Itinerari

10 magici laghi di montagna da scoprire in estate

Con l’arrivo della stagione estiva le montagne si riempiono di colori. L’azzurro intenso del cielo nelle giornate sempre più lunghe si mescola al verde dei prati e dei boschi, alle mille sfumature dei fiori lungo i pendii. E sul podio dei paesaggi maggiormente carichi di poesia, i laghi occupano per certo il primo posto. La magia degli specchi d’acqua cristallina, incastonati come perle negli ambienti montani, ha affascinato da sempre l’essere umano. Ciascuno caratterizzato non solo da una propria storia, ma spesso anche da leggende e misteri. L’Italia vanta oltre 1500 laghi, i più estesi dei quali si concentrano lungo l’arco alpino. Forse non basterebbe una vita a visitarli tutti. Ma il nostro consiglio è iniziare da 10. Dieci laghi di montagna che vi suggeriamo di segnare in agenda. Mete classiche e località meno note, da scoprire tra Alpi e Appennini.

Lago di Braies

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Lago di Braies – Foto Vaiunruh @Pixabay

Tra le mete classiche è inevitabile citare il lago di Braies, nell’omonima valle dell’Alto Adige. Uno specchio d’acqua turchina situato a circa 1500 metri di quota, nel punto più settentrionale del Parco Naturale Fanes-Senes-Braies, circondato dalle vette dolomitiche. Ha un’estensione di circa 31 ettari con una lunghezza di 1,2 km, una larghezza di 300-400 metri e una profondità massima di 36 metri. Si tratta di un lago naturale formatosi a seguito di una frana, che attira annualmente turisti da ogni angolo del mondo.

Suggestiva è la vista dal lago della celebre Croda del Becco (2810 m), in ladino “Sas dla Porta”. In tedesco “Torberg”, termine che rimanda alla leggenda secondo cui il Lago di Braies fosse un tempo la porta (Tor) del regno sotterraneo dei Fanes. Per ragioni di tutela ambientale, non è balneabile.

Lago di Lavarone

Il lago di Lavarone è un piccolo specchio d’acqua situato a 1079 metri di quota sull’Alpe Cimbra, in Trentino. La sua origine si fa risalire al III secolo a.C. Presenta una superficie di 6,4 ettari e una profondità massima di 17 metri. Pare che anche Sigmund Freud ne sia rimasto incantato.

La leggenda legata alle sue origini racconta che un tempo, al posto delle acque, sorgesse un bosco molto rigoglioso appartenente a due fratelli. Proprio a causa di tale proprietà un giorno i fratelli litigarono con tale violenza da disgustare Dio, che li punì. Nel corso della notte fece sprofondare il bosco, sommergendo la cavità prodotta e dando così origine al lago. La realtà vede lo specchio d’acqua originatosi per riempimento naturale di una grande dolina di origine carsica. Sul fondo sono reperibili resti fossili di un antico bosco di abeti.

Il lago è balneabile e dispone di due spiagge attrezzate. Da evidenziare che quest’anno l’Alpe Cimbra e Lavarone si siano fregiati di un importante riconoscimento in materia di eco sostenibilità: la Bandiera Blu 2020. Riconoscimento internazionale che certifica la qualità delle sue acque, dei servizi offerti ma soprattutto l’attenzione e la cura del territorio.

Lago di Resia

Lago di Resia – Foto Volker Glätsch @Pixabay

Il lago di Resia è il più grande dell’Alto Adige, tra i più noti in Italia per il suggestivo campanile di Curon che spunta dalle sue acque. Si sviluppa a una quota di 1498 m, ha una superficie di 10 chilometri quadrati, una circonferenza di 15,3 chilometri e una profondità massima in caso di piena di 45 metri.

Fino al 1950 nella zona erano presenti tre laghi naturali: il Lago di Resia, il Lago di Curon ed il Lago di San Valentino alla Muta. La creazione di una grande diga unificò i primi due e sommerse il piccolo paese di Curon Venosta, i cui abitanti dovettero evacuare in toto, e gran parte del paese di Resia. Leggenda narra che, nelle rigide notti invernali, qualcuno senta ancora le campane del vecchio campanile suonare. Di recente la località è stata oggetto di una serie Netflix dal titolo “Curon”. A causa dell’altitudine, il lago non è balneabile.

