Itinerari

Itinerari da scoprire. I consigli del Club Alpino Italiano

L’estate sta entrando nel vivo. Solleone e giornate sempre più lunghe ci invitano a metterci in cammino, alla ricerca di angoli di paradiso in quota. Con il weekend ormai alle porte, vediamo insieme i consigli settimanali forniti dal Club Alpino Italiano che, nell’ambito della iniziativa “Scopriamo nuovi sentieri”, dal mese di giugno fornisce interessanti suggerimenti su itinerari meno noti tra Alpi e Appennini, da esplorare nel rispetto delle norme anti contagio da Covid-19.

Valle d’Aosta – Valle di Saint-Barthélemy: Dorsale Aver – Longhède

Dislivello: 820 m (980 m con la variante della partenza alternativa). Sviluppo: 6 km, se si arriva anche sulla Cima Longhède (variante alla partenza: +1.6 km). Difficoltà: EEA (per la presenza di alcuni tratti protetti con catene, ma sempre lungo un sentiero escursionistico). Tempo di percorrenza: tra le 5 e le 6 ore.

Descrizione: il primo tratto si svolge sulla strada poderale per Pierrey, a fianco del torrente Saint-Barthélemy: impossibile sbagliare. Si segue lo sterrato superando in successione due tornanti, da dove appare la segnaletica dell’it. n. 17; dopo un centinaio di metri non si deve mancare la deviazione verso destra, sul sentiero che prende più pendenza (palina verticale con tabella). Dopo qualche svolta, il pendio si addolcisce si attraversa la traccia della pista di fondo “Lo Grand Tör” in fasce diradate del bosco di alto fusto. Una leggera perdita di quota su quella che era probabilmente la morena sinistra del ghiacciaio e, quasi senza accorsi, ci si ritrova a risalire il versante che si fa ora più erto e interessante: si dice che il sentiero compia 99 svolte per raggiungere il Colle Fenêtre de Torgnon (nessuno mai ha dato risposta certa, potrete provare anche voi…!). Dal colle (2175 m), alle nostre spalle possiamo cominciare ad apprezzare la Valle di Saint-Barthélemy, mentre di fronte lo sguardo si apre sulla Valtournenche e più oltre si spinge verso l’est della Valle d’Aosta. Ora il sentiero da seguire è il numero 9: piegando a destra verso sud, si risale la brulla china grazie anche a un breve tratto di catene che conferiscono maggior sicurezza lungo un tracciato comunque senza difficoltà. In breve si raggiunge lo spartiacque tra le due vallate, che il sentiero percorre sul filo o sui versanti senza soluzione di continuità. Dopo diverse risalite e trasferimenti a mezza costa, ecco il tozzo promontorio della Becca d’Aver, annunciato dal susseguirsi di roccette rotte, massi sparsi e tratti di terreno erboso che arrivano fin sulla cima. La posizione centrale nella Valle d’Aosta consente dalla quota non ragguardevole dei 2469 metri di apprezzare un panorama unico, davvero a 360°! Lo scorcio più suggestivo è probabilmente verso sud ovest, dove si può seguire il crinale erboso che, dopo 1.5 km, culmina nei 2416 m della Cima Longhède: davvero una longue arrête (lunga cresta) cui deriva probabilmente il toponimo. Si presentano ora due possibilità di percorso: seguire il filo della dorsale oppure scendere sulla sinistra, per raggiungere prima la cappella dedicata alla Madonna delle Nevi – normalmente chiusa, ma senza pregio artistico – e poco più in basso i ruderi dell’Alpe della Becca d’Aver. Purtroppo destinata a scomparire, la cappella è un mirabile esempio di edilizia in quota i cui dettagli costruttivi – la stalla voltata, l’impostazione su due piani, la cura dei dettagli e dei materiali – svelano l’importanza rivestita anticamente dall’insediamento. Superato il caseggiato, si lambiscono le batterie dei paravalanghe metallici per raggiungere nuovamente la cresta, che si segue quasi integralmente fino alla croce di vetta ben visibile all’orizzonte. Dalla Longhède si può apprezzare tutto il panorama sulla valle centrale verso Aosta e la cerchia delle vette alle spalle della città, mentre tornando sui propri passi si gode una visuale sulla Becca d’Aver e sul il settore orientale delle montagne valdostane. Grosso modo al centro dello spartiacque si trova l’innesto sul sentiero n. 16, che devia a sinistra verso Saint Barthélemy: scesi poco di quota, il bosco torna protagonista dell’ambiente mostrando anche alcuni esemplari di larici secolari tormentati dalle intemperie, mentre i cambi di pendenza sono occupati da radure di rara atmosfera bucolica. Da non trascurare l’ambiente del vasto Plan Perrère, testimonianza del fondo glaciale, che rappresenta l’interruzione del versante prima dell’ultima ripida discesa sul fondovalle: si perde di quota rapidamente, ma seguendo una trattorabile che un tempo era sfruttata anche per il traino a mulo dei tronchi.

