazie ai numerosi materiali d’archivio, alle testimonianze dei suoi compagni e alla voce di Jon Kracauer. Il film è disponibile gratuitamente su youtube

«L’architettura e l’aspetto di una linea sono molto importanti per me: spesso il ghiaccio aggiunge qualcosa all’aspetto della parete di roccia. Aggiungete ghiaccio e neve e spiccherà la fisionomia della parete, ora molto più selvaggia».

Jeff Lowe

 

 

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4 Commenti

  1. Complimenti per l’articolo davvero ben fatto, scritto e corretto in ogni suo dettaglio (a parte la piccola svista testuale sull’assenza dei chiodi sull’Eiger che, così come raccontato, sembra indicare che non li avesse proprio).
    Il personaggio è strepitoso e autore di tante e tali imprese che sarebbe bello leggere una sua corposa biografia in versione libro.

  2. Ogni tanto “vedo” cosa significhi essere “un uomo geniale”.
    Mi accorgo che sono più unici che rari.
    E mi danno sempre tanta gioia di vivere..

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