Lago di Scanno

Lago di Scanno – Giacomo D’Ettorre

Spostiamoci in Appennino per scoprire una perla dell’Abruzzo: il lago di Scanno (AQ). Un lago naturale posto a 930 metri di quota, con estensione pari a 93 ettari, lunghezza di 1,5 chilometri e profondità massima di 32 metri. A originare il suggestivo bacino a forma di cuore sul confine del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, il più esteso e visitato d’Abruzzo, fu una frana ciclopica staccatasi dal Monte Genzana. Il materiale franato sbarrò la valle del Sagittario generando così il lago. Una località meta di un turismo ambientale, amata anche dagli appassionati surf e canoa. Il lago è balneabile.

Secondo un’antica leggenda lo specchio d’acqua si sarebbe in realtà formato a seguito di un combattimento tra i romani e Re Battifolo, un sovrano del posto. Costui, vedendo il suo esercito in difficoltà, invocò l’aiuto del Mago Bailardo che, tramite un incantesimo, ricoprì d’acqua il campo nemico, formando il lago di Scanno.

Lago di Bolsena

Lago di Bolsena – Foto FB Visit Bolsena

Il lago di Bolsena è il quinto per dimensioni in Italia, situato nell’alto Lazio, al confine con Umbria e Toscana, e si sviluppa nella caldera principale del complesso vulcanico Vulsinio. Ha una forma ellittica, si estende per 114,5 chilometri quadrati, con un perimetro di 43 km e una profondità massima di 151 m. Due le isole che emergono dalle sue acque: la Bisentina e la Martana, residui di crateri vulcanici. Interessante notare che sia anche il più grande lago di origine vulcanica d’Europa, formatosi con il crollo dell’apparato vulcanico Vulsinio, svuotatosi in seguito alle eruzioni laviche e crollato su se stesso, così da dare origine a un’enorme caldera, lentamente riempita dall’acqua. Il lago è balneabile.

Un’antica leggenda lega le sue acque alla morte di Amalasunta, regina dei Goti e unica figlia di Teodorico, re degli Ostrogoti. Data in sposa a Teodato, figlio della sorella di Teodorico, la giovane cadde in un agguato ordito dallo stesso marito, desideroso di ottenere pieni poteri, mentre percorrevano la Cassia, tra Bolsena e Montefiascone. Fu rapita e trasportata all’isola Martana, dove restò relegata fino al 30 aprile 535, quando dei sicari la uccisero. Una morte avvolta nel mistero. Forse fu strangolata mentre faceva il bagno, pugnalata, affogata, o precipitò dall’alto della rupe dell’isola. La sua fine diventò pretesto per Giustiniano per scatenare la guerra contro i Goti. Gli anziani del posto raccontano che dopo la sua morte, il corpo di Amalasunta fu seppellito sulla terraferma in uno dei sette colli posti davanti all’isola e che nelle notti di luna piena il suo fantasma aleggi ancora attorno alle rocce e alle acque dell’isola Martana. Inoltre molti pescatori affermano che durante giornate di forte tramontana, sia possibile ancora udire le urla strazianti della regina dei Goti.

Lago di Tovel

Lago di Tovel – Foto FB @Lago di Tovel Ph. Damiano Cracco

Il lago di Tovel è un lago alpino situato in Val di Non, nel Parco Naturale Adamello-Brenta.Uno specchio d’acqua che ha visto crescerà in maniera esponenziale l’afflusso turistico negli ultimi anni, al punto da portare le amministrazioni a proporre un accesso a numero chiuso. Posizionato a quota 1178 metri, ai piedi delle Dolomiti di Brenta, si estende per 38 ettari con profondità massima di 38,5 km. Nonostante l’acqua fredda, il lago è considerato balneabile.

Fino al 1964 la superficie del lago diventava magicamente rossa in estate. Oggi invece i colori delle sue acque vanno dal blu a incredibili tonalità di verde. Secondo gli studi degli anni Trenta del secolo scorso, condotti dal professor Edgardo Baldi, il più illustre idrobiologo d’Italia dell’epoca, il fenomeno era dovuto alla presenza di un’alga denominata Glenodinium sanguineum. Tesi mai smentita fino agli anni Duemila, quando nuove ricerche hanno portato alla identificazione di tre alghe, di cui la responsabile della colorazione sembrerebbe essere la Tovellia sanguinea. Il mancato arrossamento dagli anni Sessanta sarebbe dovuto alla diminuzione del bestiame delle malghe, le cui deiezioni, ricche di azoto e fosforo, rappresentavano elementi necessari per favorire la fioritura algale.