Ed eccoci quindi arrivati ai tornanti percorsi al mattino: la camminata volge al termine e si avvicina la frazione di Fontane. Ma ecco un’ultima sorpresa: il Pont di Moulin ospita infatti un sito culturale e storico costituito dai ruderi del mulino ad acqua (documenti lo citano attivo sin dal 1480) e dalla fornace di produzione della calce, usata fino al secondo dopoguerra. Entrambi sono oggetto di un recupero portato avanti su iniziativa privata senza alcun sostegno pubblico, che giocoforza ha ritmi lenti ma costanti…
Nota: nella scheda si cita la variante di un itinerario che parte da quota inferiore, riservato a chi ha voglia di faticare un po’ di più per scoprire però molto di più. Giungendo lungo la strada regionale 36 di Saint Barthélemy, si parcheggia nei pressi del bivio e si imbocca subito la pista sterrata che segue il torrente sul fondovalle: prima sulla destra orografica; poi, dopo un centinaio di metri, si oltrepassa il ponte in cemento e si prosegue sulla sinistra orografica. Il percorso non è segnalato, ma si tratta di una traccia forestale lineare da seguire senza deviazioni fino a raggiungere la strada per Pierrey, citata all’inizio della relazione.

Veneto – Al Bivacco Spagnolli sotto le creste dei Brentoni

Dislivello: 850 m. Sviluppo: 12 km. Difficoltà: E. Tempo di percorrenza: 5 ore.

Descrizione: l’itinerario, in genere praticabile tra maggio e ottobre, permette di raggiungere il Bivacco Spagnolli, di proprietà del CAI di Vigo di Cadore, ai piedi delle Creste dei Brentoni, un gruppo dolomitico minore, situato al confine tra Veneto e Friuli – Venezia Giulia. L’escursione, che si svolge per gran parte nel bosco per poi aprirsi verso una zona più soleggiata tra mughi e praterie, permette di raggiungere il bivacco Spagnolli, situato in un luogo particolarmente appartato e fuori dalle grandi rotte turistiche. Parcheggiata l’auto, si sale subito decisi su strada inizialmente asfaltata, e poi sterrata, nel bosco; infine, a un bivio per Zergolon, si continua a destra su normale sentiero (CAI 330) che, in circa 2.30 ore, conduce al bivacco Spagnolli. Raggiunta la meta, si gode di un punto di osservazione privilegiato verso il Cadore (Marmarole e Antelao) e le Dolomiti Friulane (dal Pramaggiore al Cridola fino ai Monfalconi). Il rientro richiede altre 2.30 ore, e si effettua lungo l’itinerario di salita, con una piccola deviazione. Al primo bivio si prende per Zergolon, si supera il sentiero che scende dal Monte Schiavon e si scende lungo una strada sterrata (ruderi e pannelli illustrativi), tutta in discesa, per poi raccordarsi con la sterrata di partenza e rientrare al punto in cui si è parcheggiata l’auto.

Marche – Anello Val di Bove

Dislivello: 1000 m. Sviluppo: 14 km. Difficoltà: E. Tempo di percorrenza: 6 ore.