Secondo la leggenda, l’arrossamento delle acque sarebbe invece legato alla storia di Tresenga, figlia dell’ultimo re dei Ragoli, che rifiutò un pretendente molto importante, il Re di Tuenno. Per tale ragione venne uccisa insieme a tutta la popolazione sulle rive del lago che, da quel momento, iniziò a divenire rosso.

Lago di Alleghe

Foto FB Alleghe – Dolomiti

Il lago di Alleghe costituisce una delle attrattive più famose della Val Cordevole, nel bellunese. Uno specchio d’acqua diviso tra i comuni di Alleghe e Rocca Pietore, formatosi nel 1771 a seguito di una frana che ha ostruito il corso del torrente Cordevole, principale immissario e unico emissario. Appare come una perla circondata da vette dolomitiche: il Monte Civetta e le cime del Gruppo della Marmolada.

Situato a 966 metri di quota, presenta una superficie di 50 ettari e una profondità massima di 55 metri. La balneazione non è totalmente concessa in quanto la superficie è interessata da opere di contenimento e briglie per la produzione di energia idroelettrica. La leggenda narra che sia ancora possibile sentire i rintocchi delle campane del campanile crollato a seguito dell’onda sollevata dalla frana del Monte Piz nel 1771, che raggiunse il paese di Alleghe, e diede poi vita al lago.

Lago di Piediluco

Lago di Piediluco – Foto Tatiana Marras

Situato all’estremità sud dell’Umbria, al confine con il Lazio, tra i monti Luco e Caperno, il lago di Piediluco è il più grande della regione dopo il Trasimeno. Il bacino presenta una forma irregolare e proprio da ciò deriva uno sviluppo di sponda considerevole di circa 13 km, rispetto alla superficie che è di soli 1,52 chilometri quadrati. Si colloca a circa 370 m e presenta una massima profondità di circa 20 m.

Il lago di Piediluco, assieme agli specchi d’acqua più piccoli della piana reatina, rappresenta un residuo dell’antico Lacus Velinus, di origine alluvionale, formatosi a partire dal Quaternario come conseguenza delle vicende oroidrografiche riguardanti i fiumi Nera e Velino. Si ipotizza che nel periodo della sua massima estensione, il Lacus ricoprisse la quasi totalità della piana reatina, spingendosi sino al ciglione delle Marmore. Il lago è balneabile.

Il nome “Piediluco” si può far risalire alla parola latina Lucus, ovvero bosco sacro, così che il significato diventi “ai piedi del bosco sacro”. A rendere ulteriormente magico il luogo è la presenza di suggestive piramidi che affiorano dalle acque. Trattasi di montagne, dalla forma davvero perfetta, tra cui la più nota è il monte Caperno, celebre per l’inconfondibile e prolungato eco che si può sentire dalla sua sommità. La strana forma delle montagne ha incuriosito molti studiosi del mistero, persino un gruppo di ricercatori inglesi che, nel 2013, ha visitato la zona, alla ricerca delle piramidi europee.

Lago di Castel San Vincenzo

Lago di Castel San Vincenzo – Foto Vincenzo D’Itri

Il lago di Castel San Vincenzo è un piccolo gioiello naturalistico nel cuore del Molise, a 700 metri circa di quota, quasi al confine con l’Abruzzo, nel territorio del PNALM. Pur essendo un invaso artificiale realizzato negli anni cinquanta per scopi idroelettrici, risulta in perfetta armonia con la natura circostante. Scenografico è l’effetto a specchio delle vette delle Mainarde sulla superficie turchese.

Suggestivi i borghi circostanti e l’abbazia di Castel San Vincenzo, una delle più importanti del medioevo. L’edificio sorgeva non troppo distante dalle sorgenti del Volturno, sulla Piana di Rocchetta. Risalente all’inizio del VIII secolo d.C., nel corso del tempo è divenuta uno dei più importanti complessi monastici d’Europa, trovandosi in una posizione strategica, al confine tra il regno dei Franchi a nord e il regno dei Longobardi a sud. Il lago è balneabile ed è caratterizzato da sponde sabbiose.

Lago di Place Moulin

Lago di Place Moulin – Tatiana Marras

Un bacino pittoresco a monte dell’abitato di Bionaz (AO), in Valpelline, famoso per il suo colore intenso e per il paesaggio naturale circostante, che in estate e in autunno regala sfumature mozzafiato. Si tratta di un lago artificiale, nato a seguito della realizzazione della diga ad arco più alta d’Europa, appunto diga di Place Moulin. Situato a 1968 metri di quota, ha una estensione di 137 chilometri quadrati e profondità massima di 143 metri.

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