Descrizione: affascinante itinerario nel cuore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini PNMS che permette di compiere un percorso ad anello sulla cresta della Val di Bove, suggestivo esempio di “circo glaciale” modellato dai ghiacciai che un tempo ricoprivano la zona. Siamo nell’area in cui, grazie a un progetto di reintroduzione del Parco, è tornato a vivere il camoscio appenninico, uno dei mammiferi più rari e protetti d’Europa. L’incontro con questo magnifico animale, vero signore delle rupi, non è infrequente, perciò percorrendo l’itinerario è indispensabile prestare la massima discrezione, in modo da non arrecargli il benché minimo disturbo. Si parte dalla località sciistica di Frontignano imboccando il sentiero n. 271 che parte a destra dell’hotel Felycita e sale per la prima parte su carrareccia. Una volta usciti dal bosco, si prosegue lungo un evidente canalone fino ad arrivare a quota 1800 circa, dove si può scegliere percorrere l’anello in senso orario o antiorario. Consigliamo di salire verso destra, fino ad arrivare a una sella a q. 2020 (di qui è possibile deviazione in 15’ fino alla vetta de Monte Bicco 2052 m) e proseguire poi fino alla vetta del Monte Bove Sud (2169 m). Dalla vetta si segue il sentiero 270 fino alla stazione di arrivo della vecchia funivia; poi, per cresta erbosa, si scende leggermente fino alla Sella di Val di Bove (1992 m). Il tracciato del sentiero, a semicerchio, traversa sotto il Bove Nord (vetta interdetta da un’ordinanza del Parco) per arrivare fino alla Croce di Monte Bove (1905 m), sulla cui cima giace adagiata la grossa croce caduta giusto a marzo 2020. Si riprende a ritroso il sentiero che poco dopo scende in diagonale sul pendio che porta nel catino della Val di Bove, dove è possibile ristorarsi a una fonte (situata circa 200 m più in basso rispetto l’indicazione sulla cartina). Si prende quindi il sentiero n. 272 che risale leggermente la valle tagliando le pendici rocciose del Monte Bicco, fino a chiudere il giro alla suggestiva statua del Cristo delle nevi (1800 m), adiacente al rifugio, che si protende sullo splendido panorama della sottostante valle. Il rientro si effettua sullo stesso percorso dell’andata oppure – meglio – lungo un percorso meno ripido, prendendo la carrareccia che aggira a sinistra il Cornaccione (sentiero n. 257) e poi, per ampi prati erbosi, ricollegandosi al sentiero n. 271, in corrispondenza della stazione intermedia della seggiovia che riporta a Frontignano.

Puglia – Parco dell’Alta Murgia

Dislivello: 150 m. Sviluppo: 14 km. Difficoltà: T. Tempo di percorrenza: 5 ore.

Descrizione: escursione di carattere geologico che permette di visitare ambienti inconsueti e dall’aspetto fantastico. Nelle vicinanze del luogo del parcheggio, inizia un breve sentiero che porta in un anfiteatro naturale, con al centro un inquietante inghiottitoio di origine carsica, profondo circa 90 metri. Un tempo si credeva fosse collegato agli inferi… Proseguendo lungo il sentiero, si raggiungono le cave di bauxite in località Murgetta Rossa. l deposito bauxitico si presenta sotto forma di aggregato di consistenza litica nel quale si trovano sparse delle pisoliti, ovvero dei noduli di forma tondeggiante. Entrando nel “Canyon” di una delle cave di bauxite ci ritrova circondati da un colore surreale, dalle sfumature rosso cupo, gialle e verde scuro, con irregolari macchie biancastre. L’affascinante paesaggio dà la sensazione di essere giunti in un altrove lontano. Le cave sono il risultato del lavoro congiunto dell’uomo, che per anni ha scavato per estrarre il prezioso minerale, e della natura, che ha pian piano riconquistato i suoi spazi quando è cessata l’attività estrattiva. Lungo il percorso, con un immaginario salto spazio-temporale, è facile immaginare di trovarsi di fronte all’Ayers Rock, il massiccio roccioso dell’outback australiano, ma nella realtà si tratta della “montagnola” di bauxite. Il percorso ad anello riporta il camminatore all’imbocco del boschetto di Acquatetta.

Alto Adige – Anello della Gola dell’Orsara

Dislivello: 1100 m. Sviluppo: 15 km. Difficoltà: E. Tempo di percorrenza: 6.30 ore (percorso ad anello).

Descrizione: escursione spettacolare e – curiosamente – non molto frequentata che ricalca un tratto del Sentiero Italia Cai. Si svolge in una gola ben segnalata, e attrezzata con passerelle e ponti in legno. Il percorso è lungo ma accessibile a tutti e non presenta particolari difficoltà. L’itinerario escursionistico inizia dal parcheggio di Lavina Bianca. Ci si addentra dapprima in un bosco di pini e abeti, per proseguire poi in una gola circondata dalle pareti dei Testoni di Lavina Bianca, fino ad arrivare a una sella (Sella del Cavaccio / Tschafatschsattel 2069 m). Le passerelle in legno, che permettono di superare agevolmente alcuni passaggi della gola dell’Orsara, sono state costruite per agevolare tratti del percorso che altrimenti avrebbero presentato notevoli difficoltà. Si possono attraversare tranquillamente senza difficoltà, e non è richiesto l’uso di attrezzature di sicurezza. La valle è molto selvaggia, e non è raro vedere gruppi di camosci, o rapaci che nidificano sulle scoscese pareti che incombono sulla gola. Segue quindi la discesa fino alla Malga Seggiola, dalla quale si prosegue, sempre in discesa, in una altra valle, un po’ più larga della precedente ma anch’essa attrezzata con ponticelli e traversine in legno. Durante il percorso, vale sempre la pena a soffermarsi a osservare con attenzione l’ambiente e il paesaggio: quando il panorama si apre, si possono scorgere le cime del Catinaccio e del Latemar. All’incrocio con il sentiero n. 7, inizia una risalita che, in 1.30 ore, conduce al Rifugio Tschafon/Cavone (1737 m). Da lassù la vista è spettacolare e accompagna poi l’escursionista per tutta la discesa, fino al parcheggio.

Campania – Il Belvedere del Monte Faito

Dislivello: 990 m. Sviluppo: 16 km. Difficoltà: E. Tempo di percorrenza: 3.30 ore la salita, 2.45 ore la discesa.

Descrizione: interessante percorso panoramico che da Vico Equense permette di salire al Belvedere del Monte Faito (1034 m) per Capo d’Acqua (sentiero Cai n. 336); il ritorno a Vico Equense passa invece per Moiano (sentiero Cai 338a). Dalla stazione della Circumvesuviana di Vico Equense si imbocca via Santa Maria del Toro, una strada a tornanti che conduce all’omonimo santuario. Si prende sulla destra l’antica via dei Mulini, una stradina decisamente in salita che, costeggiando terrazzamenti di olivi, conduce al cimitero di Vico Equense. A sinistra del cancello di ingresso del cimitero, si attraversa un ponticello in legno che porta su via Sperlonga, una stradina sterrata che si snoda con percorso quasi pianeggiante tra la macchia mediterranea. Poco prima di arrivare alla sorgente della Sperlonga (segnali), si svolta decisamente a destra per imboccare il sentiero che sale in località Trina del Monte. Avendo il mare sulla sinistra, si continua verso la sorgente di Capo d’Acqua fino alla cresta che si segue in salita, alternando tratti di sentiero a facili roccette. Si continua lungo la cresta senza percorso obbligato fino al Belvedere del Faito. Per il ritorno, si segue nel bosco la strada asfaltata per Vico Equense per circa 700 m, fino a incrociare, in corrispondenza di un tornante in prossimità del Villaggio sportivo, il sentiero n. 338a. Si imbocca il sentiero, ben evidente ma privo di segnaletica Cai, e lo si segue fino a raggiungere la frazione Moiano di Vico Equense. Di qui è possibile tornare alla stazione di Vico Equense in autobus oppure a piedi, seguendo la via Raffaele Bosco e tagliando i numerosi tornanti per mezzo di stradine non segnate ma dal tracciato facilmente intuibile. Da visitare, lungo il percorso, la cappella di Santa Lucia a Massaquano, con magnifici affreschi trecenteschi.

 

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